Pelosi risponde al discorso di Trump: non ci faremo intimidire

La leader democratica alla Camera non vuole rinunciare alle inchieste sul presidente. Cauto ottimismo su un accordo bipartisan sulla sicurezza al confine ma il presidente è la vera incognita

All'indomani del secondo discorso sullo stato dell'unione di Donald Trump, è di nuovo scontro tra lui e la leader democratica alla Camera che nella notte italiana lo ha ospitato in quell'aula del Parlamento americano per il consueto appuntamento annuale. Il duello tra il 45esimo presidente Usa e la deputata Nancy Pelosi si gioca di nuovo nel campo delle politiche sull'immigrazione ma anche in quello delle inchieste che vanno a toccare l'amministrazione Trump. Il tutto succede in vista del 15 febbraio prossimo, quando il governo federale potrebbe ritrovarsi ancora una volta paralizzato dopo lo shutdown record iniziato il 22 dicembre 2018 e finito il 25 gennaio successivo.

Con un intervento più da campagna elettorale che da un leader in cerca di compromessi reali, Trump ha nuovamente insistito sulla necessità di costruire un muro tra Usa e Messico sostenendo che là ci sia una grave crisi. "Invece che alimentare la paura e fabbricare una [falsa] crisi al confine", ha poco dopo risposto la leader democratica alla Camera, "il presidente americano dovrebbe approvare una legge a cui una commissione bipartisan sta lavorando per tenere aperto il governo e fornire soluzioni per una sicurezza più forte al confine". Quella commissione, composta da senatori e deputati di ambo i partiti, deve raggiungere un'intesa entro dopodomani per garantire che sia approvata, diventando legge, entro il 15 febbraio, quando scadranno i fondi temporanei che hanno permesso di riaprire il governo. Trump resta la vera incognita. Se boccerà un ipotetico accordo bibartisan, difficilmente il Senato (controllato dal Gop) gli andrà contro. "Credo che possano trovare un accordo entro venerd", se li lasciamo lavorare", ha detto con cauto ottimismo Pelosi.

Lei che ha messo a segno una doppia vittoria contro Trump a fine gennaio - prima posticipando il suo discorso a Congresso riunito e poi mettendo fino a uno shutdown record senza cedere sul muro - ha però messo in guardia contro "la minaccia palese" fatta dall'inquilino della Casa Bianca nel suo discorso. Il riferimento è al passaggio in cui Trump aveva sostenuto che "solo la politica e ridicole indagini di parte possono fermare" il "miracolo" che secondo lui è in atto in America. Pelosi non ha tentennato: i democratici alla Camera non si faranno intimidire da Trump e non rinunceranno alle loro inchieste (inclusa quella con cui vogliono costringere il presidente a diffondere le sue dichiarazioni dei redditi).

"E' la nostra responsabilità congressuale, e se non facciamo il nostro dovere, saremmo negligenti", ha spiegato Pelosi, disposta a cercare compromessi senza però smettere di tenere sotto controllo un'amministrazione su cui sta indagando anche Robert Mueller, il procuratore speciale che vuole capire se ci sia stata collusione tra la campagna Trump e la Russia in vista delle elezioni presidenziali del 2016. La determinazione dei democratici alla Camera è dimostrata dal fatto che oggi la sua commissione Intelligence abbia approvato l'invio a Mueller delle trascrizioni di oltre 50 interrogatori condotti dalla commissione stessa nell'ambito del cosiddetto Russiagate. L'ex direttore dell'Fbi ha già usato alcune di quelle trascrizioni per incriminare uomini vicini a Trump (accusati di avere mentito al Congresso).

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