Regling (Esm) difende gli sforzi dell'Italia sugli Npl: da primavera -15%

Nel nostro Paese, situazione debitoria gestibile. Europa meglio posizionata per una crisi. Sistema bancario "più sicuro e meglio capitalizzato"

Washington - Dopo Carlo Cottarelli, anche Klaus Regling, direttore del Meccanismo europeo di stabilità, riconosce i passi avanti fatti dall'Italia nel ridurre lo stock di non performing loan (Npl) nel suo sistema bancario. E si dice convinto che il nostro Paese possa gestire il suo debito anche se questo "dipende da chi c'è in carica". Parlando di Europa, condivide il pressing del Fondo monetario internazionale affinché si riduca il livello "alto" di crediti deteriorati ma difende i passi avanti fatti su questo e altri fronti e che hanno reso il sistema bancario e la Regione "più forti" e meglio posizionati per affrontare una crisi.

Italia: dalla primavera Npl -15%
Parlando al pubblico del Peterson Institute for International Economics a Washington, Regling ha fatto notare che nel nostro Paese "dalla scorsa primavera a oggi c'è stata una riduzione del 15%" dei crediti deteriorati. E questo grazie alla gestione della crisi che ha travolto "banche piccole del Nord" (Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza). "I problemi sono cos" diminuiti". I suoi commenti arrivato dopo quelli del Fondo, secondo cui dal nostro Paese arriva il 30% del totale di Npl dell'Eurozona e che in Italia quest'anno si arriverà a un calo di 65 miliardi di euro di Npl.

Situazione debitoria gestibile
In quello che per il presidente dell'istituto di ricerca Adam S. Posen è stato forse il discorso più dettagliato sullo stato dell'Europa del numero uno del Mes, quest'ultimo ha spiegato che "l'Italia sta avendo successo nel gestire l'eredità della crisi". Il direttore del Meccanismo europeo di stabilità si è detto poi d'accordo con un'analisi fatta da Jeromin Zettelmeyer, Senior Fellow al Peterson secondo cui difficilmente un rialzo dei tassi di interesse renderà insostenibile il debito italiano. Zettelmeyer ha offerto due ragioni a sostegno della sua tesi. La prima: i tassi saliranno se la crescita nell'Eurozona migliorerà, cosa che aiuterà anche l'Italia a crescere e dunque a rafforzare la sua tenuta creditiza. La seconda: un rialzo ciclico dei tassi non condiziona la sostenibilità del debito italiano, che dipende dal costo di finanziamento e dalla crescita di lungo termine. "Sono sostanzialmente d'accordo", ha commentato Regling. "L'Italia può gestire la situazione. Non è una garanzia. Dipende da chi c'è in carica e da chi sarà al governo" dopo le elezioni del prossimo anno. "Errori possono essere fatti ma viste le cose positive [che stanno succedendo], è fattibile".

Sistema bancario Uer "più sicuro"
Parlando in generale del sistema bancario europeo, Regling ha detto che "è più sicuro" e meglio capitalizzato; "la redditività è salita ma resta al di sotto dei livelli Usa". Nel suo discorso il direttore del Mes ha condiviso il pressing dell'Fmi per la riduzione di Npl: "Sono ancora troppo alti, specialmente in alcuni Paesi, ma stanno scendendo dal picco del 2013 e sono ben coperti da accantonamenti". La loro riduzione è comunque "una priorità non solo per il settore ma anche per il funzionamento dell'economia". Perché la gestione di crediti deteriorati "consuma capitali che altrimenti potrebbero essere usati per fornire credito". E perché il management delle banche "dedica a questo problema una quantità di tempo preziosa che potrebbe essere usata per sviluppare modelli di business o acquisizioni strategiche internazionali". D'altra parte, ha concluso, "c'è spazio per il consolidamento.

Europa più forte, nel 2018 meglio posizionata per affrontare una crisi
Regling è poi convinto che "l'Europa abbia lavorato sodo per affrontare le sue mancanze" e che si trovi "in una posizione più forte, sia economicamente sia da un punto di vista istituzionale, rispetto a prima della crisi". Secondo lui nel 2018 potrebbero crearsi le condizioni per rendere il Vecchio Continente ancor più pronto per fare i conti con un'altra crisi. Regling ha usato il suo intervento per cercare di rispondere alla domanda se l'Europa sia pronta per la prossima crisi. "La risposta non è facile perché non sappiamo quando una crisi si verificherà", ha detto sostenendo che la caratteristica di una crisi finanziaria è che "balza dal nulla e si può diffondere rapidamente".

Ma lui è ottimista: pur invitanto ad essere "vigili" così come ha fatto il Fondo monetario internazionale nel suo Global Financial Stability Report, Regling ha spiegato che il 2018 "sarà un buon anno per giungere a buone decisioni"; il riferimento è al potenziamento del Mes che la Germania vorrebbe trasformare in un Fondo monetario europeo, al rafforzamento dell'Unione economica e monetaria senza dimenticare il completamento dell'Unione bancaria. "Quando questo succederà, l'Europa sarà meglio posizionata per affrontare la prossima crisi". E questo chiama in causa anche la figura di un ministro Ue delle Finanze, di cui "va prima definito il mandato, poi la persona giusta" per ricoprire quell'incarico, "cosa che dunque non è imminente".

Di crisi, lui, ha detto di "averne viste molte" nella sua vita professionale "perché sto invecchiando". Ricordando quella del 1994-95 - "l'ultima volta che abbiamo avuto una turbolenza valutaria intra-europea incredibile" - Regling ha lanciato un messaggio agli euroscettici: "Molti si dimendicano che la vita prima dell'euro non era cos" facile". E facendo notare il calo del rapporto debito/Pil, il direttore del Mes ha spiegato che in Europa "è stato creato più spazio fiscale di altre economie grandi, cosa che ci rende molto più pronti di altri dal punto di vista fiscale".

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