Robert Kagan insiste: "Un mondo post-americano? Dobbiamo batterci perché non accada"

L'intellettuale neoconservatore che ora piace anche ad Obama spiega perché il declino non è nè inevitabile nè desiderabile

Non si placa il dibattito sul declino della potenza statunitense e sulla prospettiva di un mondo “post-americano”, che continua a ruotare sul nuovo saggio di Robert Kagan, l'intellettuale neoconservatore che improvvisamente Barack Obama dice di apprezzare nonostante sia tra i consiglieri di Mitt Romney. Il libro, dal titolo “The World America Made” (“Il mondo che l'America ha costruito”), esce fra due giorni ma sta già facendo discutere da settimane; sabato ne è uscita una nuova anticipazione stavolta sul sul Wall Street Journal, e sul web si è scatenato un altro giro di giostra di commenti e recensioni. 

Contro l'idea che non si debba aver paura del “declino” e che ci si debba serenamente adattare ridimensionando la potenza americana e facendo spazio ad altre potenze emergenti, sostenuta dagli intellettuali che parevano ispirare la visione del mondo dell'attuale Presidente ma dai quali in vista della campagna elettorale Obama sembra voler prendere le distanze (fra i quali Fareed Zakaria e Charles Kupchan), Kagan afferma la necessità di preoccuparsi e rimboccarsi le maniche, perché la transizione verso un mondo “post-americano” non è né inevitabile, né desiderabile:

“Agli americani piace credere che che l'ordine mondiale a noi più gradito sopravviva perché è buono e giusto, non solo per noi ma per tutti. Diamo per scontato che il trionfo della democrazia è il trionfo di una buona idea, e che la vittoria del capitalismo di mercato è la vittoria di un sistema migliore, e che entrambi sono irreversibili. E' per questo che la teoria di Francis Fukuyama sulla "fine della storia" era così attraente alla fine della Guerra Fredda e mantiene il suo fascino anche adesso, dopo che è stata smentita dagli eventi. L'idea di una “evoluzione invenitabile” significa che non vi è alcun bisogno di imporre un ordine mondiale giusto: accadrà e basta.
Ma l'ordine internazionale non è un'evoluzione: è un'imposizione. E 'il dominio di una visione sulle altre - nel caso dell'America, il dominio dei principi del libero mercato e della democrazia, insieme ad un sistema internazionale che li sostiene. L'ordine attuale durerà solo fino a quando coloro che lo favoriscono e ne traggono beneficio manterranno la volontà e la capacità di difenderlo”.

Sempre sabato, l'appello anti-declinista di Kagan è arrivato anche qui da noi grazie ad una lunga intervista firmata da Mattia Ferraresi su Il Foglio. E visto che Obama Il Foglio si presume non lo legga, ci scappa qualche frecciata in più contro la Casa Bianca: “Il taglio del budget del Pentagono è un grave errore, e non c’è nessuna ragione economica che possa giustificarlo. Gli effetti li vediamo: l’Iran e la Cina approfittano della percezione della debolezza per fare mosse che non avrebbero fatto, come minacciare di chiudere lo Stretto di Hormuz”.

Eccolo uno dei punti critici: il taglio del budget del Pentagono. Nonostante il presidente abbia voluto mostrarsi in linea di principio d'accordo con Kagan, questa questione è tutt'altro che incontroversa. Nel suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione, Obama ha proposto di mettre in campo "una nuova strategia di difesa che garantisca che noi continuiamo ad avere il miglior esercito del mondo, risparmiando però quasi tre miliardi di dollari nel bilancio federale".  

Kagan non sembra d'accordo sulla fattibilità di questa operazione "al risparmio", e lo ha evidenziato nel suo ultimo corsivo mensile sul Wahington Post, dieci giorni fa: "A qualcuno pare assurdo che gli Stati Uniti debbano avere un apparato militare più grande di quelli delle altre dieci prime potenze militari messi assieme. Ma probabilmente è proprio quel divario nella potenza militare che ha giocato un ruolo decisivo nel mentenere un sistema internazionale che storicamente unico - ed in modo unico benefico per gli americani".

Doveva essere un anno elettorale dedicato quasi unicamente all'economia; pare invece che nei prossimi mesi si parlerà anche d'altro.

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Non c'erano dubbi ma il 19enne che nel giorno di San Valentino ha aperto il fuoco e ucciso 17 persone nel suo ex liceo in Florida ha ammesso di essere lui l'autore di quella che è stata una delle peggiori sparatorie avvenute dentro un istituto scolastico della storia moderna americana. Dopo essere stato catturato, Nikolas Cruz ha detto agli agenti di polizia di avere "iniziato a sparare agli studenti che vedeva nei corridoi e intorno alla scuola" una volta arrivato sul posto. E' quanto è emerso dal rapporto del suo arresto, pubblicato ieri nel tardo pomeriggio americano.

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Ancora una volta Donald Trump non fa riferimento a leggi più severe sul controllo delle armi, commentando la strage avvenuta mercoledì in una scuola a Parkland, in Florida, in cui sono morte 17 persone. Il presidente americano ha parlato dell'importanza di nuove misure di sicurezza nelle scuole e dei problemi di salute mentale negli Stati Uniti. Un'ora prima, il segretario alla Giustizia, Jeff Sessions, ha seguito la stessa linea, promettendo maggiori controlli, parlando di problemi mentali e infine incolpando le gang. 

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James Dimon, il numero uno di JP Morgan, si è confermato il banchiere meglio pagato a Wall Street per il secondo anno di fila: nel 2017 ha ricevuto compensi per 29,5 milioni di dollari , il 5% in più sul 2016.

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Quello di venerdì è stato il quinto rinvio a giudizio per cittadini o società russe accusate di aver influenzato le elezioni presidenziali americane del 2016. Tuttavia si tratta del primo del procuratore speciale, Robert Mueller, che dal maggio del 2017 sta indagando sul Russiagate e sulle possibili connessioni tra il Cremlino e alcuni membri del comitato elettorale di Donald Trump.

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Il presidente ha ripetutamente empatizzato con chi è stato accusato di violenze. Getta dubbi sul movimento #MeToo e chiede un "giusto processo". Gop nel caos

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Uber fa promesse al fine di riottenere la licenza per operare a Londra, il suo più grande mercato europeo.

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A partire dal 15 febbraio, il browser Chrome di Google - usato da oltre il 59% degli internauti - bloccherà automaticamente alcuni tipi di pubblicità online con l'obiettivo - dice la controllata di Alphabet - di rendere la navigazione in rete più semplice. Google ha descritto il cambiamento come uno sforzo collettivo del settore per liberare internet da spam e pop-up rendendo invece altre tipologie di pubblicità più attraenti per gli utenti.

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Facebook sta perdendo giovani utenti, che preferiscono Snapchat. E' quanto emerge da uno studio di eMarketer, secondo cui nel 2018 meno della metà dei ragazzi americani tra i 12 e i 17 anni userà il social network più grande al mondo almeno una volta al mese. La società di ricerca sostiene che il gruppo guidato da Mark Zuckerberg quest'anno perderà 2 milioni di utenti con un'età inferiore ai 25 anni, mentre Snapchat ne attrarrà 1,9 milioni intorno a quell'età. Secondo lo stesso studio, Facebook non potrà più contare su Instagram - altro social network della galassia fb - per "adescare" i giovani utenti. (Instragram nel 2018 acquisirà 1,6 milioni di iscritti tra i 12 e i 24 anni).

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Migliora la disciplina fiscale del gruppo: nel quarto trimestre vendite per 2,26 miliardi di dollari

Nel quarto trimestre del 2017, Uber ha registrato 2,26 miliardi di dollari di vendite (un record), in rialzo del 12% rispetto ai tre mesi precedenti. Il gruppo che offre un servizio alternativo al taxi tradizionale ha inoltre ridotto la sua perdita a 1,1 miliardi di dollari, buco che scende a 741 milioni da 10,2 miliardi del terzo trimestre se si escludono voci straordinarie.