L’oncologo Carlo Croce, un ‘solo andata’ che ha rivoluzionato la ricerca sul cancro, respinge le accuse del Nyt

"Il Nyt ha cercato di fare del sensazionalismo senza avere alcuna prova", ha detto ad America24, respingendo le critiche sui dati falsificati e la scarsa deontologia professionale. In America dal 1970, Croce ripercorre la sua carriera e le sue scoperte.

Dai microfoni di America24 l’oncologo italiano di fama internazionale Carlo Croce respinge le critiche del New York Times, che ha ripercorso i successi e sopratutto le controversie della sua carriera professionale in un lungo articolo intitolato ‘Anni di accuse in ambito etico, ma una star della ricerca del cancro la fa franca’. All’interno del pezzo il quotidiano ha raccolto tutte le accuse mosse alla sua attività di ricerca nel corso degli anni: plagio, dati falsificati e scarsa deontologia professionale.

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“Mi sembra che l’autore dell’articolo abbia cercato di fare del sensazionalismo senza avere alcuna prova”, ha detto Croce, respingendo in blocco queste insinuazioni. “Ho pubblicato moltissimi lavori, ma nessuno di questi è stato contestato criticamente", spiega l'oncologo di origine milanese. “Lo stesso pezzo del Nyt in effetti non fornisce prove, riporta semplicemente un paio di immagini di un articolo che ho pubblicato dodici o tredici anni fa, affermando che un paio di bande sono state aggiustate. Di fatto tutta l’accusa si riassume in questo”. Citando il presidente Donald Trump, archivia la questione con una battuta: “In questo caso si tratta di fake news”

 Oggi direttore dell'Istituto di Genetica presso il Comprehensive Cancer Center dell’Ohio State University e membro dell’Accademia delle Scienze, Carlo Croce ha comprato un biglietto di 'solo andata' nel giugno del 1970, e oggi ha al suo attivo oltre 1.000 studi e circa 60 premi scientifici. “Le scoperte che ho fatto nel corso di questi anni in America hanno contribuito ad ampliare la comprensione del cancro”, spiega, raccontando i suoi successi nel settore della genetica. Croce è convinto che i risultati della scienza offrano ottime prospettive nella lotta contro il cancro, ma invita alla prudenza: “I progressi sono enormi, ma non possiamo aspettarci di essere in grado di curare malattie complesse come i tumori al polmone o al cervello dall’oggi al domani”.

 

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L’Intervista di Mario Platero a Carlo Croce

 Mario Platero: Qual’è stata la sua reazione quando ha visto questo articolo sul new York Times che criticava il suo lavoro?

 Carlo Croce: Di completo shock, perché di fatto questo articolo non presentava nessuna prova per queste accuse. Io ho pubblicato moltissimi lavori, ma nessuno di questi lavori è stato contestato criticamente. Infatti lo stesso pezzo del Nyt non dice che un qualche mio lavoro non fosse vero, riportano semplicemente un paio di immagini di un articolo che ho pubblicato dodici o tredici anni fa, dicendo che un paio di bande sono state aggiustate.

 Mario Platero: Dicono infatti che ci sono queste bande di tre, e che una di queste bande è una duplicazione. Lei cosa dice?

 Carlo Croce: Potrebbe anche essere. Il fatto è che quelle bande sono bande di controllo, e sono tutte uguali. Potrebbe essere che uno dei post-doc che ha fatto gli esperimenti per quel lavoro abbia messo le bande in una maniera irregolare. In quel caso si tratterebbe però di uno sbaglio, e questo è senz’altro possibile: quando si ha a che fare con delle bande che sono identiche si possono fare degli errori. Di fatto tutta l’accusa dunque si riduce a questo: un paio di bande, in una pubblicazione di dodici anni fa, pubblicazione che non è stata contestata da nessuno, ma al contrario è stata confermata in diversi lavori successivi. In effetti mi sembra che l’autore dell’articolo abbia cercato di fare del sensazionalismo senza avere alcuna prova.

 Mario Platero: Beh, allora scusi ma potremmo usare un termine che il presidente Trump, soprattutto nei confronti del New York Times, continua a ripetere: ‘fake news’.

Carlo Croce: In questo caso si, mi sembrerebbe una ‘fake news’.

 Mario Platero: Ma ci racconti la sua storia. Lei come arriva in America? La sua carriera l’ha portata a vincere addirittura 60 premi e diversi riconoscimenti mondiali; lei è considerato uno dei più importanti ricercatori sul cancro al mondo, e il presidente Carlo Azeglio Ciampi le ha conferito perfino l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce. Insomma, ci vuole ben altro che un articolo del Nyt per smontare questa carriera. Come è cominciata? Quand’è che ha comprato questo biglietto di ‘solo andata’?

 Carlo Croce: Il biglietto di solo andata l’ho comprato nel giugno del 1970, e mi ha portato in un bel laboratorio a Philadelphia. L" ho imparato a lavorare con lo stile americano, e mi sono trovato bene quasi subito; i primi due mesi sono stati abbastanza difficili in effetti, ma poi mi sono ambientato e in un anno e mezzo mi sono guadagnato una posizione all’interno della facoltà. In seguito, già durante il mio secondo anno negli Usa, ho ricevuto tre finanziamenti governativi per continuare con i miei studi, quindi ho cominciato a lavorare come un ricercatore indipendente.

 Mario Platero: Lei si era laureato in medicina a Roma, quindi è venuto qua per fare ricerca…

 Carlo Croce: Si, mi sono laureato nel luglio del 1969

 Mario Platero: Ha un po’ di nostalgia ogni tanto di Roma, dell’Italia?

 Carlo Croce: Io amo Roma, cos" come amo l’Italia. Anzi, probabilmente la amo molto più adesso di quando ci vivevo: l’Italia è un paese meraviglioso.

 Mario Platero: Lei è anche un collezionista di opere italiane…

 Carlo Croce: Si, colleziono opere di italiani o di stranieri che hanno lavorato in Italia, nel periodo compreso tra il 1500 e il1700.

 Mario Platero: Se lei dovesse dare un consiglio ad un giovane che sta pensando di venire in America, cosa gli direbbe? L’America è ancora quella frontiera dove si può andare per inseguire un sogno?

Carlo Croce: Assolutamente, lo vedo in prima persona con i miei giovani. Sono entusiasti, vengono negli Stati Uniti, si trovano bene e vogliono rimanere per sviluppare la loro carriera qui in America. Questo paese rimane un posto fantastico per la ricerca.

 Mario Platero: Al di là dell’articolo del Nyt, quali sono stati i suoi contributi principali alla ricerca sul cancro?

 Carlo Croce: I miei contributi sono stati sopratutto per gli studi di genetica sul cancro; ho fatto molte scoperte, ma probabilmente le più importanti sono quattro. La prima è stata quella che ha provato che le traslocazioni cromosomiche causano il cancro, e questa è stata la dimostrazione che il cancro è una malattia genetica, una malattia dei geni. In seguito ,nel 1984, ho scoperto l’esistenza di un gene che è diventato molto popolare: si chiama ‘Bcl2’ e la sua attivazione causa dei linfomi incurabili. Oggi finalmente è stata sviluppata una medicina, l’Ebt199, che è stata approvata dall’Fda nel 2016: 32 anni dopo. Ho anche scoperto che nella leucemia più comune dell’uomo, la leucemia linfocitica cronica, si perdono due geni per i micro Rna. Prima invece si pensava che i geni portanti per il cancro fossero gli onco-geni e gli onco-soppressori, che codificano per proteine. Nel 2002 in sostanza ho scoperto invece che la leucemia linfocitica cronica non è causata da alterazioni genetiche che codificano per proteine, ma dalla perdita di due micro Rna. Queste scoperte hanno mostrato per la prima volta che alterazioni genetiche - genoma non codificante, che non codifica proteine - possono dare origine alle malattie. E questo è un campo che si è sviluppato enormemente in questi ultimi anni: oggi ci sono migliaia di lavori sui micro Rna. Nella leucemia linfocitica cronica abbiamo anche notato che questi due micro Rna targhettano, o per meglio dire inibiscono, questo gene che ho scoperto nel 1984, il Bcl2; siccome questi micro Rna sono regolatori negativi dell’espressione dei geni, la perdita di questi due micro Rna causa la sovraespressione del Bcl2, che è la causa della Clr. La cosa fantastica è che questo nuovo farmaco, l’Ebt199, manda questi pazienti in remissione completa, e nemmeno con strumenti molto sensibili si riescono a vedere cellule leucemiche residue. Questa è veramente una cosa rivoluzionaria: ci stiamo avviando verso la cura di una malattia neoplastica fino ad oggi incurabile, e tutto questo grazie alla nostre scoperte.

 Mario Platero: Ecco, un’ultima domanda professore. Molti dei nostri ascoltatori probabilmente conoscono qualcuno che purtroppo soffre di cancro, che resta comunque una malattia molto ostica. Lei ci ha dato un barlume di speranza, ma per quanto riguarda i cancri più difficili - quello al cervello, quello al cancro - lei vede degli speragli che possano un giorno condurci alla vittoria contro questa malattia?

Carlo Croce: Certo, e questi spiragli si vedono ogni giorno. C’è un progresso enorme, ma non ci si deve illudere: non riusciremo a curare dall’oggi al domani malattie complesse come i tumori ai polmoni o al cervello.

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