Pearl Jam, nel Pantheon del rock difendendo l'ambiente

La band americana di Seattle è entrata nella Rock and Roll Hall of Fame esibendosi al Barclays Center di Brooklyn dal cui palco hanno lanciato un messaggio contro Trump

Un quarto di secolo dopo la pubblicazione di Ten, loro primo album che ha venduto oltre 10milioni di copie, i Pearl Jam sono entrati nella Rock and Roll Hall of Fame, il Pantheon del Rock. A introdurre la band di Seattle sul palco del Barclays Center di Brooklyn, dove si è tenuto l’evento, doveva inizialmente essere Neil Young. Un malanno ha però impedito al cantautore canadese di presenziare e il suo posto è stato prontamente preso dall'icona televisiva americana, ormai in pensione dal piccolo schermo, David Letterman il cui discorso ha introdotto Vedder e compagni.

La bande ha suonato tre canzoni del loro repertorio. La prima è stata "Alive", tratta proprio dal loro album di esordio "Ten" (1991), mentre gli altri due classici che hanno proposto venerdì sera sono stati, "Given to fly" dall’album "Yield" (1998) e "Better man" da "Vitalogy" (1994).

Durante l’esibizione, tra una canzone e l’altra i membri della band hanno avuto modo di fare ciascuno un piccolo discorso. Mike McCready, Stone Gossard, Jeff Ament, Matt Cameron ed Eddie Vedder hanno ringraziato fan e pubblico ma è soprattutto il frontman quello che ha lanciato il messaggio più forte. Parlando di evoluzione Vedder si è schierato a protezione dell’ambiente, insistendo sul fatto che il riscaldamento globale e il cambiamento climatico non siano "informazioni false". "Non possiamo passare alla storia come la generazione che non ha fatto tutto ciò che è umanamente possibile per risolvere questa crisi, la più importante del nostro tempo", ha detto il cantante riferendosi alle nuove politiche di Trump che prevedono degli imponenti tagli alla ricerca sul climate change.

A fargli eco ci ha pensato poco dopo Joan Baez, anche lei tra i premiati assieme al defunto Tupac Shakur e agli Yes. L’usignolo di Woodstock ha posto l’accento su altri temi toccati spesso da Trump e dalle sue politiche di chiusura. Prima però, la 76enne ha riconosciuto che la generazione più giovane, compresa la sua nipotina, non conosce la sua musica ne ha idea chi lei sia stata negli anni ’60 o cosa abbia rappresentato. Eppure l'artista americana ha parlato con orgoglio della sua età, avendo speso i suoi anni per "dire la verità". Ha ricordato le campagne contro la guerra del Vietnam così come quelle in favore dei diritti civili negli Stati Uniti sottolineando poi che "ora, nella realtà politica e culturale in cui ci troviamo, c'è ancora molto da fare". E le idee sul da farsi sono chiare come sempre: "costruiamo un ponte, un grande ponte, un bel ponte per accogliere ancora una volta coloro che sono poveri e stanchi", ha continuato Baez.

 

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