Pence pronto a spodestare Trump a un mese dalle elezioni

Lo sostiene The Atlantic. I repubblicani valutarono l'ipotesi dopo l'audio dell'attuale presidente con frasi sessiste

Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, si sarebbe proposto per spodestare Donald Trump e diventare il candidato alla presidenza del partito repubblicano durante la campagna elettorale, dopo la diffusione di un vecchio audio in cui l'attuale presidente affermava di prendere le donne "per la vagina". A riportare l'indiscrezione è The Atlantic, che ha dedicato un lungo articolo a Pence.

Secondo The Atlantic, non solo Pence valutò l'ipotesi di abbandonare il ticket presidenziale, come già scritto dai media statunitensi, ma disse al Comitato nazionale repubblicano di essere pronto a prendere il posto di Trump come candidato presidente. Una mossa senza precedenti, a quattro settimane dalle elezioni.

Secondo le varie fonti repubblicane su cui si è basato il racconto della rivista, in quei giorni di inizio ottobre molti funzionari e donatori repubblicani chiesero al partito di sbarazzarsi di Trump, in qualsiasi modo, e gli avvocati del Comitato nazionale repubblicano si misero al lavoro per esplorare le possibilità per compiere un simile rovesciamento.

Nel frattempo, un piccolo gruppo di miliardari si mise al lavoro per raccogliere una somma da versare a Trump per convincerlo a ritirare la sua candidatura; il gruppo si spinse persino fino a chiedere a una persona vicina a Trump quale fosse la somma necessaria per convincere Trump, e la risposta fu 800 milioni di dollari; non è chiaro, scrive The Atlantic, se Trump fosse al corrente di questa discussione e dell'offerta dei miliardari. I leader del partito e i maggiori donatori presero in considerazione l'ipotesi di rendere Pence il candidato alla presidenza, con Condoleezza Rice come vice.

Nonostante le pressioni ricevute e le previsioni catastrofiche sul risultato elettorale presentate a Trump in quei giorni, l'allora candidato repubblicano decise di andare avanti e, complice la ripresa nei sondaggi, i piani per farlo fuori furono abbandonati.

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In vigore il blocco di Trump, che impedisce ai migranti irregolari di chiedere asilo in Usa

Proclamazione presidenziale firmata dal presidente: "Le persone possono venire, ma devono farlo legalmente". Intanto, 4.000 migranti centroamericani hanno ripreso la marcia verso il confine, lasciata Città del Messico
Immigration and Customs Enforcement

È entrato in vigore la proclamazione presidenziale, firmata venerdì dal presidente statunitense Donald Trump, che sospende la concessione dell'asilo ai migranti che attraversano il confine con il Messico illegalmente; una mossa decisa per scoraggiare le migliaia di persone attualmente in marcia verso il Paese. Questo significa che i migranti dovranno presentarsi ai posti di frontiera per poter chiedere l'asilo, salvo rare eccezioni. Gli avvocati che difendono i diritti dei migranti si sono messi subito al lavoro per cercare di bloccare l'ordine in tribunale.

Facebook respinge le accuse del Nyt sul tentativo di nascondere gli scandali: "Semplicemente false"

Zuckerberg e Sandberg rispondono al quotidiano, secondo cui i due manager avrebbero cercato di non far emergere le prove contro la società, spargendo poi informazioni false su rivali e critici
Facebook

Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg, amministratore delegato e direttrice operativa di Facebook, hanno respinto le accuse lanciate dal New York Times, che in un articolo ha sostenuto che i due manager avrebbero nascosto le prove sul Russiagate e sullo scandalo Cambridge Analytica per non danneggiare la società. Zuckerberg ha detto che l'articolo è "semplicemente falso" e ha difeso Sandberg, affermando che nessuno dei due era a conoscenza della collaborazione con Definers Public Affairs, una società di comunicazione politica di stampo conservatore, che sarebbe stata usata per screditare rivali come Google e Apple e critici di Facebook come il miliardario George Soros. Dopo la pubblicazione dell'articolo del New York Times, Facebook ha rescisso il contratto con Definers.

Levi's vuole riportare i suoi jeans in borsa

Ipo attesa all'inizio del 2019. Il gruppo punta a una valutazione di 5 miliardi di dollari

Il produttore dei primi blue jeans sta per sbarcare in borsa. Levi Strauss & Co (Levi's) punta a raccogliere tra i 600 miliardi di dollari e gli 800 miliardi attraverso una Ipo che valuterebbe l'azienda fino a 5 miliardi di dollari. Lo riferisce Cnbc citando alcune fonti secondo cui la quotazione è prevista nel primo trimestre del 2019.

Wall Street, giornata di dati macro

Tra quelli in programma, sussidi di disoccupazione, prezzi all'importazione e vendite al dettaglio
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Buffett scommette su Jpm, annuncia quota da 4 miliardi di dollari

L'uomo a capo di Berkshire Hathaway è ottimista sul settore bancario Usa. Punta anche su Oracle. Esce da Walmart
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Warren Buffett scommette su JP Morgan e il settore bancario americano in generale. Berkshire Hathaway, la conglomerata controllata dal celebre investitore, ha annunciato una partecipazione nella banca di Jamie Dimon con cui all'inizio del 2018 aveva unito le forze insieme ad Amazon per lanciare una joint venture volta a ridurre i costi sanitari per i rispettivi dipendenti.

Nyt: Facebook ha cercato di insabbiare gli scandali

Il social network ha cercato di nascondere le prove su Russiagate e scandalo Cambridge Analytica; poi, ha lanciato una campagna per screditare i critici, a partire da Soros
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I massimi dirigenti di Facebook hanno a lungo negato e nascosto le prove sul Russiagate e sullo scandalo Cambridge Analytica. A Menlo Park, sapevano che degli hacker russi stavano usando il social network per cercare di influenzare le elezioni presidenziali statunitensi nel 2016 e conoscevano bene anche gli errori commessi nella gestione della privacy degli utenti. Poi, una volta finiti al centro dello scandalo, hanno lanciato una campagna di lobbying per combattere i critici e screditarli, a partire dal miliardario George Soros, e spostare l'attenzione sulle società tech rivali, su cui hanno fatto uscire articoli negativi.

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