Fmi segnala altro taglio delle stime di crescita globale. G20 agisca

Il d.g. Lagarde chiede azioni vigorose. I mercati finanziari sono in migliore forma, ma resta il problema degli Npl, a cui bisogna trovare soluzione rapida. Pressioni sulle banche italiane

L'outlook globale rimane sottotono in termini di crescita, con un rallentamento dell'aumento degli scambi commerciali e un'inflazione molto bassa, tutti segnali che "suggeriscono un ritmo di crescita globale ancora più modesto quest'anno". Il Fondo monetario internazionale entra nel dibattito sulla traiettoria dell'economia globale, tema che sarà ampiamente discusso durante il G20 che si terrà a Hangzhou, in Cina, il 4 e 5 settembre. Il problema è che, nonostante tassi di interesse ai minimi, "gli investimenti continuano a deludere", a causa delle condizioni della domanda, l'alto indebitamento del settore aziendale e i conti deboli del settore finanziario in molti Paesi, e questo "può ulteriormente penalizzare la crescita potenziale, già bassa a causa di trend scarsi sulla produttività e di fattori demografici".

Secondo il Fmi, l'outlook di più lungo termine "rimane deludente" e si profila in linea con la media storica per i Paesi emergenti, attorno al 5,5%, e un punto percentuale al di sotto della media storica per le economie avanzate del G20 (1,5% anziché 2,5%). A pesare sono anche l'aumento delle disuguaglianze, la bassa crescita dei redditi in molti Paesi e la maggiore ansia sulle riforme a causa del peggioramento del clima politico. "Queste dinamiche minacciano di innescare altre dinamiche negative, in cui l'azione politica non produce riforme strutturali necessarie per sostenere la crescita e si orienta verso assalti al libero scambio orientati verso l'interno".

Il pendolo politico globale "rischia di muoversi contro l'apertura economica e, senza azioni decise, il mondo potrebbe dovere fare i conti con una crescita deludente per un lungo periodo", fermandosi nel 2016 al di sotto della media di lungo termine (3,7%) per il quinto anno di fila e poi ancora nel 2017, ha detto il direttore generale del Fmi Christine Lagarde, spiegando che "la debole crescita globale interagisce con un aumento delle disuguaglianze, che alimentano un clima politico in cui le riforme sono in stallo e i Paesi si chiudono verso il loro interno". Per questo occorrono "azioni vigorose per evitare quella che potrebbe diventare una trappola di bassa crescita", ha detto Lagarde, facendo riferimento in particolare a misure a sostegno della domanda, a riforme strutturali, a politiche a sostegno degli scambi commerciali e di una maggiore condivisione della crescita economica.

In questo contesto i rischi geopolitici e le incertezze sui passi che seguiranno la Brexit "continueranno a minacciare l'outlook, soprattutto in Europa, dove gli istituti finanziari devono fare i conti con una serie di problemi". Minacce possono venire dalla bassa inflazione, dall'aumento dei tassi di interesse reali e dai minori incentivi all'investimento, oltre che dalla transizione della Cina verso un percorso di crescita più equilibrato. Per quanto riguarda i rischi non economici, il Fmi mette in luce quelli legati "al terrorismo, alle malattie contagiose e agli shock collegati al clima, come le siccità" e "alla tragedia su larga scala dei rifugiati", che crea problemi anche da un punto di vista umanitario.

Per il Fondo, "una crescita più alta, inclusiva e sostenibile richiede politiche vigorose, organiche e ben comunicate, compresa una maggiore collaborazione sull'agenda politica globale". In particolare, dati i molti fattori interconessi che rallentano la crescita, "gli attori politici devono usare tutte le leve possibili" e, allo stesso tempo, "spiegare al pubblico i benefici di azioni decisive, fornendo supporto efficace a chi porta in modo sproporzionato il fardello degli aggiustamenti".

Per quanto riguarda invece i mercati finanziari, nonostante la ripresa dai minimi toccati dopo il referendum sulla Brexit, "restano potenziali debolezze", anche a causa dell'incertezza sull'evoluzione dei rapporti tra Regno Unito e Unione europea. Tuttavia, "i titoli bancari restano sotto pressione, con particolare tensione attorno alle banche italiane". I recenti stress test dell'Autorità bancaria europea hanno messo in luce possibili vulnerabilità in uno scenario di stress, cosa che sottolinea "i problemi posti alla salute finanziaria delle banche dall'ampia quantità di non performing loan (stimata a circa l'8% del Pil dell'Eurozona a metà 2015), dalla crescita debole e dai bassi tassi di interesse". Secondo il Fmi, "varie politiche possono essere utilizzate ora per sostenere le riforme e contenere il rischio". In particolare, in Europa, la soluzione del problema degli Npl "dovrebbe essere accelerata tramite una combinazione di più stretta supervisione, riforma delle insolvenze e facilitazione dei mercati secondari sul debito in sofferenza", un processo che può trarre vantaggio dal continuo sostegno macroeconomico. Infine, per il Fmi, "è anche una priorità tutelare la stabilità del sistema bancario".

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