L'occupazione americana frena, si spera in una Fed più cauta sui tassi

A novembre creati 155mila posti di lavoro dopo i 237mila di ottobre. Tasso di disoccupazione fermo al 3,7%, minimi del 1969. Rialzo annuo dei salari al 3,1%, top del 2009
AP

A novembre le aziende americane hanno continuato ad assumere ma lo hanno fatto a un passo più lento delle stime. Il tasso di disoccupazione è rimasto come previsto sui minimi del 1969 e i salari hanno continuato a crescere su base annua al passo più rapido dal 2009 ma senza sollevare timori di un balzo inatteso dell'inflazione. L'economia americana, dunque, sta crescendo senza dare segni di surriscaldamento. E questo potrebbe convicere la Federal Reserve ad adottare per il 2019 un approccio attendista in materia di tassi, visti comunque salire nel mese in corso (sarebbe la quarta volta del 2018). E' questa l'interpretazione degli investitori del rapporto sull'occupazione di novembre, che segue le dichiarazioni ottimiste della vigilia del governatore della Fed, Jerome Powell. Al momento sono al 34% le probabilità che la banca centrale non tocchi i tassi l'anno prossimo e al 36% le chance che lo faccia una volta.

Negli Stati Uniti sono stati creati 155.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 198.000 unità dopo il +237mila di ottobre (rivisto da +250mila) e il +119mila di settembre (dato rivisto da +118mila). Seppur più contenuto delle stime, secondo alcuni a causa del protezionismo voluto da Donald Trump, il rialzo segna il 98esimo mese di fila in cui i datori di lavoro americani hanno reclutato personale, un nuovo record. Il tasso di disoccupazione è rimasto per il terzo mese di fila al 3,7%.

Stando a quanto riferito dal dipartimento al Lavoro, i salari orari - attentamente monitorati perché indicano l'assenza o meno di pressioni inflative - sono cresciuti dello 0,22% (o di 0,06 dollari) su base mensile a 27,35 dollari; le previsioni erano per un +0,3%. Su base annuale sono rimasti in rialzo del 3,1% (top del 2009), sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni. La durata della settimana media di lavoro è scesa di 0,1 ore a 34,4 ore.

In media dall'inizio del 2018 sono stati creati ogni mese 206mila posti di lavoro, oltre la media mensile del 2017 pari a 182mila posti. La partecipazione alla forza lavoro è rimasta al 62,9% per il secondo mese di fila dopo essere stata inchiodata per mesi al 62,7%, pari ai minimi degli anni '70; il dato resta comunque al di sotto del 66% di prima della recessione.

I disoccupati di lungo termine (quelli senza lavoro da almeno 27 settimane) sono calati di 120mila unità a 1,3 milioni e rappresentano il 20,8% del totale. Il numero di americani che si accontentano di un lavoro part-time è salito a 4,8 milioni da 4,6 milioni di ottobre; si tratta di persone che avrebbero preferito un lavoro a tempo pieno ma che non sono riuscite a trovarlo o le cui ore di lavoro sono state ridotte. A novembre 1,7 milioni di persone erano "marginalmente attaccate alla forza lavoro", dato in rialzo di 197mila unità rispetto all'anno prima. Si tratta di individui che non fanno parte della forza lavoro ma erano teoricamente disponibili a lavorare e che hanno cercato lavoro qualche volta nei 12 mesi precedenti. Non sono stati contati tra i disoccupati perché non hanno cercato lavoro nelle quattro settimane precedenti al rapporto.

A livello settoriale, il comparto manifatturiero ha aggiunto 27.000 posti portando il totale da inizio anno a un +288.000. Nella sanità c'è stato un +32.000 unità e nei trasporti un +25mila. Nelle costruzioni c'è stato l'incremento più basso dallo scorso marzo (+5mila). Nel settore minerario e in quello alberghiero non ci sono stati grossi cambiamenti. Nel retail sono stati creati 18mila posti.

Altri Servizi

Lyft è stato accusato di avere fuorviato gli investitori con il suo prospetto informativo legato all'Ipo, avvenuta lo scorso 29 marzo. Rispetto al prezzo di collocamento pari a 72 dollari, il titolo ha perso quasi il 26% a 53,45 dollari vedendo la sua capitalizzazione scendere a 15,4 da 20 miliardi.

L’Italia dell’High Tech protagonista alla Collision Conference a Toronto

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Da oggi al 23 maggio l’Italia dell’High Tech è protagonista con 19 aziende a uno degli eventi di innovazione e tecnologia più importanti al mondo e che per la prima volta nella sua storia fa tappa in Canada. Al Enercare Centre di Toronto il nostro Paese si mette in mostra alla edizione 2019 di Collision, spin off del Web Summit di Lisbona e versione nordamericana della principale conferenza mondiale dedicata ad innovazione e tecnologia, web, ICT ed elettronica, che si svolge, a cadenza annuale, in varie città nordamericane. Las Vegas e New Orleans hanno ospitato le ultime cinque edizioni. A Collision 2019 sono attesi oltre 25.000 partecipanti da 120 paesi. Sono circa 6 mila le aziende presenti fra cui Ibm, Intel, Amazon, General Electric, Facebook, Verizon, Salesforce, Coca Cola e Allianz. L'iniziativa tricolore si colloca nell'ambito del Progetto Speciale Alta Tecnologia, Piano Straordinario Made in Italy 2017.

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Il ritorno all'utile di Tesla nella seconda parte dell'anno è come una "scalata del Kilimangiaro". Lo pensa uno degli analisti di Wall Street originariamente tra i più ottimisti sulle sorti del produttore di auto elettriche e ora riscopertosi decisamente pessimista. Dan Ives, di Wedbush, ha tagliato per la quarta volta l'obiettivo di prezzo portandolo al di sotto della media pari a circa 300 dollari. L'esperto ha ridotto a 230 da 275 dollari il target price, che solo un mese fa era a 365 dollari con raccomandazione ridotta a neutrale. A dicembre Ives aveva avviato la copertura del titolo con giudizio "outperform" e obiettivo di prezzo a 440 dollari.

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