Peter Thiel: la pecora nera della Silicon Valley che ha vinto scommettendo su Trump

Da lui potrebbe dipendere parte del futuro del settore tecnologico, dalla net neutrality ai veicoli autonomi passando per i droni commerciali. Il suo investimento sul miliardario renderà quanto quello su Facebook? Aria di conflitti di interesse

La pecora nera della Silicon Valley si trova catapultata sul palcoscenico della politica nazionale americana. E la Silicon Valley che fino ad ora ne ha preso le distanza sta scoprendo di averne forse bisogno in vista di un'amministrazione, quella di Donald Trump, che potrebbe rivoluzionare le regole del gioco.

Una scommessa su Trump come quella redditizia su Facebook?
La "black sheep" si chiama Peter Thiel, ha 49 anni, e ha stupito tutti nel mondo tecnologico statunitense promuovendo e finanziando la candidatura del repubblicano. Mentre in California c'è chi rilancia l'idea di una secessione dopo la vittoria di Trump alle elezioni presidenziali dell'8 novembre, nel mondo tech circola una domanda: la scomessa di Thiel su Trump gli garantirà gli stessi lauti rendimenti di quella fatta su Facebook, il social network in cui investì ai suoi albori mezzo milione di dollari per una quota del 10% che lo ha poi reso un miliardario?

Thiel, storicamente un libertario, ha dato il suo endorsement al miliardario di New York dal palco della convention del partito repubblicano a luglio. Trump però non era stata la sua prima scelta: durante la stagione delle primarie aveva finanziato con 2 milioni di dollari la candidatura della repubblicana Carly Fiorina, ex amministratore delegato di Hewlett-Packard. Alla campagna di Trump ha poi donato 1,25 milioni di dollari e lo ha fatto nelle sue ore più buie: quelle in cui stava cercando di arginare i danni provocati da un video del 2005 in cui un 59enne Trump si vantava di potere fare di tutto alle donne, anche "prenderle per i genitali".

Tre giorni dopo l'Election Day, colui che ha co-fondato il sistema di pagamenti online PayPal (un tempo parte del sito di aste eBay) è entrato a fare parte insieme ad altre 16 persone del comitato esecutivo della squadra chiamata a curare il passaggio dall'amministrazione Obama a quella del 45esimo presidente. Thiel, un prodigio degli scacchi nato in Germania e trasferitosi in Usa con i genitori all'età di un anno, sembra destinato a dettare la politica americana in campo tecnologico.

La posta in gioco
In gioco ci sono la net neutrality (che garantisce la stessa velocità di internet per vari tipo di siti e contenuti), i programmi di sorveglianza del governo e il rimpatrio della montagna di cash parcheggiata all'estero di giganti come Apple non disposti a portare a casa quel denaro a causa delle tasse che sarebbero costretti a versare al Fisco Usa (Trump ha promesso di abbassare l'aliquota in questione, pari attualmente al 35%, a un 10% una tantum). Gli anni a venire saranno cruciali anche per l'impianto regolatorio legato alle auto autonome (non a caso un'associazione che rappresenta gruppi come Fca e Gm ha già scritto a Trump fornendo proposte) e ai droni commerciali (quelli con cui Amazon vorrebbe recapitare i pacchi ordinati dai suoi clienti).

A preoccupare non è la contrarietà di Thiel al Patriot Act (la legge firmata 45 giorni dopo l'attacco alle Torri Gemelle del 2001 dall'allora presidente George W. Bush e che ha legalizzato la sorveglianza di americani ordinari nel nome della sicurezza nazionale) ma semmai la contrarierà alla net neutrality. Ma soprattutto gli osservatori temono un attacco al Primo emendamento della Costituzione Usa, quello che garantisce la libertà di parola ed espressione. Perché? Per capirlo, bisogna risalire al caso legale che ha portato il gruppo media Gawker alla bancarotta. L'omonimo sito era stato denunciato per avere fatto circolare un video sessuale del campione di wrestling Hulk Hogan, che ha vinto il braccio di ferro in tribunale. Il punto è che la causa legale di Hogan è stata finanziata per 10 milioni di dollari da Thiel, che ha così attuato una sorta di vendetta contro Gawker per avere svelato un decennio prima che era gay.

Essendo parte della Silicon Valley, Thiel potrebbe tranquillizzare le aziende americane timorose di non riuscire più a reclutare talenti stranieri. Non è un caso che nella settimana della vittoria elettorale di Trump i titoli cosiddetti FANG abbiano perso quota. Si tratta di Facebook, Amazon, Netflix e Google, controllata di Alphabet. Nel mirino di Trump ci sono i visti H-1B. Una stretta su questo fronte, avvertono alcuni osservatori, potrebbe essere controproducente per gli Usa visto che i gruppi potrebbero scegliere di assumere personale all'estero impedento a Trump di tenere fede al suo motto "Make America Great Again".

Conflitto di interessi?
Si temono poi conflitti di interesse, già sorti non appena Trump ha affidato ai suoi figli più grandi la gestione del suo impero imprenditoriale ma allo stesso tempo li ha fatti entrare nel suo transition team: si tratta del 38enne Donald Junior, della 35enne Ivanka e del 32enne Eric ai quali si aggiunge Jared Kushner, il marito di Ivanka. Come se non bastasse in quella squadra è finita anche Pam Bondi, il procuratore generale della Florida il cui comitato politico ha ricevuto da Donald una donazione nel 2013 per 25.000 dollari (non denunciata al Fisco ed elargita, guarda caso, quando Bondi stava valutando se aprire un'inchiesta su presunte frodi nell'ormai defunta Trump University).

Anche per Thiel c'è un rischio di conflitto di interesse. E' cofondatore di Palantir Technologies, azienda specializzata in big data con stretti legami con la Cia. Attraverso la sua società di venture capital Founders Fund, ha inoltre investimenti in SpaceX, Airbnb, Spotify e Lyft, l'anti Uber americana.

Perché Trump
Per un uomo come Thiel che crede nel progetto del Seasteading Institute - creare città nell'oceano su cui i governi non possono mettere le mani - una carriera politica sembra improbabile. Almeno stando a quanto da lui spiegato al Wall Street Journal all'indomani dell'Election Day: sono "abbastanza felice" come venture capitalist. "Non ho alcuna intenzione di avere un lavoro a tempo pieno" a Washington tanto più che è da 20 anni che non pratica legge.

Certo è che Thiel ha avvertito il malumore di quell'America che ha votato per Trump. Al National Press Club di Washington il 31 ottobre parlò di fronte a un pubblico folto dicendo che "dove lavoro nella Silicon Valley, le persone stanno alla grande ma molti americani non hanno partecipato a quella prosperità". Secondo lui gli Usa "sono in stagnazione se non in netto declino" mentre le elite "non hanno il senso di quello che sta accadendo".

La pecora nera della Silicon Valley se l'è presa con i media proprio al National Press Club perché secondo lui "non hanno mai preso sul serio" Trump "ma lo hanno preso sempre alla lettera". Per Thiel "molti elettori che hanno votato per Trump lo hanno preso sul serio e non alla lettera". Un altro modo per dire che quando il magnate del mattone dice di volere costruire un muro lungo il confine tra Usa e Messico in realtà sta indicando che si avrà una politica migliore sull'immigrazione. E per quanto non avrebbe detto o fatto cose di cui Trump è stato criticato pesantemente, Thiel è convinto che ci sia "una grande differenza tra fare campagna elettorale e governare". E' un po' quello su cui ha scommesso Wall Street, che il venerd" successivo all'Election Day ha visto il Dow Jones archiviare per il secondo giorno di fila un record chiudendo la migliore settimana dal 2011 proprio grazie all'effetto Trump.

Thiel spera - e non è certo il solo - in un Trump che sappia essere il presidente di tutti. E scommette che il miliardario di New York sarà "socialmente moderato su molte questioni" come i diritti dei gay. Ora resta da vedere se la scommessa di Thiel si rivelerà corretta. Come riferito da un suo amico al WSJ, lui "fa scommesse contrarian non quando sa che vincerà ma quando sa che le probabilità di vincere sono molto superiori di quello che pensa la maggioranza della gente".

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