Entro la fine della settimana il segretario alla Difesa Leon Panetta renderà pubblica una nuova strategia che dovrà servire da guida alle forze armate americane nel taglio di centinaia di miliardi di dollari nei prossimi dieci anni dal bilancio del Pentagono.
Fonti dell'amministrazione Obama hanno detto al New York Times che la principale conseguenza dei tagli, e che Panetta annuncerà in un discorso, sarà che gli Stati Uniti non avranno la possibilità di combattere due guerre allo stesso tempo. Le forze armate americane saranno in grado di combattere e vincere un conflitto di grandi dimensioni, mentre in una seconda zona saranno in grado di "limitare le ambizioni" di un secondo avversario e condurre altre operazioni di minore entità in altre zone.
Secondo alcuni analisti i tagli (un massimo di 450 miliardi di dollari piùaltri 500 che potrebbero essere decisi il prossimo anno) sono in realtà minori aumenti di spesa piuttosto che tagli veri e propri al bilancio della difesa Usa, e sono comunque minori di quanto fu tagliato dopo la fine della guerra fredda e delle guerre di Vietnam e Corea. Tuttavia, secondo Panetta una riduzione dell'ordine di 1.000 miliardi di dollari sarebbe rovinosa per la sicurezza nazionale, mentre 500 miliardi sarebbe accettabile.
Il Pentagono sta studiando, secondo il Times, tagli all'arsenale nucleare, alle navi da guerra, agli aerei, e ai costi di sanità e pensioni dei militari. Questi ultimi costi in particolare sono in salita così forte, secondo vari analisti, che diventeranno la principale voce di spesa del Pentagono. Anzi l'unica a partire dal 2039 se continua la tendenza attuale, secondo l'analista indipendente Todd Harrison del Center for Strategic and Budgetary Assessments, un'organizzazione apolitica che studia i bilanci della difesa Usa. "Se va avanti così, il dipartimento della Difesa diventerà un'organizzazione di assistenza sanitaria che ogni tanto uccide un terrorista", ha detto Arnold Punaro, consulente del Defense Business Board, un gruppo che lavora per il Pentagono.
E c'è anche chi osserva che anche con un taglio di 1.000 miliardi di dollari in dieci anni gli Stati Uniti rimarranno la potenza numero uno al mondo, di gran lunga. Tagliare però si deve, ben oltre i 250 miliardi in cinque anni che il Pentagono ha deciso finora. E le scelte sono politiche, non solo tecniche. Se si taglia il numero di portaerei da 11 a 10, l'America sarà in grado di contenere la Cina nel Pacifico? Se si tagliano 150 miliardi nel decennio riducendo l'esercito di 100.000 unità, i 480.000 che rimarrebbero sarebbero abbastanza per un conflitto di terra in Asia?
Ci sono poi programmi che saranno quasi certamente tagliati, come il cacciabombardiere F-35 che ultimamente ha destato polemiche anche in Italia per i suoi costi in crescita. L'Italia ne ha ordinati 130, mentre gli Stati Uniti hanno messo in conto di comprarne ben 2.500 da Lockheed Martin per una spesa di ben 400 miliardi di dollari. Gli esperti si chiedono se un aereo semi-invisibile ai radar sia davvero quello che serve all'America di oggi, rispetto agli F-16 che sostituirebbe. E anche sulle truppe di terra, tagliare non significa per forza rendere l'America impotente, come osserva il generale Ray Odierno, capo di stato maggiore dell'esercito. Prima dell'11 settembre 2001, ha detto, gli Stati Uniti avevano 480.000 soldati in armi invece dei 570.000 di adesso, e con quel numero erano in grado di combattere due guerre.














