Repubblicani accusati di architettare uno scandalo email a danno di Mueller

Sostengono che il procuratore speciale abbia ottenuto illecitamente documenti scambiati dal transition team di Trump; vogliono gettare cattiva luce sull'inchiesta Russiagate

L'inchiesta pensata per indagare sull'interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali americane e sulla potenziale collusione tra la campagna di Trump e funzionari russi sta subendo un nuovo attacco. A lanciarlo, con l'intento di screditare il Russiagate, è un gruppo di repubblicani convinti che il procuratore speciale Robert Mueller - colui che è a capo delle indagini - abbia ottenuto illegalmente email scambiate dalle persone di cui Trump si era circondato durante il periodo di transizione tra la sua elezione e il suo arrivo alla Casa Bianca.

Il tutto è successo mentre a Washington tornano a circolare voci - smentite dalla Casa Bianca - di un Trump desideroso di silurare Mueller. Non solo. Adam Schiff, un democratico di alto rango, sostiene che la leadership repubblicana voglia chiudere a fine 2017 l'inchiesta che a sua volta la commissione Intelligence della Camera sta conducendo sul Russiagate.

Riuniti in Trump for America, gruppo che faceva parte del transition team, quei repubblicani sostengono che i dipendenti dell'agenzia federale General Services Administration (Gsa), mossi da scopi politici, abbiano fornito illecitamente documenti agli inquirenti che lavorano con Mueller. Si tratta di migliaia di pagine di email ottenute - è la tesi - senza un mandato, necessario perché quelle email erano di proprietà privata e non del governo. La Gsa negli ultimi anni ha aiutato i transition team e in genere conserva documenti elettronici sulle sue reti informatiche.

In una lettera inviata al Congresso (ottenuta da Axios e visibile qui), il gruppo Trump for America ha sostenuto che il trasferimento dei quei documenti rappresenta una "condotta illecita che minaccia il Presidential Transition Act del 1963" e "metterà a repentaglio la capacità di futuri transition team presidenziali di discutere candidamente di questioni che danno benefici al Paese".

Un portavoce di Mueller ha spiegato che "quando abbiamo ottenuto email nell'ambito della nostra inchiesta penale, ci siamo assicurati che ci fosse o il consenso dell'utente associato a quelle email o che l'iter [per ottenerle] fosse stato appropriato".

La nuova levata di scudi dei repubblicani contro chi sta portando avanti il Russiagate sembra pensata per gettare dubbi sul modo in cui gli inquirenti hanno ottenuto documenti che potrebbero contenere informazioni riguardanti contatti e discussioni che chiamano in causa, tra gli altri, l'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn (colui che si è detto colpevole di avere mentito all'Fbi e che sta collaborando con Mueller). 

Per Eric Swalwell, un democratico parte della commissione intelligence della Camera, "questo è un altro tentativo di screditare Mueller mentre l'inchiesta su Trump e la Russia si fa pressante". In riferimento alla tesi sostenuta da Trump for America, ha aggiunto: "Documenti privati su un sistema di email del governo americano? Cosa temono sia trovato? Sciocchezze".

In una serie di tweet, l'ex procuratore federale Renato Mariotti ha sostenuto che i repubblicani stiano "giocando con la politica, un cattivo segno per loro". Secondo lui non è "inappropriato e nemmeno inusuale" che i procuratori coinvolti in indagini ottengano email da parti terze. "Chiunque sostenga il contrario non ha idea di quello che sta dicendo".

In una intervista a Buzzfeed News, Lenny Loewentritt, di Gsa, ha spiegato quando al transition team di Trump fu detto che qualsiasi materiale "non sarebbe stato negato alle forze dell'ordine" e dunque che "non si doveva dare per scontata che la privacy sarebbe stata garantita".

Intanto Trump continua a sostenere che il Russiagate non è altro che una "caccia alle streghe" voluta dall'opposizione democratica e che tra lui e Mosca non c'è stata alcuna collusione: "Non ho telefonato alla Russia. Non ho avuto nulla a che fare con la Russia. E' una bufala dei democratici. E' una scusa per avere perso le elezioni", aveva detto venerdì 15 dicembre. E per difendersi, il 45esimo presidente ripetutamente passa all'attacco. Anche verbale.

 

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