Razzismo, Michelle Obama ricorda 60 anni di lotte

La First Lady celebra il sessantesimo anniversario di una sentenza storica che mise alla segregazione nelle scuole

Michelle Obama ha ricordato i passi avanti in sessant'anni di lotte contro il razzismo, e il tanto lavoro che ancora da fare. Lo ha fatto in occasione dell'anniversario della storica sentenza della Corte Suprema del 1954, che dichiarò illegale la segregazione nelle scuole americane. Il caso passò alla storia con il nome "Brown vs. Board of Education".

La cornice dell'evento è stata la celebrazione di ieri dei diplomati delle scuole di Topeka, Kansas. "Penso che sia appropriato celebrare qui", ha dichiarato la First Lady di fronte ad un gruppo nutrito di studenti. "E non solo perché [il caso Brown] è iniziato a Topeka o perché il suo 60esimo anniversario ricorre domani (17 maggio), ma perché credo che tutti voi siete l’eredità viva, vitale di questa causa”.

“Per molti anni avete studiato tutti nelle stesse classi, avete giocato nelle stesse squadre, siete andati alle stesse feste”, ha detto la first lady rivolta ai giovani studenti. “E questo era il sogno di Brown”.

Linda Brown era un'alunna di colore residente a Topeka, che nel 1951 si vide rifiutare l'iscrizione in una scuola bianca in prossimità del suo domicilio, e si dovette iscrivere a una scuola nera distante più di un chilometro. Oliver, il padre di Linda (da cui il nome della causa) scelse di contestare questa decisione in tribunale con un'azione di gruppo, insieme ad altri genitori.

La First Lady ha tracciato un percorso positivo nell'America di oggi. “[…] Voi tutti date per scontata la diversità di cui siete circondati. Forse non la notate nemmeno. Ed è comprensibile, visto il Paese in cui siete cresciuti: con una donna Governatore (della Federal Reserve, Janet Yellen, ndr), una giudice della Corte Suprema ispanica (Sonia Maria Sotomayor, ndr), un presidente di colore (il marito Barack Obama, ndr). [...] Se qualcuno dovesse fare qualche battuta razzista su Twitter, immagino che molti di voi gli risponderebbero facendogli sapere che non è carino”.

Ma al tempo stesso la moglie del presidente degli Stati Uniti ha messo in guardia dal considerare la lotta contro la segregazione ormai conclusa: “Molti distretti di questo paese hanno fatto passi indietro nello sforzo di integrare le proprie scuole, e molte comunità sono diventate meno variegate in quanto le persone si sono trasferite dalle città alle periferie. [...] E troppo spesso, queste scuole non sono paritarie, specialmente quelle frequentate da studenti di colore, con classi malconce e insegnanti meno preparati.”

“La verità è che Brown vs. Board of Education non riguarda solo la nostra storia, ma il nostro futuro", ha detto.

“La buona notizia è che probabilmente non dovrete portare una causa in tribunale o arrivare fino alla Corte Suprema. Potete tutti fare la differenza ogni giorno, nelle vostre vite. Iniziando dalle vostre famiglie […] o quando all’università vi unirete ad una confraternita […] o quando sarete al lavoro, e sarete quelli che chiederanno: Abbiamo davvero tutte le voci e i punti di vista necessari qui al nostro tavolo?”.

“Non sarà facile”, ha ammonito la First Lady. “Ci saranno delle volte in cui sarete frustrati o scoraggiati. Ma ogni volta che io inizio a sentirmi così, mi piace fare un passo indietro e ricordarmi di tutti i progressi che ho visto nella mia breve vita”.

Michelle Obama ha ricordato la sua infanzia segnata dalla ghettizzazione sociale. “Penso a mia madre che, da ragazzina, andava in una scuola segregata di Chicago, e si sentiva pungere dalla discriminazione. E penso ai nonni di mio marito, persone bianche nate e cresciute qui in Kansas - essi stessi prodotto della segregazione […] - che tirarono su il loro nipotino bi-razziale. E poi penso a come quel ragazzino sia cresciuto e diventato il presidente degli Stati Uniti e di come, oggi, quella ragazzina di Chicago stia crescendo le sue nipoti (Malia e Sasha, ndr) alla Casa Bianca”.

“E poi penso alla storia di una donna chiamata Lucinda Todd, che fu il primo genitore a sottoscrivere [la causa di Brown]", ha concluso la First Lady. "E oggi, sei decenni più tardi, la nipote di Todd, una ragazza di nome Kristen Jarvis, lavora come mio braccio destro alla Casa Bianca, ed è qui con me oggi”.

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