PepsiCo: il primo Ceo donna lascia dopo 12 anni, Ramon Laguarta nuovo a.d.

La 62enne Indra Nooyi di origini indiana cede il vertice al suo numero due, lo spagnolo 54anne da 22 anni nel colosso americano di bibite e snack
Indra Nooyi PepsiCo

La prima donna ad avere conquistato il vertice di PepsiCo lascia la carica di amministratore delegato. Indra Nooyi, 62 anni e Ceo dal 2006, cederà la carica dal prossimo ottobre ma resterà presidente del consiglio di amministrazione fino all'inizio del 2019. Il primo Ceo di PepsiCo nato all'estero (in India) verrà sostituito da Ramon Laguarta, nato in Spagna, 54 anni di cui 22 nel colosso del beverage e dal settembre 2017 suo presidente. Laguarta sarà solo il sesto Ceo nei 53 anni di storia del gruppo, che Nooyi ha trasformato da un gigante concentrato sulle bevande zuccherate a uno più focalizzato su drink più salutari e snack.

Nooyi ha trascorso 24 anni in PepsiCo, un gruppo che lo scorso anno ha generato 63,5 miliardi di ricavi contro i 35 miliardi del 2006. In una nota lei ha spiegato che "guidare PepsiCo è stato davvero l'onore della mia vita e sono incredibilmente orgogliosa di tutto quello che abbiamo fatto negli ultimi 12 anni per portare avanti non solo l'interesse dei soci ma anche di tutti gli stakeholder nelle comunità che serviamo".

Dal 31 dicembre 2006 allo stesso giorno del 2017 gli azionisti dell'azienda hanno guadagnato il 162%. Dall'inizio del 2006 alla fine del 2017, i capitali distribuiti ai soci attraverso dividendi e riacquisto di titoli propri sono stati pari a 79,4 miliardi di dollari; in particolare, le cedole sono quasi triplicate da 1,16 dollari nel 2006 a 3,17 dollari per titolo nel 2017.

Secondo Nooyi, PepsiCo "oggi di trova in una posizione forte per continuare a crescere e i suoi giorni migliori devono ancora arrivare". Il Ceo uscente è convinta che Laguarta, nato a Barcellona, "sia la persona giusta" per succederle e un "executive straordinario" capace di comprendere il cambiamento dei gusti dei consumatori. Per questo Nooyi si è detta "fiduciosa" che con lui PepsiCo "raggiungerà nuovi massimi negli anni a venire".

Parlando per conto del cda, che oggi ha annunciato il cambio ai vertici, il membro Ian Cook ha sottolineato che con Nooyi, "i ricavi sono cresciuti di oltre l'80%, una performance migliore di quella dei nostri rivali", quasi ogni anno è stato aggiunto un marchio miliardario al portafoglio dell'azienda e i soci ne hanno beneficiato: "mille dollari investiti in PepsiCo nel 2006 ora valgano oltre due volte e mezzo". La prima Fortune 100 CEO ad avere introdotto target sulla sostenibilità nelle attività del gruppo ora passa il testimone a un uomo che ha ricoperto vari ruoli manageriali nei suoi 22 anni in PepsiCo.

Prima di essere promosso alla presidenza, ruolo che lo ha fatto trasferire in Usa da Ginevra (Svizzera), Laguarta è stato Ceo per la regione Europa e Africa subsahariana e prima ancora è stato presidente per l'Europa orientale. Prima di arrivare in PepsiCo, il top manager ha lavorato per la spagnola Chupa Chups. Ha un Mba ottenuto alla ESADE Business School in Spagna e un master in International Management ottenuto nell'americana Thunderbird School of Global Management. Parla inglese, spagnolo, francese, tedesco e greco. E' lui ad avere avuto un ruolo chiave nel realizzare la seconda maggiore acquisizione di PepsiCo dopo quella del 2001 di Quaker Oats: quella per la russa Wimm-Bill-Dann, produttrice di succhi e lattici, avvenuta nel 2010 per 5,4 miliardi di dollari. Come spiegato da lui in un video recentemente pubblicato online, l'azienda punta a crescere di un 5% annuo.

Nel pre-mercato a Wall Street il titolo PepsiCo sale dello 0,7%. Venerdì aveva chiuso in aumento dell'1,4% a 116,30 dollari. Nel 2018 ha perso il 3% e negli ultimi 12 mesi ha avuto un andamento piatto.

Ramon Laguarta PepsiCo
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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

Al via a Washington manifestazione di suprematisti bianchi. Prevista contro-manifestazione. Nella città della Virginia dichiarato lo stato di emergenza
AP

Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

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Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

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La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso il palazzo di vetro ha presentato le sue credenziali. I temi prioritari per il nostro Paese: pace e sicurezza, diritti umani, sviluppo sostenibile, migrazioni

La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a New York, l'ambasciatrice Mariangela Zappia, ha presentato oggi le lettere credenziali al segretario generale Antonio Guterres. Durante l’incontro con Guterres, Zappia ha evidenziato la priorità assegnata dall’Italia a un multilateralismo efficace, al ruolo del Palazzo di vetro per la pace e la sicurezza internazionali e quale pilastro di un sistema internazionale fondato sul diritto e sul rispetto della persona.

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Archiviato il suo quarto trimestre fiscale in perdita, ma soddisfando comunque gli analisti, News Corp ha chiuso l'esercizio 2018 con un buco di 1,4 miliardi di dollari, più che doppio di quello del 2017, e ricavi in rialzo dell'11% a 9,02 miliardi. Per il Ceo Robert Thomson quella dell'anno terminato il 30 giugno scorso è stata "una performance robusta in tutti i nostri business" e con "cambiamenti positivi e profondi nel nostro flusso dei ricavi, che sono stati più globali, digitali e basati sugli abbonamenti". Basti un esempio: The Times, The Sunday Times e The Wall Street Journal "hanno raggiunto nuovi massimi nella loro trasformazione digitale con abbonati digitali che ora superano quelli della versione cartacea" di questi giornali.

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