Rcs: la battaglia legale con Blackstone su via Solferino da NY si sposta in Italia

Lo ha deciso un giudice di New York, dove il fondo di private equity aveva lanciato una causa legale contro il gruppo di Urbano Cairo. Le autorità italiane chiamate a decidere se ci sono le condizioni per un arbitrato. Il private equity: non patteggiamo
A24

Uno a zero per Urbano Cairo nella sua battaglia legale con Blackstone riguardante la controversa vendita della sede storica del Corriere della Sera in via Solferino a Milano, avvenuta nel 2013 per 120 milioni di euro.

Saliann Scarpulla, la giudice di origini italo-americane chiamata a decidere su un caso che lo scorso novembre aveva portato il colosso finanziario guidato da Stephen Schwarzman ha lanciare a New York una causa contro RCS (di cui Cairo è presidente e principale azionista e che possiede il quotidiano), ha deciso di sospendere il caso stesso lasciando a un panel arbitrale italiano di decidere se ci sono le condizioni per un arbitrato tra le parti in Italia. L'attenzione si sposta dunque da New York a Milano, dove lo scorso novembre il gruppo editoriale aveva presentato una mozione arbitrale contro Blackstone.

"Se il panel arbitrale decide che non ci sono le condizioni per un arbitrato, allora deciderò sulla giurisdizione del caso", ha spiegato Scarpulla.

Cairo ha sempre sostenuto che la vendita è nulla perché la legge italiana impedisce a un acquirente di approfittare della debolezza di chi sta vendendo asset. Blackstone era pronto a cedere gli immobili comprati da RCS - in cui ha fatto migliorie per 20 milioni di euro - al gruppo assicurativo tedesco Allianz per una cifra doppia di quanto sborsato per comprarli. Allianz ha deciso di sospendere la transazione fino a quando la battaglia legale sarà terminata.

Aaron Marks, l'avvocato dello studio legale Kirkland & Ellis che rappresenta Blackstone, ha commentato dicendo: "Siamo totalmente fiduciosi sulla validità legale del nostro caso e non abbiamo alcuna intenzione di patteggiare". Secondo il legale, il fondo di private equity non intende cedere e porterà avanti la sua causa "fino alla fine, a New York o in Italia".

La giudice statunitense ha posto domande incalzanti proprio a Marks nel corso dell'udienza durata poco più di un'ora. "Siete state contattati a New York [per la vendita degli immobili]?", ha chiesto Scarpulla. Marks ha risposto "no". "Ci sono stati incontri a New York" tra le parti interessate?, ha domandato la giudice. L'avvocato di Blackstone ha risposto negativamente. "Ci sono state transazioni a New York?", ha domandato Scarpulla, sentendosi nuovamente dire no. "Non avete nulla", ha replicato il magistrato facendo notare che Blackstone può essere contattata ovunque nel mondo essendo un'azienda attiva su scala globale.

"Non ci sono stati contatti a New York. Perché dovrei occuparmene io?", ha aggiunto la giudice di origini italo-americane. La stessa osservazione è stata da lei fatta quando Marks ha cercato di difendere la sua tesi (che il caso va risolto a New York e non in Italia) sostenendo che Rcs aveva contattato otto istituzioni finanziarie newyorchesi tra cui JP Morgan, Morgan Stanley, Goldman Sachs. "Voglio sapere cosa precisamente è avvenuto a New York. Non voglio sentire parlare di aziende newyorchesi che sono attive su scala globale", ha tuonato la giudice chiedendo: "Questi gruppi sono stati contatti a New York?". Il legale di Blackstone ha risposto: "Non lo so". E lei ha replicato: "La sua risposta non è sufficiente". Scarpulla ha aggiunto: "Mi state chiedendo di spingermi troppo oltre" nell'occuparmi del caso a New York. Io non ho paura di esercitare il mio potere ma voglio evitare incoerenze" con la legislazione italiana, a cui ha affidato il caso. Anche quando il legale di Blackstone ha tentato di difendere la tesi che New York sia la giurisdizione giusta per il caso citando una battaglia legale del 2009, la giudice si è messa a ridere e ha detto: "Sappiamo tutti che l'interpretazione della giurisdizione è cambiata drasticamente da allora". Scarpulla si è poi rivolta al legale di Blackstone dicendo: "L'immobile è italiano, la transazione è italiana. I documenti sono stati firmati in Italia nell'ambito della legge italiana. Non capisco perché dopo tutti questi anni volete che me ne occupi io".

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