Dall'Italia alle case delle star


Enrico Bonetti sta lavorando alla scuola più innovativa di Manhattan


04.09.11

19:32

Entusiasmo ed incoscienza. Senza quel pizzico di follia iniziale, Enrico Bonetti confessa che forse non sarebbe mai partito per la sua avventura americana che oggi lo ha portato ad essere architetto e interior designer affermatissimo a New York, arrivato alla notorietà per avere realizzato case e boutique per la stilista Donna Karan. Oggi è impegnato in quella che si annuncia essere la nuova scuola elementare privata più innovativa di Manhattan. E per beneficienza dà una mano al cantante Jon Bon Jovi, per costruire un ristorante/cucina popolare in New Jersey. Un lungo percorso da quando arrivò a New York, nel 1992, quasi per caso. “A volte quello che serve è solo tanto entusiasmo. Nella mia ingenuità ho pensato che fosse tutto facile. Meno male che ero così, perchè se avessi saputo quanto era difficile forse non sarei mai partito”.

Nel raccontare la sua storia, Bonetti parla spesso di “caso”. Originario di Bologna e laureato in architettura a Venezia con Aldo Rossi, Bonetti arrivò a New York seguendo una ragazza americana che aveva conosciuto in Italia. Per caso, appunto. “Venni in vacanza nel 1992, poi decisi di predermi un anno sabbatico. Alla fine mi resi conto che mi divertiva di più stare qui. E sono restato”. Con quella ragazza finì tutto molto rapidamente. Iniziò invece una storia d’amore con New York, ben più duratura. 

Come tutte le relazioni di successo anche quella di Bonetti con l’America richiese impegno e determinazione. Tra le difficoltà iniziali ci furono la complessità nel farsi riconoscere il percorso di studi, adattarsi al sistema di misurazione diverso e alla differenti pratiche di costruzione. Per questo, a chi voglia seguire le sue orme, Bonetti consiglia di iniziare con un internship, magari in un grande studio. Il suo percorso iniziale, ancora una volta, fu determinato dal caso. “Per caso – racconta- trovai ad un annuncio dove cercavano un architetto con esperienza di costruzione in Italia”. L’esperienza servì a riutilizzare le sue conoscenze e allo stesso tempo ad imparare nella pratica il modo di lavoro diverso. “Così mi sono rimesso al passo”, racconta.

Ricominciare da capo fu necessario, ma, una volta partita, la carriera di Bonetti decollò. Nel 2000, aprì lo studio di Bonetti Kozerski insieme al collega Dominic Kozerski. Oggi, uno dei progetti più importanti cui stanno lavorando, insieme allo studio Perkins Eastman, ad Avenues, una scuola elementare privata che aprirà nel 2012 e per cui le famiglie di New York fanno già la fila. L’edificio di dieci piani, nel quartiere di Chelsea riutilizza uno spazio esistente, all’insegna della sostenibilità. Il progetto per gli interni, dai grandi spazi e ampie finestre, in stile loft, punta a rispecchiare il curriculum scolastico. “La cosa principale che cerchiamo di fare è creare un luogo dove sia piacevole passare il tempo, dobbiamo ripensare il design incentrandolo sul bambino. Ci scostiamo dalle scuola tradizionali dove le classi sono fatte per un insegnante in cattedra, qui c’è meno gerarchia, invece di avere singoli banchi i bambini vengono messi in tavoli da quattro o cinque. Poi si punta a personalizzare la fasi di studio, portando il bambino sempre più fuori dalla classe fino a fargli avere uno suo piccolo spazio privato”.

Mentre lavora all’ambizioso edificio, Bonetti, si sta occupando anche di altri progetti. In collaborazione con una designer spagnola, a breve avvierà una linea di mobili che saranno lavorati da artigiani locali in Cameroun. “Mi piace pensare di realizzare qualcosa che può essere d’aiuto ad altri”. Un progetto interamente pro bono è l’aiuto dato alla Fondazione Jon Bon Jovi per realizzare gli spazi del "community restaurant" Soul Kitchen. A metà strada tra ristorante e cucina popolare, in una zona depressa del New Jersey, è un locale dove si può avere un pasto di tre portare per 10 dollari o in cambio del proprio lavoro volontario in cucina o ai tavoli.

“Qui posso fare cose che mi divertono, sono fortunato”, ammette Bonetti. Costruire in Italia gli piacerebbe, dice, ma all’idea di tornare indietro non pensa un attimo. “Mi annoierei troppo”.

 

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