Romney rimonta anche negli swing states

Per la prima volta lo sfidante repubblicano in vantaggio nella media dei sondaggi nazionali

Quattro anni fa, il dieci ottobre del 2008, nella media dei sondaggi nazionali calcolata dal sito RealClearPolitics il candidato Democratico alla Casa Bianca Barack Obama era al 49,4%, contro il 42,8% del candidato repubblicano John McCain: un vantaggio del 6,6%, con netta tendenza al progressivo ampliamento. Oggi nella stessa data, quando mancano esattamente quattro settimane all'elezione, il Presidente Obama si vede sorpassato nella media dei sondaggi: RealClearPolitics lo dà indietro dello 0,7%, fermo al 47,3% mentre Mitt Romney è mediamente accreditato del 48%. Dall'inizio della campagna elettorale non era mai accaduto che lo sfidante repubblicano passasse in testa, e sebbene si tratti di un vantaggio infinitesimale, a malapena simbolico (statisticamente una situazione di parità, in effetti), un significato concreto c'è: la competizione, che un paio di settimane fa sembrava essersi fatta quasi una mission impossible per Romney, è ora più aperta che mai. Il che risulta anche dal sito concorrente Pollster, recentemente inglobato nell'Huffington Post, che calcolando la media con diverso metodo dà comunque i due candidati in perfetta parità, entrambi al 46,8%.

Certo, la media dei sondaggi nazionali lascia il tempo che trova: la Casa Bianca si conquista Stato per Stato, e quindi sono i sondaggi condotti nei singoli swing-states, gli Stati in bilico, quelli che contano. Ma anche lì la fotografia scattata dalle ultime rilevazioni ci parla di una campagna elettorale più aperta che mai.

In Ohio, che con i suoi diciotto voti elettorali rappresenta più di qualunque altro Stato l'ago della bilancia, meno di due settimane fa tutto pareva perduto per Romney, al punto che circolavano valutazioni sulle sue chance di vincere l'elezione pur perdendo lì: conti alla mano questa impresa senza precedenti (nessun repubblicano nella storia è mai diventato Presidente senza vincere in Ohio) sarebbe astrattamente possibile ma in concreto quasi irrealizzabile, perché richiederebbe la vittoria in tutti gli altri swing-states. Una settimana fa, a poche ore dal primo dibattito televisivo contro Romney, Obama era ancora in vantaggio del 5,5% nella media dei sondaggi condotti nel Buckeye State. Ma dopo il dibattito la partita si è riaperta: ieri mattina il vantaggio del Presidente si era ridotto a +1,4%, e quando nel pomeriggio è uscito l'ultimo sondaggio CNN/ORC - che prima del dibattito gli attribuiva un vantaggio di dieci punti - con un drastico ridimensionamento del suo vantaggio a soli quattro punti, la sua media è scesa ad un misero +0,7%: ironia della sorte, lo stesso insignificante vantaggio che nelle stesse ore il suo sfidante ha concquistato a livello nazionale.

Così come in Florida, di gran lunga il più determinante degli swing states (da solo vale ben 29 voti elettorali, vinti da obama nel 2008 con un vantaggio del 2,8%), dove pure curiosamente ricorre nella media lo stesso micro-vantaggio di Romney, anche qui dato nelle iltime ore a +0,7%. Non si è vista davvero l'ombra idella "crisi di rigetto" che ad agosto molti avevano pronosticato profetizzando che il piano di tagli al sistema assistenziale Medicare proposto da Paul Ryan avrebbe messo in fuga buona parte della vastissima comunità di anziani pensionati che abita il Sunshine State.

 Idem nei due swing-states "sudisti": non solo Romney è tornato in vantaggio (+3%) in North Carolina, che si sapeva essere il punto critico nella mappa elettorale di Obama (lì nel 2008 vinse di meno di mezzo punto percentuale), ma si è anche riposizionato alla pari in Virginia, dove quattro anni fa Obama vinse di sette punti ribaltando simmetricamente il risultato di Bush del 2004: nello stato dei padri Fondatori il presidente è oggi simbolicamente sorpassato dello 0,3% da Romney - perfetta parità, insomma.

Considerato che Romney in queste ore è dato mediamente in mini-vantaggio (mezzo punto percentuale) anche in Colorado, davvero tutto può accadere. Se nelle prossime ore o comunque nei prossimi giorni il trend non si dovesse invertire, ed anzi si espandesse anche al nevada e al Wisconsin di Paul Ryan, Obama potrebbe davvero dover dire addio al secondo mandato.