Onu: la Corea del Nord sta violando sanzioni, ci sono nuove prove

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Vendite illecite di armi, consegne di carburanti fatte di nascosto, transazioni finanziarie proibite. L'Onu sostiene di avere a disposizione nuove prove che dimostrano come, attraverso le attività citate, la Corea del Nord stia continuando a violare le sanzioni internazionali. Lo scrive il Wall Street Journal citando il contenuto di un nuovo rapporto ancora top secret preparato da un organismo del Palazzo di vetro che monitora la compliance delle sanzioni.

In base al documento, Pyongyang ha venduto armi alla Siria, al Yemen e alla Libia, ha importato carburanti consegnati da navi russe e cinesi e ha esportato carbone alla Cina in modo tale da non essere colta in flagrante.

Queste attività - è la tesi del rapporto Onu - indeboliscono gli sforzi statunitensi per mettere sotto pressione la Corea del Nord affinché ceda alla denuclearizzazione.

"Le violazioni rendono inefficienti le ultime sanzioni Onu trasgredendo i limiti imposti alla Corea del Nord sull'importazione di prodotti petroliferi imposti nel 2017", avvertono gli esperti autori del rapporto, ottenuto dal Wsj.

Secondo il giornale, il fatto che il rapporto non sia stato ancora pubblicato è dovuto allo scontro tra Usa e Russia su quanto in esso è contenuto. Mosca e Pechino hanno respinto le accuse di Washington, secondo cui non rispettano pienamente le sanzioni Onu contro Pyongyang, che a sua volta contesta la legalità delle sanzioni stesse. Per sbloccare il caso, gli Usa hanno organizzato per per lunedì 17 settembre un incontro del consiglio di sicurezza dell'Onu, in cui Usa e Russia sono membri permanenti insieme alla Cina, al Regno Unito e alla Francia.

Stando al rapporto, nella nazione presieduta da Kim Jong Un ci sono oltre 200 joint venture cinesi e 39 russe, tutte vietate dalle sanzioni Onu. Inoltre, agenti finanziari nordcoreani stanno lavorando in Russia e Cina nonostante le sanzioni ne richiedano l'espulsione.

"Le sanzioni finanziarie restano alcune di quelle peggio adottate", sostiene il rapporto secondo cui gli agenti nordcoreani agiscono in almeno cinque paesi "senza impunità".

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