Riforma immigrazione, Obama fiducioso: si farà quest'anno

E' interesse anche dei repubblicani approvarla, in vista delle elezioni di metà mandato. Ma la vera 'deadline' potrebbe essere il 2016

La riforma dell'immigrazione si farà quest'anno. A prevederlo è stato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha dichiarato il suo ottimismo ai senatori democratici, forte della convinzione che lo speaker della Camera, John Boehner, darà il via libera a uno dei progetti più ambiziosi del suo mandato.

Il 44esimo presidente americano crede che i repubblicani si sentirebbero politicamente vulnerabili se dovessero bloccare la riforma, molto attesa dai latinoamericani, sempre più numerosi negli Stati Uniti e, conseguentemente, politicamente rilevanti. A dirlo sono stati i senatori democratici che hanno incontrato Obama nel corso della settimana, secondo quanto riferito dal sito di The Hill, il quotidiano che si occupa di politica americana. "Ha predetto che la Camera passerà qualcosa quest'anno" ha dichiarato il senatore Tim Kaine, che ha partecipato all'incontro. Il collega Charles Schumer, che ha firmato il disegno di legge sull'immigrazione passato dal Senato, ha definito Obama "cautamente ottimista". "Credo che i nostri colleghi repubblicani abbiano capito che bloccare la riforma non sia una buona cosa per loro" ha aggiunto Schumer. 
D'altra parte Boehner, ultimamente, ha dato buoni motivi a Obama e ai democratici per coltivare la speranza di un accordo, per esempio assumendo Rebecca Tallent - ex collaboratrice del senatore repubblicano John McCain, co-sponsor della riforma dell'immigrazione del Senato - come la sua nuova direttrice delle politiche riguardanti l'immigrazione. Lo speaker della Camera dovrebbe annunciare una serie di 'principi repubblicani' per la riforma prima del discorso sullo Stato dell'Unione di Obama, in programma il 28 gennaio. Boehner e il leader della maggioranza alla Camera, Eric Cantor, hanno detto ai colleghi - in un incontro a porte chiuse, all'inizio del mese - che la riforma dell'immigrazione sarà una priorità nel 2014.

Secondo fonti democratiche, il presidente della commissione di Giustizia della Camera, Bob Goodlatte, e il collega a capo della commissione Budget, Paul Ryan, prenderanno in mano la questione più complicata e controversa della riforma, quella che punta a legalizzare la presenza negli Stati Uniti di 11 milioni di immigrati. "Un disegno di legge che offra un percorso verso la cittadinanza attraverso i canali esistenti" ha spiegato la fonte. Su questo punto sono al lavoro alcuni senatori repubblicani influenti, come Darrell Issa e Mario Diaz-Balart: una delle idee potrebbe essere quella di aumentare il numero dei visti H-1B, quelli concessi a professionisti altamente specializzati, i permessi per i lavoratori nel settore agricolo e quelli per il ricongiungimento familiare. Issa, però, è piuttosto pessimista sulla possibilità che una riforma sia approvata prima del 2015, vista la non idilliaca atmosfera che si respira in Congresso.

I repubblicani della Camera hanno ribadito che non sosterranno proposte che creino un percorso speciale verso la cittadinanza per milioni di persone che risiedono nel Paese illegalmente; per questo hanno bocciato il testo approvato dal Senato, perché prevede l'ottenimento della cittadinanza in 13 anni. Boehner, comunque, ha detto che la Camera non approverà un testo onnicomprensivo come quello passato in Senato, che comprende il rafforzamento della sicurezza ai confini con il Messico, l'aumento dei visti e la nascita di un percorso verso la cittadinanza, ma che approverà una serie di singole misure. Secondo Boehner, infatti, la scelta migliore è quella del "passo dopo passo": "Gli americani sono scettici sui disegni di legge ampi, onnicomprensivi e, francamente, devono esserlo. L'unico modo per essere sicuri che la riforma dell'immigrazione funzioni è affrontare questi complicati temi uno alla volta" ha detto recentemente. Obama si aspetta poi che queste norme possano essere negoziate con il Senato.

C'è chi crede però che la vera 'deadline' sia il 2016: "Possiamo vincere nel 2014 senza risolvere questa situazione, ma non possiamo vincere nel 2016 (tradotto: possiamo vincere alle elezioni di metà mandato, ma non alle prossime presidenziali, ndr)" ha detto il senatore repubblicano John Cornyn al National Journal. Mitt Romney, candidato repubblicano alla Casa Bianca nel 2012, ha ottenuto solo il 27% dei voti latinoamericani, una delle chiavi del successo di Barack Obama. Senza riforma, il Grand Old Party può scordarsi la Casa Bianca.