Primo calo posti lavoro Usa da settembre 2010, ma disoccupazione a minimo da 2001

Il ribasso è principalmente dovuto agli uragani Harvey e Irma, che hanno colpito Texas e Florida tra agosto e settembre. Secondo gli esperti si tratta di un rallentamento temporaneo.

In settembre le aziende americane hanno visto calare i posti di lavoro per la prima volta da settembre 2010, mettendo fine a sette anni di fila di crescita costante dell'occupazione. Il ribasso è principalmente dovuto agli uragani Harvey e Irma, che hanno colpito Texas e Florida tra agosto e settembre. Secondo gli esperti si tratta di un rallentamento temporaneo. Il tasso di disoccupazione è calato più delle stime.

Negli Stati Uniti sono andati in fumo 33.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 80.000 unità. Come riferito dal dipartimento al Lavoro, il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,4% al 4,2%, mentre la previsione era per un dato invariato.

Secondo gli esperti, la perdita di posti di lavoro di settembre è appunto legata agli uragani e non deve essere interpretata come una battuta d'arresto strutturale dell'occupazione americana: sul dato ha pesato il cattivo andamento della ristorazione e di altri settori che risentono del passaggio di Harvey e Irma. Infatti, i numeri di agosto sono stati rivisti al rialzo da +156.000 a +169.000 posti di lavoro creati, con una media mensile di 172.000 unità nei dodici mesi ad agosto.

Inoltre, escludendo il calo di settembre, negli Stati Uniti sono stati creati posti di lavoro ogni mese da ottobre 2010, cosa che ha consentito di riassorbire i quasi 16 milioni di posti andati in fumo durante la recessione (è stata la serie migliore da quella registrata tra il 1986 e il 1990).

A questo si aggiunge il fatto che, come detto, il tasso di disoccupazione è calato dal 4,4 al 4,2%, un livello che non si vedeva dall'inizio del 2001 e che è del 3% più basso rispetto da agosto 2013, quando si attestava al 7,2%, ed è all'interno della media tra il 4 e il 5% di prima della recessione.  La Federal reserve considera come tollerabile un valore di lungo termine non superiore al 5,5%.

In buona sostanza, secondo gli analisti il dato non modifica lo scenario economico, motivo per cui la Banca centrale americana continua ad avere basi solide per proseguire con la progressiva normalizzazione della politica monetaria (la Banca centrale ha alzato due volte i tassi quest'anno, a marzo e giugno, all'attuale range tra 1 e 1,25% e potrà stringere ulteriormente le maglie entro fine anno). Nel 2016 erano stati creati in media 187.000 posti al mese, contro la media di 225.000 del 2015 e di 260.000 del 2014 (2014 e 2015 sono stati gli anni migliori dal 1999). Secondo gli analisti occorrono circa 145.000 nuovi posti al mese per rafforzare in modo adeguato il mercato del lavoro.

La partecipazione alla forza lavoro, che si attesta attorno ai minimi in 40 anni, è salita al 63,1%, sopra il minimo da ottobre 1977, pari a 62,4%, ma al di sotto del 66% di prima della recessione. In rialzo i salari orari, che sono saliti di 12 centesimi, lo 0,45%, a 26,55 dollari rispetto al mese precedente, mentre su base annuale sono saliti del 2,9%, sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni. La durata della settimana media di lavoro è rimasta ferma a 34,4 ore, livello attorno a cui si attesta da vari mesi.

Da segnalare che le perdite più consistenti di posti di lavoro si sono avute nel settore della ristorazione (-105.000) e manifatturiero (-1.000), mentre sono stati creati nuovi occupati nella sanità (+23.000), nelle attività finanziarie (+10.000) e nei trasporti (+22.000).

Includendo anche i 5,1 milioni di americani che si accontentano di un lavoro part-time (in calo dai 5,3 milioni precedenti) e i 421.000 scoraggiati (132.000 in meno dal mese precedente) il tasso disoccupazione si è attestato all'8,3%, contro l'8,6% del mese precedente. I disoccupati di lungo termine (quelli senza lavoro da almeno 27 settimane) erano circa 1,7 milioni, come il mese precedente, e rappresentano il 25,5% del totale, meno del 25,9% del mese precedente.

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