Patteggiamento a sorpresa tra Uber e Waymo, vale 245 milioni di dollari

Il servizio alternativo al taxi tradizionale si impegna a non usare la tecnologia della controllata di Alphabet nelle sue auto a guida autonoma. Un ex dipendente di Google poi passato in Uber fu accusato di furto di segreti commerciali
Fca

La battaglia legale tra Uber e Waymo è finita con un patteggiamento valutato 245 milioni di dollari, cosa che mette fine a un processo iniziato lunedì 5 febbraio e attentamente monitorato dalla Silicon Valley.

Il gruppo che offre un servizio alternativo al taxi tradizionale era stato accusato dalla controllata di Alphabet specializzata nello sviluppo di auto a guida autonoma di avere rubato - attraverso un ex dipendente di Google, da cui Waymo è stata poi scorporata, poi passato a Uber - segreti commerciali relativi a quella tecnologia. Tra le tecnologie rubate - secondo Waymo - ci sarebbe stato il sistema 'Lidar' (light detection and ranging), che consente a un veicolo self-driving di capire cosa gli sta succedendo intorno. Il patteggiamento prevede che Uber paghi a Waymo una quota dello 0,34% con un valore, appunto, di 245 milioni di dollari sulla base della valutazione recente di Uber di 72 miliardi di dollari.

"Abbiamo raggiunto un accordo con Uber che crediamo proteggerà la proprietà intellettuale di Waymo ora e in futuro", ha detto in una nota la controllata di Alphabet, quella a cui Fiat Chrysler consegnerà a partire dalla fine del 2018 migliaia di minivan ibridi a marchio Chrysler Pacifica in vista del lancio del primo servizio di taxi a guida autonoma di Waymo. "Siamo impegnati a lavorare con Uber per fare in modo che ogni azienda sviluppi una propria tecnologia. Questo include un accordo per garantire che qualsiasi informazione confidenziale di Waymo non sia usata nell'hardware e nel sofware di Uber", ha aggiunto Waymo precisando: "Abbiamo sempre creduto che la competizione debba essere alimentata dall'innovazione nei laboratori e sulle strade e siamo impazienti di portare auto a guida autonoma nel mondo".

Anche il Ceo di Uber, Dara Khosrowshahi, ha rilasciato una nota esprimendo "dispiacere per le azioni che mi hanno costretto a scrivere questa lettera. Anche se non crediamo che alcun segreto commerciale sia arrivato da Waymo a Uber e anche se non crediamo che Uber abbia utilizzato informazioni di proprietà di Waymo nella sua tecnologia self-driving, stiamo facendo passi con Waymo per garantire che il nostro Lidar e il nostro software riflettano solo il nostro lavoro". Rivolgendosi ai dipendenti - travolti da questo e molti altri casi imbarazzanti - Khosrowshahi ha aggiunto: Nell'ultimo anno ci siamo distratti dalla nostra missione. Di questo, mi scuso".

La fine del caso chiude un capitolo sordido nella relazione tra l'ex Ceo di Uber, Travis Kalanick, e quello di Alphabet, Larry Page. Nella sua deposizione, Kalanick - lo scorso anno cacciato dalla guida del gruppo per la sua leadership controversa e sessista - aveva espresso l'ambizione di collaborare con Waymo, dopo che Google ha investito in Uber. L'accordo tra le due aziende arriva mentre Uber si è impegnato a evolversi in Uber "2.0" sotto il nuovo Ceo. I termini del patteggiamento potrebbero influenzare il modo in cui Uber e Waymo porteranno avanti i loro progetti costosi e laboriosi di auto a guida autonoma, potenzialmente mettendo un'azienda davanti ai rivali.

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©Ap

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AP

Da Washington, Pier Carlo Padoan ha rivendicato il lavoro fatto al ministero delle Finanze dal febbraio 2014 a oggi. E preparandosi a dire addio al suo incarico, ha lanciato un messaggio al prossimo governo (che fatica a prendere forma): "Non ci sono scorciatoie, la strada intrapresa [delle riforme] è quella giusta". Su questo è d'accordo il Fondo monetario internazionale, che ci chiede un piano "credibile e ambizioso" per portare avanti un consolidamento fiscale. Perché è vero che l'istituto guidato da Christine Lagarde ha rivisto leggermente al rialzo le stime di crescita dell'Italia. Ed è vero che il debito sta migliorando, ma resta alto mettendo l'Italia tra i Paesi che - come ha avvertito il d.g. del Fondo Christine Lagarde - "potrebbero essere colpiti di più se le condizioni di mercato", ora favoravoli, "cambiano".

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Washington - E' essenziale che la crescita in Italia non subisca una battuta d'arresto. E che non si dimentichino i vincoli "formali e sostanziali" che vanno rispettati in termini di conti pubblici. E' questo il messaggio lanciato dal governatore di Banca d'Italia al futuro governo del nostro Paese, che non potrà non tenere conto del debito pubblico. Da Washington, dove si sono conclusi i lavori primaverili del Fondo monetario internazionale, Ignazio Visco si è detto "fiducioso" che nella futura classe dirigente italiana "ci sarà un grande senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni". La speranza è che chiunque sarà al governo prenda atto dei vincoli che "non si possono dimenticare" e di un debito che resta alto, anche se il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan si aspetta che scenda maggiormente tra il 2018 e il 2020 passando al 123,9% dal 131,8% del 2017.