Romney: "Chi vota Obama vuol farsi mantenere"

Filmato "pirata" imbarazza il candidato repubblicano, ripreso mentre accusa gli elettori di Obama di mentalità parassitaria

 "Se la campagna elettorale di quest'anno fosse uno sceneggiato di Aaron Sorkin, il produttore verrebbe accusato di aver eritratto in modo troppo caricaturale il personaggio del candidato plutocrate. Eppure guardando il video su internet diventa difficile discernere il candidato Romney dalla sua caricatura". Così stamattina Edward Luce, il capo della redazione americana del Financial Times, commenta il video pubblicato ieri pomeriggio sul sito della rivista di sinistra Mother Jones, che ritrae Mitt Romney mentre, rivolgendosi ad una ristretta platea di facoltosi finanziatori durante un incontro tenutosi quattro mesi fa in Florida, spiegava che il 47% degli elettori avrebbe votato per Obama "in ogni caso", a prescindere dalla campagna elettorale:

"Certo: quei 47% sono quelli che dipendono dallo Stato, che si considerano delle vittime, che credono che lo Stato sia tenuto a prendersi cura di loro, che credono di aver diritto a ricevere l'assistenza sanitaria, il cibo, la casa, tutto. Quella è gente che non paga nemmeno le imposte sui reddiiti... Quelli non li convincerò mai a prendersi le loro responsabilità".

Ovviamente non era un comizio destinato ad essere divulgato: l'incontro era a porte chiuse, ed il filmato è stato ripreso da una videocamera nascosta - e poi consegnato, chissà perchè e chissà da chi, ad una testata "nemica".

Sono cose che capitano. Ne sa qualcosa Barack Obama, al quale era capitato un guaio simile nella campagna elettorale di quattro anni fa, quando era saltato fuori sull'Huffington Post un filmato in cui, sempre parlando ad un fundraiser (a San Francisco, quindi ad una platea di sostenitori liberal e metropolitani), l'aspirante presidente aveva parlato con disdicevole paternalismo degli elettori dei paesini di provincia del Midwest come di gente che "si attacca alle armi da fuoco e alla religione e alla antipatia per quelli che non sono uguali a loro". Anche allora l'episodio aveva lungamente perseguitato il protagonista, che però in quel caso era favorito e in vantaggio sotto molti aspetti. Romney, al contrario, non è nè favorito nè in vantaggio: non gli ci voleva proprio questo piccolo incidente.

Ieri sera il candidato repubblicano ha dovuto improvvisare una conferenza stampa di "damage control", nella quale ha spiegato che il suo discorso risulta distorto ascoltando solo quegli spezzoni, e che forse lui in quell'occasione non si era espresso nel modo migliore, ma che il senso del suo messaggio è quello di porre gli elettori di fronte all'alternativa fra un modello di società basato sui sussidi statali ed uno basato sull'impresa individuale. 

Inutile dire che stamattina, anzichè parlare di come il vantaggio di Obama nei sondaggi post-convention ha cominciato a ridimensionarsi, o di come Romney ieri abbia tentato di rilanciare sul tema dell'immigrazione davanti ad una platea di imprenditori ispanici, le cronache politiche sono inevitabilmente monopolizzate da questo velenoso scoop.

Anche David Brooks, uno dei pochi commentatori non di sinistra del New York Times, oggi critica duramente il discorso "rubato" di Romney, osservando che quello dei sussidi dilaganti è un problema reale sul quale Romney avrebbe ben potuto fare campagna elettorale in altri modi, non accusando di parassitismo la metà di una delle popolazioni più laboriose e meno parassitarie del pianeta. Secondo Brooks, paradossalmente Romney incorre in gaffe come questa non perchè troppo spontaneo, ma perchè non abile a fingere: "personalmente credo che sia una persona per bene che dice cose sciocche perchè sta facendo finta di essere qualcosa che in realtà non è, un antistatalista da fumetto".