Onu: Italia pronta a difendere il suo agroalimentare

Il 27 settembre incontro di capi di stato e di governo su proposte dell'Organizzazione mondiale della sanità che rischiano di colpire il Made in Italy. Dieci giorni prima il premier Conte vede il d.g. dell'Oms
A24

Monta la preoccupazione del settore alimentare italiano in vista del 27 settembre prossimo, quando nell'ambito dell'assemblea generale delle Nazioni Unite i capi di stato e di governo si riuniranno in un incontro di alto livello sulle malattie non trasmissibili come l'obesità, il diabete, le condizioni cardiovascolari e i tumori. In quell'occasione, i partecipanti saranno chiamati a esprimersi su una serie di proposte dell'Organizzazione mondiale della sanità che rischiano di colpire negativamente vari prodotti alimentari italiani al centro della dieta mediterranea. Nella peggiore delle ipotesi, prodotti come olio di oliva, Parmigiano reggiano, Prosciutto di Parma, i dolci, i vini - tacciati come "non salutari" - potrebbero finire per essere paragonati alle sigarette, bollati con etichette giudicate "discriminatorie e dissuasive all'acquisto".

Nel corso di una conferenza in collegamento video organizzata a New York, il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, e quello di Coldiretti, Roberto Moncalvo, hanno dato voce alla loro preoccupazione. Perché l'impegno a ridurre la diffusione e l'impatto delle malattie non trasmissibili è condiviso; a non esserlo è il modo per combatterle.

"La strada scelta non solo non è utile ma è anche controproducente", ha dichiarato Scordamaglia. "Nessuno ha scritto nero su bianco che le eccellenze italiane saranno penalizzate", ha aggiunto il presidente di Federalimentare, "ma le politiche lanciate in questi anni dall’Oms sono deleterie per il Made in Italy".

Contro le malattie non trasmissibili, infatti, l’Oms suggerisce agli Stati tre mosse: una tassazione pesante su prodotti alimentari più ricchi di sale, grassi o zuccheri per disincentivarne l’acquisto; l'adozione di un sistema di etichettatura dissuasivo e discriminante e di norme che restringano o vietino la possibilità per le aziende di pubblicizzare i suddetti prodotti. Per il direttore di Coldiretti è in corso un "attacco alla nostra produzione agro-alimentare", che costituisce una voce fondamentale delle esportazioni italiane e conta per il 13% del nostro Pil. "Siamo molto preoccupati", ha aggiunto Moncalvo.

E' vero infatti che le richieste più pericolose per la filiera agro-alimentare sembrano essere state respinte o fortemente mitigate dagli Stati membri. Tuttavia serve essere in allerta perché alcuni funzionari dell’Oms non vogliono rassegnarsi. Sembra che sia il Nord Europa e l’America Latina ad avere proposto provvedimenti draconiani contro la filiera agro-alimentare italiana. Non a caso in Cile le eccellenze alimentari italiane vengono penalizzate con un ottagono nero di “warning” che assomiglia alle avvertenze di pericolo usate sui pacchetti di sigarette. E le etichette a semaforo nel Regno Unito, benché facoltative, hanno già provocato una contrazione delle vendite dei prodotti italiani di qualità, a favore di prodotti “italian sounding” di qualità inferiore e con largo uso di ingredienti chimici.

L'Italia e i Paesi del Mediterraneo si presentano compatti al vertice Onu. Perché è vero che la salute viene prima degli interessi economici e commerciali ma nessun dato scientifico conferma che i provvedimenti ventilati portino benefici alla salute pubblica. Anzi.

Ora i fari si spostano sul 17 settembre, quando il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, incontrerà a Roma il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. L'occasione sarà il Convegno dell’Ufficio Regionale Oms per l’Europa e servirà per dare voce alle preoccupazioni dell'agro-alimetare italiano, che genera oltre 140 miliardi di fatturato con 400mila impiegati. E' vero infatti che le raccomandazioni nutrizionali dell'Onu non sono vincolanti ma potrebbero avere un effetto di "moral suasion" verso gli Stati membri, che potrebbero tradurle in normative locali.

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