Primarie in Illinois

Repubblicani al voto nel regno di Obama

Oggi ennesima tappa del braccio di ferro tra Romney e Santorum. Il frontrunner favorito perché Illinois vuol dire Chicago
20 Marzo 2012, 06:08

Una cosa è certa: se oggi Rick Santorum vincesse la primaria dell'Illinois, questa votazione passerebbe alla storia come una debacle epocale per i sondaggisti. I sondaggi degli ultimi giorni danno infatti Mitt Romney in vantaggio di almeno una decina abbondante di punti percentuali (9 secondo Rasmussen, 15 secondo PPP, 14 secondo ARG).

Nate Silver, il giovane prodigio dei sondaggi del New York Times, ha un vantaggio: è di Chicago. Basandosi sulla sua esperienza oltre che sui dati, spiega  che l'Illinois è uno Stato molto anomalo rispetto al resto del MidWest, perché l'elettorato è concentrato per ben due terzi nella città di Obama e nelle circostanti gigantesche aree metropolitane, dove come al solito prevale un orientamento politico meno conservatore; mentre il resto dello Stato è molto più conservatore, come è tipico delle zone rurali, ma è anche molto meno popolato. “Quelli di Chicago” spiega “abita in Illinois solo sulla carta; in realtà non avvertono alcuna appartenenza con lo Stato, sono di Chicago e basta”.

Stiamo quindi parlando di uno Stato che, sul piano elettorale, si riduce più che altro a una (immensa) città; e a una città dove lam politica è da anni saldamente in mano ai Democratici (il direttore del New Yorker David Remnick, non certo un antipatizzante, paragonò sardonicamente questo predominio al monopartitismo cinese), mentre i repubblicani lì contano zero e la fazione più conservatrice in particolare conta zero virgola zero.

Anche per questo Rick Santorum, nonostante la vittoria della settimana scorsa nelle votazioni del profondo Sud Alabama-Mississippi, in illinois nonm è riuscito a recuperare su Romney.
Soprattutto pesa il fatto che al distacco nella conta dei delegati (Romney è arrivato a quota 521, Santorum è a 253; Gingrich segue in lontananza a 136 e qualcuno comincia a sospettare che punti tutto sul caos di una convention nazionale senza maggioranza assoluta) si dovrebbe oggi aggiungere la mancata conquista, da parte del candidato conservatore, dell'elettorato diverso da quello puramente rurale, di quella minoranza della quale Joel Kotkin invitava il Partito Repubblicano a non rimanere “ostaggio” nel suo corsivo su Forbes la settimana scorsa.

A meno che il voto di oggi non riservi una clamorosa sorpresa.

Ultimo aggiornamento: 2 anni, 8 mesi fa