Paul Singer difende la sua strategia: "non siamo tiratori di bombe"

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"Gli attivisti per definizione hanno una visione di breve termine ma molte delle cose in cui siamo coinvolti non sono soluzioni di breve termine, al contrario di quanto si pensi". Lo ha detto Paul Singer, l'investitore attivista a capo di Elliott e particolarmente dinamico in Europa (Italia inclusa).

Parlando dalla The Deal's Corporate Governance Conference organizzata a New York da Cnbc, Singer ha commentato una copertura negativa della stampa del suo hedge fund, spiegando che secondo lui "la stampa crea una narrativa, in molti casi guidata da ideologie. Quando approcciamo un'azienda, lo facciamo con cautela. [Al suo interno] sanno che abbiamo fatto il nostro lavoro e che perseguiremo la nostra tesi in modo razionale; sanno che siamo dei deal maker e non dei 'bomb thrower' (tiratori di bombe, ndr). Sviluppiamo e concordiamo strategie con la società".

Secondo l'uomo a capo dell'hedge fund Elliot, "l'attivismo è un modo per esergitare il controllo degli azionisti; in molti casi il management non ha alcuna responsabilità". Singer ha riconosciuto che "alcune battaglie sono accese. Alcune persone vedono il loro lavoro a rischio e la prendono sul personale ma in molti casi bussiamo a una porta aperta da cui le persone vogliono uscire". Come a dire che lui offre loro una exit strategy.

A inizio maggio Elliott ha conquistato due terzi del cda di Telecom Italia. L'azienda facente capo a Singer ha anche acquistato una quota superiore al 3% nella britannica Sky, anticipando una guerra tra Comcast e 21st Century Fox per prenderne il controllo. Alla fine del mese scorso ha comprato una partecipazione "significativa" nel gruppo industriale tedesco ThyssenKrupp. Lo scorso anno ha raggiunto una tregua con Akzo Nobel, in base alla quale l'azienda olandese di vernici e prodotti chimici ha accolto due rappresentanti del fondo nel suo cda e ha accordato uno scorporo delle attività chimiche. Un altro fronte è in corso in Asia: il 21 maggio scorso Hyundai Mobis aveva concesso, almeno per ora, una vittoria all'investitore attivista Elliott Management. Il produttore di componentistica controllato dall'omonimo gruppo automobilistico sudcoreano ha cancellato il suo piano di ristrutturazione "nella sua forma attuale" ma ha detto che punterà ad ottenere "l'approvazione dei soci su un piano di ristrutturazione aggiornato in una data futura". 

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