Rapporto Onu, i dettagli contro Assad

Gli ispettori non l'hanno scritto, ma l'hanno fatto capire: i missili sarebbero stati sparati dalle postazioni controllate dalle truppe d'elite del presidente

Gli esperti dell'Onu non l'hanno scritto, ma l'hanno fatto capire, se si leggono i dettagli del loro rapporto sulle armi chimiche in Siria: a usarle sarebbero state le formazioni militari d'elite fedeli al presidente Bashar al-Assad. A notarlo è il New York Times.

Gli ispettori, il cui compito era quello di indagare sull'uso di armi chimiche, senza indicare i presunti responsabili, hanno però determinato la traiettoria di due missili usati nell'attacco che lo scorso 21 agosto ha provocato circa 1.400 morti: i razzi sarebbero partiti dall'avamposto governativo sul monte Qasioun, che svetta su Damasco, da dove i militari della Quarta divisione proteggono il palazzo presidenziale. 
"E' il centro di gravità, il cuore del regime" ha dichiarato Elias Hanna, generale in pensione dell'esercito libanese e docente di strategia e geopolitica all'Università americana di Beirut. I dati presentati dagli ispettori, quindi, avvalorano le indicazioni pubbliche fornite dalle intelligence di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia e mostrano che l'attacco sarebbe stato condotto sfacciatamente dalle forze governative, che avrebbero lanciato l'attacco chimico dalla stessa area da cui usano le armi convenzionali dall'inizio della guerra.

I dati contenuti nel rapporto dell'Onu, nonostante le smentite di Russia e Siria, che pubblicamente hanno accusato i ribelli per l'uso di armi chimiche, cancellerebbero qualsiasi dubbio, se ne fosse confermata l'esattezza: i ribelli siriano non sono mai riusciti ad avvicinarsi al monte Qasioun, fortezza delle elite militari fedeli ad Assad. "Abbiamo unito i puntini forniti da questi numeri (degli ispettori dell'Onu, ndr) per vedere da soli da dove presumibilmente sono stati lanciati i missili e da chi" ha detto Josh Lyons, analista di Human Rights Watch, che ha analizzato i dati degli ispettori, arrivando alla stessa conclusione del New York Times, che a sua volta ha studiato il rapporto: i missili con il gas sarin sarebbero stati lanciati dalla base delle Guardie repubblicane della 104esima Brigata, sul lato ovest della montagna; uno dei due razzi potrebbe invece essere stato lanciato dalla base di Mezzeh, vicino ai piedi del monte, sempre in mano alle forze governative.

Gli esperti delle Nazioni Unite che hanno indagato in Siria hanno riscontrato "prove evidenti e convincenti" dell'uso di armi chimiche; secondo loro, lo scorso 21 agosto sarebbero stati impiegati oltre 350 litri di gas sarin. Nella prima pagina del rapporto, si legge che le armi chimiche sono state usate "su scala relativamente vasta" durante il conflitto siriano. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha spiegato che le Nazioni Unite avevano il compito di indagare sull'uso di armi chimiche, non di trovare i colpevoli. "Starà agli altri decidere se indagare ancora per determinare le responsabilità" ha detto.

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