Onu: le donne nelle Forze Armate italiane, tra difficoltà e vittorie

Samantha Cristoforetti, Catia Pellegrino, Orivella Micelotta e Letizia Valentino raccontano

In italia fino al 2000 le donne non potevano entrare a far parte delle Forze Armate. Poi le cose sono cambiate, ed è allora che sono arrivate l'astronauta Samantha Cristoforetti, il capitano della Marina militare Catia Pellegrino, il medico militare Letizia Valentino e il maggiore dei Carabinieri Orivella Micelotta. Oggi, tutte insieme tranne Cristoforetti trattenuta in Europa dalla tormenta di neve che si è abbattuta ieri su New York, erano alle Nazioni Unite per raccontare la loro esperienza di donne e militari alla conferenza "Per aspera ad astra - Le donne nelle Forze Armate e il loro contributo alle operazioni internazionali".

L'evento è iniziato con un collegamento video in cui Cristoforetti, prima di raccontare della sua missione spaziale di sei mesi, ha spiegato come sia stata fondamentale, per il raggiungimento dei suoi sogni, l'apertura al sesso femminile delle forze armate. "Se questa cosa non fosse successa, il mio sogno mi sarebbe stato precluso". Ha poi detto che essere un militare l'ha aiutata molto durante il duro addestramento per diventare astronauta. "Non è difficile essere un astronauta, ma è difficile diventarlo: per un europeo, considerando che l'Europa recluta i suoi ogni dieci anni, è un'occasione che capita una volta nella vita".

Anche Pellegrino, primo comandante donna nella storia della Marina militare italiana, le ha fatto eco in sala: "Per me questo era un sogno. All'inizio del mio addestramento all'Accademia Navale ogni notte mi chiedevo: chi me l'ha fatto fare? Poi arrivava un nuovo giorno e il sogno continuava, tra fatiche e vittorie". E quei giorni e quelle notti l'hanno portata alle missioni Mare Nostrum e Mare Sicuro, in cui sono stati soccorsi migliaia di migranti nelle acque siciliane. "3000 solo nel periodo in cui sono stata capitano. In quei momenti non hai tempo per lasciarti prendere dall'emozione, non puoi perdere la lucidità". Pellegrino ha anche raccontato le difficoltà di essere una delle prime donne in un mondo di uomini, e il primo capitano: "Sono grata al mio equipaggio per aver oltrepassato la diffidenza iniziale e avermi sempre chiamato: il capitano", ha detto. "L'orgoglio non ha genere".

"Essere la prima non significa necessariamente essere la migliore, ma dover aprire la strada", ha aggiunto Micelotta del corpo dei parà, una delle prime tre donne nella storia dell'Arma dei Carabinieri ad aver raggiunto il grado di Maggiore. "All'inizio provavo a essere meno: meno femminile, meno intelligente, meno. Poi ho capito che dovevo essere chi sono. E' la coesistenza di uomini e donne a fare la differenza, la loro collaborazione, non la lotta. Insieme siamo più forti". Il maggiore dei Carabinieri ha poi detto che al corso per diventare parà era sì la prima donna, "ma con il grado più alto", e come all'inizio la sua presenza sembrasse "una concessione, non un diritto". Però "c'è un solo modo per fare le cose: farle".


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