Problemi alla sicurezza di chip: potenzialmente tutti i computer sono a rischio

Falla nei microprocessori degli ultimi 10 anni. Chiamati in causa Intel ma anche AMD e Arm

Per il secondo giorno di fila il 3 gennaio i titoli di produttori di microprocessori sono stati protagonisti di un rally che c'è stato a spese di Intel, appesantito da indiscrezioni arrivate il giorno precedente dalla stampa britannica e secondo cui i chip del gruppo soffrirebbero di problemi che sollevano timori di sicurezza per i suoi prodotti.

Quei problemi, si è scoperto poi, chiamano in causa i processori di quasi tutti i computer al mondo e potrebbero essere sfruttati da hacker per rubare il contenuto nella memoria di computer ma anche di dispositivi mobili, pc e server che funzionano su reti cloud. Al momento non sembra che i pirati informatici si siano avvantaggiati di tali vulnerabilità, chiamate Meltdown e Spectre (per la quale non sembra ci sia una soluzione rapida). Tutti i chip sul mercato sono virtualmente a rischio, inclusi quelli delle americane Intel e Amd e della britannica ARM.

A mercati ormai chiusi il Ceo di Intel, Brian Krzanich, ha tentato di sminuire la gravità della situazione. Intel ha diffuso una nota dicendo che il problema, segnalato tempo fa dai ricercatori di Google, non riguarda solo i chip di Intel come indicato dal sito specializzato in tecnologia (in cui il mercato aveva creduto visto il rally del 5% di Advanced Micro Devices in borsa).

Citando le indiscrezioni, Intel ha definito "incorretto" il fatto che il 'bug' sia unicamente di Intel. "Sulla base di varie analisi, molti tipi di dispositivi con diversi tipi di processori e sistemi operativi sono suscettibili" a questo problema, che potrebbe condizionare fornitori di servizi cloud come Amazon, Microsoft e Google. Intel ha anche detto che contava di parlare della questione la settimana prossima, "quando maggiori aggiornamenti di software e firmware saranno disponibili" ma si è trovata costrettata ad anticipare i tempi visto quanto riportato dalla stampa. "Crediamo di avere la soluzione a disposizione", ha detto Krzanich mentre i ricercatori all'origine della scoperta hanno diffuso documenti che descrivevano il problema anche loro in anticipo rispetto al previsto. 

Intel ha precisato che sta lavorando con Amd, Arm e altre aziende di software per risolvere la questione. Alla fine della giornata Google e Microsoft - produttore del sistema operativo Windows - hanno detto di avere aggiornato i loro sistemi per far fronte al caso. Apple aveva una soluzione parziale ma dovrebbe avere un ulteriore aggiornamento.

Amd ha inizialmente detto che "per via delle differenze nell'architettura Amd, crediamo che al momento ci siano zero rischi per i processori Amd". Poi il gruppo ha ammesso di soffrire della stessa vulnerabilità dando di fatto ragione a Intel. Amd ha aggiunto: "Come facciamo tipicamente quando un potenziale problema alla sicurezza è individuato, Amd sta lavorando attraverso il suo ecosistema per valutare e rispondere" alla situazione "in modo da garantire che i suoi utenti siano protetti".

Mentre per gli analisti di Bernstein rischia cause legali, Intel si è difesa anche in una conference call durante la quale quanto riportato da Register è stato definito come "potenzialmente fuorviante" visto che i suoi chip stanno "funzionando come previsto". Il gruppo esclude implicazioni di tipo finanziario ma il suo titolo è stato punito: al Nasdaq ha ceduto il 3,4% a 45,26 dollari. Nel dopo mercato ha perso oltre l'1%. Negli ultimi 12 mesi ha guadagnato quasi il 24%.

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