Sarah Palin sabato sera parla a una platea di amici. Il "keynote speech", il discorso più importante della prima convention nazionale del Tea Party, consacra il suo ritorno dopo la disastrosa campagna elettorale culminata con la sconfitta alle elezioni del novembre scorso. Non che nei mesi successivi sia stata esattamente in disparte, si pensi per esempio all'addio alla poltrona di governatore dell'Alaska, al libro finito in cima alle classifiche di vendita, all'accordo con Fox News di cui sarà commentatrice. Però mancava ancora il rientro ufficiale, preludio di un programma non ancora ben specificato.
L'occasione non poteva essere migliore, appunto la convention di Nashville del Tea Party, movimento di protesta di base, repubblicano e con vaghe ambizioni rivoluzionarie. Il "partito" ha già un eroe, Marco Rubio, che ha scavalcato Charlie Crist, governatore della Florida nella corsa per il seggio senatoriale di novembre. Ma c'è spazio anche per Palin, anche in vista di piani sempre più ambiziosi di cui la dimostrazione migliore è la marcia dei centomila a Washington lo scorso autunno.
Palin e Rubio hanno dato il loro appoggio alle proteste, che si sono scagliate soprattutto contro la riforma sanitaria di Barack Obama, paragonata ad una sorta “rivoluzione comunista”. In cambio, il FreedomWorks, il gruppo conservatore che ha organizzato le proteste, vuole mobilitare migliaia di volontari per la campagna elettorale di Rubio, mentre non è ancora chiaro cosa sarà disposto a fare per Palin.
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