Romney nei guai, sondaggi pessimi ovunque

Il frontrunner repubblicano è sempre più in affanno, sia a livello nazionale che in Michigan dove si vota fra due settimane

A gennaio Jonathan Chait descrisse come "un matrimonio senza amore" quello che si stava per celebrare tra Mitt Romney e gli elettori repubblicani. A giudicare dal bilancio provvisorio di questo febbraio che avrebbe dovuto essere il mese in cui il favorito consolidava il proprio vantaggio, Romney somiglia ormai più ad una di quelle promesse spose che alla vigilia delle nozze vedono il fidanzato un po' troppo nervoso temono di essere piantate davanti all'altare.

 Dopo l'umiliante tripletta infertagli la settimana scorsa da Rick Santorum nei caucus del Minnesota e del Colorado e nella primaria del Missouri, e dopo aver molto faticate per battere di pochissimo un candidato debole come Ron Paul nei caucus del Maine, il frontrunner repubblicano è in queste ore alle prese con sondaggi davvero disastrosi.

In Michigan, dove si vota il 28 febbraio segnando la fine di questa fase relativamente tranquilla e laripresa delle primarie a pieno ritmo, un recentissimo sondaggio della Public Policy Polling dà in vantaggio Rick Santorum di ben quindici punti percentuali (39 a 24), che diverrebbero 21 se Gingrich si ritirasse. Considerato che il Michigan è lo Stato in cui Romney è nato e cresciuto, e del quale suo padre George fu governatore, perdere lì sarebbe per lui come perdere in casa. Tanto più che si tratta di una primaria che quattro anni fa vinse nettamente, staccando di dieci punti (39 a 29) l'antagonista John Mccain che pure alla lunga avrebbe strappato la candidatura. 

Ieri si sono aggiunti due sondaggi da brivido condotti a livello nazionale. Il primo è quello della Gallup, che ora vede Romney in vantaggio su Santorum di due soli punti percentuali (32 a 30), quindi praticamente alla pari. Per Santorum si tratta del dato più favorevole che la Gallup ha registrato dall'inizio delle primarie; per Romney è invece un brutto un calo, perchè ultimamente era salito al 37%. Per un'altra importante agenzia di sondaggi, la PEW, Romney sarebbe messo ancora peggio: Santorum l'avrebbe infatti sorpassato, e sarebbe in vantaggio di due punti (30 a 28). Quel che è peggio è che secondo la PEW se Romney fosse il candidato e si votasse oggi non solo verrebbe battuto da Obama di ben otto punti, ma verrebbe stracciato con un distacco di undici proprio tra quegli elettori "indipendenti" che tradizionalmente decidono l'esito dell'elezione, e presso i quali Obama negli ultimi mesi pareva aver perduto tragicamente il proprio appeal.

In queste due settimane che lo separano dal voto in Michigan Romney deve ad ogni costo recuperare: una sconfitta sarebbe troppo pericolosa ad una settimana dal "supermartedì". C'è però il problema che un'altra campagna di demolizione dell'avversario come quella messa a segno a gennaio in Florida contro Newt Gingrich potrebbe costargli cara in termini di immagine. Santorum non è Gingrich, notava qualche giorno fa Peggy Noonan, insigne opinionionista del Wall Street Journal (già speechwriter per Reagan e per Bush padre): "tra gli elettori conservatori nessuno odia Rick. Newt è odiato da molti, e Mitt da alcuni; ma Santorum è uno che piace". Mitt deve quindi andarci piano: avrebbe i mezzi per distruggerlo, ma questo raffarzerebbe l'immagine di Romney di politico che si fa largo camminando sui cadaveri di avversari eliminati grazie ai soldi e all'appoggio dell'establishment - e "nessuno ama la Morte Nera" osserva la Noonan mutuando un'immagine dalla saga di Guerre Stellari.

Saranno due settimane interessanti.