Sul palco del Mesa Arizona Center sono saliti in quattro: Mitt Romney, Rick Santorum, Ron Paul e Newt Gingrich. Si sono seduti uno accanto all'altro, in cattedra come professori per la lezione cruciale (o come studenti prima dell'esame finale). Si sono scrutati, scambiati accuse, parlati con la sicurezza di chi si conosce ormai a memoria (questo era il ventesimo dibattito, l'ultimo a cui partecipavano tutti prima del Super Tuesday, il 6 marzo, quando andranno al voto dieci stati) e con la tensione di chi non può permettersi passi falsi. Nonostante gli sforzi di Paul, che reclamava spazio, e dell'ex speaker della Camera, che ha cercato più volte di spostare il bersaglio sul presidente Barack Obama soprattutto sulla politica estera ("in termini di sicurezza nazionale, è il presidente più pericoloso della storia americana", ha detto), si è trattato di uno scontro a due, tra l'ex governatore del Massachusetts e un arrembante Rick Santorum, un avversario "diesel", partito in sordina e che sta man mano acquistando slancio e credibilità. Tuttavia, al centro dell'attenzione e sotto fortissima pressione, Santorum non è riuscito ad assestare il colpo decisivo, concedendo la vittoria al rivale, scontando un certo nervosismo.
I sondaggi per ora premiano Santorum: è avanti a livello nazionale (5,3 punti di media, meno dei giorni scorsi), è in vantaggio (ora di misura, ma fino alla settimana scorsa il margine era consistente) in alcuni stati cruciali, compreso il Michigan, lo stato dove Romney è nato e dove si vota martedì (lo stesso giorno si va alle urne anche in Arizona, dove l'ex governatore difende con le unghie e i denti un vantaggio che continua a crescere ed è ora poco sopra l'8 per cento). A Mesa, Arizona, Romney e Santorum non sono andati per il sottile, entrambi incalzati da un Gingrich comunque in buona forma. L'ex governatore, ormai rodato nei dibattiti e più sicuro e preparato rispetto alle prime apparizioni, ha risposto colpo su colpo, cercando persino di contrattaccare per l'ennesima volta è stato toccato il suo tallone d'Achille, la riforma della sanità che ha varato in Massachusetts da governatore e che ricalca per molti versi la contestatissima riforma della sanità di Obama. Lo ha fatto in modo un po' rocambolesco e pindarico, ma almeno non si è limitato a incassare: "se Santorum non avesse dato il proprio endorsement al senatore repubblicano Arlen Specter, che poi ha votato per l'Obamacare, la riforma di Obama non sarebbe passata. Quindi anziché guardare me, dovrebbe guardarsi allo specchio", ha detto.

Per tutta la prima parte del dibattito si è parlato di spesa pubblica, della riduzione del debito e degli "earmarks", le spese discrezionali che i parlamentari possono fare aggiungere come emendamenti di leggi più importanti per farli approvare e che spesso sono utilizzati come moneta di scambio per ammorbidire posizioni su questo o quel testo. Sul tema, Romney e Santorum se ne sono dette di tutti i colori: "ci sono earmark buoni e cattivi, quello che è successo è che ci sono stati degli abusi", ha detto l'ex senatore della Pennsylvania accusando Romney di avere usato a proprio vantaggio questi emendamenti quando si stavano organizzando le Olimpiadi di Salt Lake City del 2002. Agile la difesa di Romney: "io cercavo di salvare le Olimpiadi, Santorum cercava di salvare i bridge to nowhere", progetti che non vanno da nessuna parte e nascono morti.
Incalzati da John King, giornalista di punta di Cnn, che sponsorizzava il dibattito, i candidati si sono scontrati sui temi sociali, ovviamente di economia (in particolare della proposta rivista e corretta sulla riforma della tassazione aziendale presentata da Romney poco dopo che Obama aveva delineato il suo piano per tagliare l'aliquota massima corporate dal 35 al 28 per cento) e si è parlato del controverso salvataggio del settore auto, fiore all'occhiello dell'amministrazione Obama e bersaglio preferito dei suoi avversari, che ne parlano come di una controproducente e pericolosa ingerenza del Governo nel mondo industriale americano. "Se i bailout sono negativi, lo sono e basta e non dovrebbero più essere autorizzati", ha incalzato Ron Paul, mentre Romney e Santorum cercavano di dividere quelli buoni da quelli cattivi (bene quello del settore aereo dopo gli attacchi dell'11 settembre, male quello di Detroit e Wall Street). Nessun accenno invece al settore immobiliare, che era stato uno dei temi di punta in Florida e Nevada, stati dove la crisi dei mutui aveva assestato i colpi più duri.















