Pistoletto rende omaggio al lavoro con la sua Arte povera

Le opere alla galleria Luhring Augustine di New York. Ascolta l'intervista di Mario Platero

Ascolta l'audio dell'intervista di Mario Platero a Michelangelo Pistoletto


“Lavoro vuol dire azioni, oggetti, macchine, persone che operano”. Con queste parole, Michelangelo Pistoletto, esponente di spicco del movimento artistico dell’Arte povera, spiega il concept creativo della mostra “Lavoro”. Dal 22 al 28 aprile, alla galleria Luhring Augustine di New York, si potranno ammirare le opere di uno dei maestri dell’arte contemporanea. “Il progetto - dice Pistoletto, intervistato da Mario Platero – nasce da un’operazione molto realistica di ristrutturazione della cittadellarte, la fondazione che ho creato a Biella. Ci sono appunto operai, macchine. E’ un soggetto che sto vivendo in questo momento e l’ho bloccato, ho bloccato questi soggetti e li ho fissati sulle superfici specchianti”.

Un gruppo di lavoratori, una betoniera verde sporca di ruggine, un passacavi rosso, una scaletta bianca. Sono questi alcuni dei soggetti ritratti da Pistoletto, che sceglie un tema attuale, soprattutto alla luce del dibattito in corso in questi giorni in Italia. Una disputa, quella sull’articolo 18, su cui l’artista ha le idee chiare: “Bisogna che i sindacati cerchino di portare i lavoratori a un punto di incontro con chi produce, perché insieme si possa superare questa crisi mondiale”.

“Lavoro” è la seconda esposizione di Pistoletto alla Luhring Augustine. Noto soprattutto per i suoi quadri specchianti, l’artista approda in America nel 1958. “All’epoca facevo opere molto materiche. Con i quadri specchianti la materia si è rarefatta, è diventata specchio e il gallerista (Tazzoli di Torino, ndr) è rimasto sconvolto”. Tanto sconvolto da vergognarsi di presentare le sue creazioni durante una visita di Gianni Agnelli: “Nel momento in cui il mio lavoro in quella galleria veniva rifiutato, ho avuto la fortuna di incontrare Ileana Sonnabend, che stava portando per la prima volta a Parigi le opere degli artisti pop” racconta Pistoletto. Ileana Sonnabend compra l’intera mostra e rileva il contratto con la galleria Tazzoli di Torino. E’ poi Leo Castelli, ex marito di Ileana, che porta a New York i lavori di Pistoletto: “Era il momento in cui stava nascendo la Pop art in America, un’arte che evolveva rispetto all’action painting, non era più un’arte astratta, ma figurativa”, spiega Pistoletto. Tra gli artisti di Leo Castelli, in quegli anni, ci sono grandi nomi: Rosenquist, Jasper Johns, Rauschenberg, Lichtenstein, Oldenburg, Warhol. E l’America, a differenza dell’Italia, è pronta a ricevere il lavoro di Pistoletto.

L’arrivo a New York rappresenta per il maestro la realizzazione del sogno futurista: “I futuristi pensavano a una crescita illimitata. L’idea di uno sviluppo senza limite della tecnologia, della scienza e dell’economia era a portata di mano. Il fatto stesso che io potessi volare a New York era già il sogno futurista realizzato” spiega. Ma non è il movimento futurista che sta all’origine del suo stile: “La mia ispirazione nasce dall’Europa, dall’Italia, dall’arte bizantina addirittura, dai fondi oro. Io ho trasformato il fondo oro in specchio e lo specchio mi dà il finito nell’infinito. E’ un’oggettività che non ha limite”.

I quadri specchianti costituiscono la base della ricerca e produzione artistica di Pistoletto e della sua parallela riflessione teorica. Poi, nel 1965, si allontana dalla Pop art: “In quel periodo, in Italia, ho fatto una serie di lavori dal titolo “oggetti in meno”, che toglievano il significato di unicità, di segno e di firma all’artista. Quindi erano una contraddizione in un mercato dell’arte in cui si pretendeva che l’artista avesse un proprio marchio per sempre. E’ in quel momento che nasce l’Arte povera”. Oggi, i lavori di Pistoletto, sono esposti nei maggiori musei d’arte moderna e contemporanea. Tra questi, il Moma e il Guggenheim di New York, il Beaubourg di Parigi, la Galleria nazionale d’arte moderna a Roma, il museo Reina Sophia di Madrid e il Tate modern di Londra.

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