Perché non si sa chi ha vinto in Florida?

A dodici anni dallo scandalo del caso Bush contro Gore, il Sunshine State è ancora la pecora nera dello scrutinio elettorale

Stavolta il mondo non sta guardando: stavolta la Florida non è determinante, sarebbe servita a Mitt Romney per restare in gioco, ma non gli poteva bastare per strappare una vittoria che invece passava necessariamente da altri Stati in bilico che sappiamo ormai essere invece rimasti nella colonna di Barack Obama. L'esito dell'elezione presidenziale nel Sunshine State è quindi a questo punto ininfluente, e nessuno si tormenta per il fatto che ad oltre 24 ore dal concession speech dello sfidante sconfitto e dal victory speech del presidente rieletto, quello Stato - e solo quello, su tutti i cinquanta in gioco - non si sia ancora colorato nè di rosso nè di blu nella mappa dei risultati elettorali. Tuttavia il fatto è singolare. Vediamo di capirne la ragione.

Determinante o no, a molti, di fronte alla difficoltà nello scrutinio del voto in Florida, è tornato in mente quanto accadde dodici anni or sono, quando nell'elezione presidenziale del 2000 il candidato repubblicano George W. Bush strappò una risicatissima vittoria contro l'ex vicepresidente democratico Al Gore nonostante quest'ultimo avesse ricevuto più voti popolari (oltre mezzo milione di voti in più), proprio perché una manciata di voti popolari (537, per l'esattezza: pari allo 0,00009%) diedero la vittoria a Bush in Florida, assegnando al candidato repubblicano i Voti Elettorali (allora erano 25) di quello Stato.

Dato il microscopico margine, quella vittoria venne duramente contestata dallo sconfitto, il quale agli iniziali riconteggi meccanici effettuati per legge, che avevano già ridimensionato il vataggio di Bush inizialmente attestato ad altre 1700 voti, chiese un riconteggio manuale, che però non risultava compatibile con la scadenza che la legge imponeva di rispettare per la proclamazione del risultato definitivo. Il fatto è che in alcune contee si votava allora con le "punch card", cioé delle schede di cartoncino sulle quali non si scriveva ma si faceva in corrispondenza del nome del candidato un foro con una apposita macchina che però in svariati casi aveva fatto cilecca, producendo un rilievo ma non un foro: in molti di quei casi la scheda era stata considerata nulla, altri avevano decretato che la volontà del votante potesse considerarsi comunque validamente espressa, in alcuni casi ci si era messi a filosofeggiare sul fatto che il coriandolo prodotto dalla punzonatura si fosse staccato o meno dalla scheda, oppure si teorizzò che il voto era valido se nella sche da c'era comunque prodotta una fessura visibile in contrluce, e non lo era se si era prodotta solo una "pancia". Ciò ovviamente si tradusse in una vertenza legale, che un mese dopo arrivò fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti, la quale con una decisione molto controversa (votata da cinque contro quattro dei nove giudici) diede ragione al governatore della Florida, che allora era Jeb Bush fratello del presidente-forse-eletto, e al suo segretario di Stato Katherine Harris, e decretò che i riconteggi manuali nel frattempo avviati su ordine di un giudice distrettuale dovevano essere abbandonati ed il risultato inizialmente proclamato doveva considerarsi definitivo. Al Gore accettò quel verdetto la faccenda si chiuse lì, ma la questione creò immensi imbarazzi e tensioni mai del tutto sopite, e da allora in poi quel fantasma aleggia su ogni elezione incerta disputata negli Stati Uniti.

Proprio per via del pasticciaccio brutto del 2000, la Florida ha nel frattempo adottatto procedure di voto più moderne, in buona parte computerizzate; alle famigerate macchine punzonatrici si è sostituito non il puro e semplice voto elettronico in touchscreen, bensì un più sicuro sistema che prevede una votazione manuale della scheda cartacea, e la sua successiva scansione con un apposito "ballot scanner" che trmite la lettura ottica della scheda ne riversa il contenuto in un documento informatico. Ecco un filmato dimostrativo:

 Ma le maggiori garanzie che sgombrano il campo da molti problemi sulla correttezza dello scrutinio non hanno certo risolto, anzi se possibile hanno ulteriormente aggravato, quello della sua durata: e così, in una elezione come questa con margine molto esiguo si stenta a venire a capo dello scrutinio, in parte per la complessità della scheda elettorale (che consta di ben dieci pagine), in parte per l'inefficienza degli scrutatori addetti a supervisionare il tutto, ecco che la Florida è nuovamente la pecora nera dell'unione. 

Come già accadde dodici anni fa, una delle contee tutt'ora marcate da un imbarazzante punto di domanda è quella di Miami-Dade, dove risiedono un milione e trecentomila elettori, 400mila dei quali risultano essersi recati ai seggi martedì ed oltre 200mila dei quali risultano essersi avvalsi della facoltà di votare anticipatamente durante la settimana antecedente l'Election Day. 

E così i 29 Voti Elettorali della Florida sono ancora in attesa di essere assegnati, ad Obama che ha già vinto anche senza, o a Romney che a questo punto non saprebbe che farsene; ma in attesa ci sono anche alcuni dei candidati alla camera e al Senato da eleggere in quello Stato, e per loro la faccenda è molto più rilevante.

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