Possibile multa miliardaria a Fca preoccupa gli investitori. Incertezza non passerà presto

L'Epa accusa la casa automobilistica di violazioni sulle emissioni diesel. Una conclusione non appare a portata di mano in tempi brevi, tanto più che, come previsto e come di consueto in questi casi, anche il dipartimento di Giustizia ha avviato un'indagi

I timori sulle possibili multe che Fiat Chrysler Automobiles rischia negli Stati Uniti sulla scia delle accuse dell'agenzia per la tutela ambientale su possibili violazioni degli standard sulle emissioni di circa 104.000 vetture diesel mettono sotto pressione gli investitori, che probabilmente non riusciranno a scacciare le preoccupazioni finché la vicenda non sarà archiviata.

Una conclusione non appare a portata di mano in tempi brevi, tanto più che, come previsto e come di consueto in questi casi, anche il dipartimento di Giustizia ha avviato un'indagine per fare chiarezza sulle accuse dell'Environmental Protection Agency (Epa), secondo cui la casa automobilistica ha commesso violazioni nel determinare e nel comunicare i livelli di emissioni nocive.

Fca, che ha negato con forza di avere commesso violazioni, rischia sanzioni fino a 4,6 miliardi di dollari, cosa che il 12 gennaio, quando sono emerse le accuse dell'Epa, ha fatto crollare de 16% il titolo a Milano e più del 10% a Wall Street. Il giorno successivo, le azioni sono risalite in Europa (+4,4%, non abbastanza per recuperare le perdite precedenti), ma non si sono riavvicinate ai massimi storici del marzo 2015 sfiorati nei giorni precedenti.

Se è vero che la vicenda di Fca appare diversa dal Dieselgate che ha travolto Volkswagen, che spenderà fino a 22 miliardi di dollari negli Stati Uniti per rispondere alle richieste di consumatori, autorità e concessionarie, è inoltre vero che è molto differente anche la posizione finanziaria della casa automobilistica guidata da Sergio Marchionne. Fca, che ha un debito netto di 6,5 miliardi di dollari, ha liquidità molto inferiore alla società tedesca.

Secondo l'Epa, Fca non ha comunicato la presenza di un software montato su circa 104.000 vetture, cosa che ha consentito di barare sui livelli di emissioni. Tuttavia, per il momento, mentre le indagini dell'agenzia sono ancora in corso, non si è parlato di "un dispositivo studiato per ingannare" clienti e autorità, come era stato fatto invece nel caso di Volkswagen.

Gli analisti stanno facendo del loro meglio per determinare lo scenario migliore e peggiore, stimando multe potenziali, che vanno da alcune centinaia di migliaia di dollari, se l'accusa si ridurrà a difetti di comunicazione, a oltre 4 miliardi, se ci saranno accuse penali e se la casa automobilistica sarà costretta a richiamare le vetture. "Lo scenario di base è che si arrivi a un patteggiamento per circa 140 milioni di dollari, cifra molto gestibile per Fca", ha detto Stuart Pearson, analista di Exane Bnp Paribas.

Va detto che, finché la questione non sarà chiusa, l'incertezza è destinata a restare significativa, con pressioni sull'andamento del titolo, che dopo l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, l'8 novembre, aveva guadagnato il 70% circa. Il presidente eletto, infatti, non ha mai fatto mistero della propria posizione molto meno rigida sui temi ambientali rispetto al suo predecessore Barack Obama.

Il braccio di ferro sull'ambiente tra l'amministrazione attuale e la futura amministrazione Trump è del resto destinato a continuare fino all'ultimo giorno di Obama alla Casa Bianca. Il 13 gennaio l'Epa ha confermato gli standard sulle emissione delle auto fino al 2025. La decisione che stabilisce livelli molto restrittivi è stata più volte contestata dall'industria automobilistica americana. Si tratta di un rush finale per rafforzare l'eredità sul clima di Obama: tuttavia le regole potranno essere riviste da Donald Trump.