Pressing di oltre 100 Ceo sul Congresso Usa per salvare i Dreamers

C'è tempo fino al 19 gennaio, quando va trovato un accordo per evitare la paralisi del governo Usa. Intanto retate in un centinaio di minimarket a caccia di lavoratori illegali

Gli amministratori delegati di oltre 100 tra grandi aziende e organizzazioni commerciali americane stanno intensificando il loro pressing sul Congresso Usa affinché approvi entro la fine della settimana prossima una legislazione che protegga le persone che vivono in Usa senza permesso di soggiorno e dove vi arrivarono da bambini. Il tutto succede mentre le forze dell'ordine chiamate a lottare contro l'immigrazione illegale ieri hanno compiuto una serie di retate in quasi un centinaio di negozi a marchio 7-Eleven in 18 Stati americani per stanare chi dà lavoro a migranti privi dei documenti necessari. Ventuno persone sospettate di trovarsi illecitamente in Usa sono state arrestate. E' stata l'azione più forte ad essere stata compiuta direttamente nei posti di lavoro da quando Donald Trump è diventato presidente Usa il 20 gennaio 2017.

La lettera al Congresso dei Ceo d'America
Sul primo fronte, i numeri uno di gruppi come Apple, Amazon, Ibm, General Motors, Facebook, Dropbox e Blackstone hanno inviato una lettera alla leadership del Parlamento statunitense nella quale calcolano un impatto negativo di 215 miliardi di dollari sul Pil americano se verrà permessa la scadenza di Deferred Action for Childhood Arrivals (Daca), un programma in vigore dal 2012 e voluto da Barack Obama per proteggere dall'espulsione i cosiddetti "Dreamers".

Nella missiva, che oggi comparirà sulle pagine dei principali quotidiani statunitensi, si legge che "il termine imminente del programma Daca sta creando una crisi incombente per la forza lavoro in tutto il Paese. Se non si agisce in tempo, le aziende perderanno talento di valore provocando problemi nella forza lavoro e risultando in costi significativi".

C'è tempo fino al 19 gennaio prossimo anche se Daca sarà in vigore fino al 5 marzo prossimo. La scadenza più vicina è dovuta al fatto che tra due venerdì i legislatori Usa dovranno trovare una soluzione per evitare una paralisi di governo, il cosiddetto shutdown. Il punto è che l'immigrazione è diventato un nocciolo duro delle trattative tra la maggioranza repubblicana a Capitol Hill e la minoranza democratica, trattative con cui si punta a continuare a finanziare il governo. I democratici vogliono usare lo spettro dello shutdown - che avrebbe ricadute sui mercati finanziari - per infilare nella legislazione una soluzione sui Dreamers. I repubblicani preferirebbero tenere le due questioni separate.

A complicare il quadro è stata una decisione di un tribunale della California, che ha bloccato temporaneamente l'abrogazione, decisa dalla nuova amministrazione nel settembre 2017, di Daca. Trump ha reagito dicendo che il sistema giudiziario statunitense è "guasto e ingiusto". E ha reso ancora più confusa la situazione dicendo che ogni accordo deve comprendere i fondi per finanziare il suo "bellissimo muro" che vorrebbe costruire lungo il confine tra Usa e Messico.

Retate in un centinaio di minimarket
Tornando alle retate nei negozi 7-Eleven, Thomas Homan, direttore ad interim dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) - agenzia parte del dipartimento per la Sicurezza nazionale - ha dichiarato in una nota che "le azioni di oggi (ieri, ndr) inviano un messaggio forte alle aziende americane che assumono e danno lavoro a una forza lavoro illegale: l'Ice farà applicare la legge e se qualcuno viene beccato mentre viola la legge, ne pagherà le conseguenze". Questo vale anche per i proprietari di esercizi commerciali.

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