Obama-Renzi: fronte unito su sanzioni alla Russia (nonostante intrusioni di Mosca)

Lo conferma il dipartimento di Stato in un'intervista esclusiva con l'ambasciatore Daniel Fried, coordinatore ritorsioni americane contro Mosca per violazioni territoriali in Ucraina
Il presidente americano Barack Obama a Roma con il presidente del Consiglio Matteo Renzi AP

La Russia ha cercato e cerca di rompere il fronte unito dei 28 membri dell'Unione Europea sulle sanzioni imposte per la crisi in Ucraina Orientale e Crimea, lo conferma a Il Sole 24 Ore l'Ambasciatore Daniel Fried coordinatore al dipartimento di Stato per la politica delle sanzioni contro Mosca. Fried rivela che Mosca ha provato a rompere il fronte anche con l'Italia, ma ha fallito e non riuscirà nel suo intento di evitare un rinnovo delle sanzioni alla loro scadenza il prossimo luglio.

Le dichiarazioni di Fried di fatto rispondono a un articolo uscito ieri sul New York Times, in cui si affermava che gli sforzi russi potevano avere successo con paesi minori e portano distensione in preparazione della visita a Washington del Presidente del Consiglio Matteo Renzi fra una decina di giorni, venerdi 17 aprile per essere precisi, quando ci sarà per la prima volta un incontro alla Casa Bianca con il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Uno dei temi centrali del vertice sarà proprio il rinnovo delle sanzioni contro la Russia in attesa dell'applicazione degli accordi di Minsk. Per accordi fra le parti a Minsk, in particolare per la restaurazione dei confini e su richieste russa si dovrà aspettare fino alla fine di quest'anno. La questione è chiara, si rinnovano le sanzioni a luglio in attesa che l'accordo di Minsk sia rispettato o si va avanti fino alla fine dell'anno? C'era stato qualche settimana fa un momento di tensione fra Washington e Roma perché Renzi aveva dato l'impressione con il suo viaggio a Mosca e con un dibattito all'interno del governo, di poter considerare una linea più morbida in materia di sanzioni contro la Russia, cioè una scadenza già a luglio.

Nell'intervista che segue l'Ambasciatore Daniel Fried conferma che vi è stato un tentativo di Mosca di rompere il fronte anche con l'Italia, ma anticipa che ogni dubbio è stato chiarito. Fried accusa la Rete televisiva russa RT di propaganda e disinformazione, rimette la palla nel campo russo affermando che ancora oggi, il violazione degli accordi di Minsk, la Russia mantiene non solo personale militare in Ucraina orientale, ma anche mezzi corrazzati, artiglieria e altre armi pesanti all'interno del confine.

Come si vede dal profilo che pubblichiamo a parte su queste pagine Fried ha avuto una carriera esemplare al dipartimento di Stato, ed per vari incarichi nella regione, fra i maggiori esperti dell'amministrazione in materia di rapporti con l'Europa dell'Est. Il suo intervento sulle nostre pagine è importante non solo per il chiarimento sul rapporto bilaterale, ma per l'ampio respiro del suo messaggio sul piano multilaterale. Fried nega che ci siano stati dei vantaggi commerciali per l'America dopo l'avvio delle sanzioni, nega che il governo Poroshenko non stia procedendo con le riforme previste dagli accordi di Minsk e, in un contesto di dottrina politica più ampio, critica ad esempio la posizione controversa del politologo Mearsheimer, professore alla Chicago University che ha denunciato l'occidente in un articolo apparso su Foreign Affairs, per aver "accerchiato" la Russia e per aver così motivato la "reazione" di Mosca:

"Non ho mai capito il discorso sull’accerchiamento della Russia. So che molte persone lo condividono, ma io non vedo cosa possa significare. Quando un paese vuole riformare se stesso e diventare prospero, democratico, e pacifico, perché questo dovrebbe urtare gli interessi della Russia? La domanda da porsi piuttosto è cosa ci vuole per soddisfare la Russia? Mi sembra, che la risposta sia semplicemente questa: la Russia esige di poter avere una sfera di dominazione sui suoi vicini. Siamo davvero disposti a dire a 45 milioni di ucraini che non hanno alcuna voce sul loro destino? Che il loro futuro appartiene a Mosca? Che noi, come europei o americani siamo indifferenti a quello che vogliono? Per il bene di che cosa? Per placare i disegni russi che credono nella sottomissione dei loro vicini? Possibile che l'Italia, o chiunque abbia una coscienza decente, voglia costruire un futuro europeo nel 21° secolo sulla base di sfere d'influenza basate sulla paura e sull'intimidazione? Vorrei credere che la storia del ventesimo secolo ci abbia insegnato qualcosa di diverso. Abbiamo chiuso la guerra fredda con alcuni principi: i paesi devono essere liberi di trovare la loro strada. Vogliamo abbandonare ora quei principi per le richieste in arrivo da una nazione aggressiva? Io non la penso così, e, fortunatamente, non quello che ha scelto l'Unione Europea. L'Unione Europea e tutti i 28 membri hanno scelto un’altra strada. Hanno scelto giustamente, coerentemente con i loro valori e con quelli comuni che condividiamo".

Fried infine apprezza la decisione del Consiglio Europeo che pur non avendo deciso di rinnovare subito le sanzioni contro la Russia ha sottoscritto un messaggio politico che porterà al rinnovo alla scadenza. Un messaggio molto chiaro per quei paesi che forse stanno considerando di cedere alle lusinghe anche economiche della Russia in cambio di un passo indietro sulle sanzioni.

Leggi l'articolo uscito oggi su Il Sole 24 Ore

Questo il link.

Chi è l'ambasciatore Daniel Fried

Daniel Fried è un diplomatico americano. Ha assunto la carica di Coordinatore del Dipartimento di stato per le sanzioni politiche il 28 gennaio 2013. Prima di questo incarico, l’Ambasciatore Fried, ha servito come inviato speciale per la chiusura del centro di detenzione di Guantanamo dal 15 maggio 2009. In aggiunta gli è stato assegnato l’incarico di Consigliere speciale a Camp Ashraf (in Iraq), dal novembre 2011. Dal 5 maggio 2005 al 15 maggio 2009 è stato vice segretario di Stato per gli affari europei ed euroasiatici. Prima ancora, dal gennaio 2001 al maggio 2005, è stato assistente speciale del presidente e direttore capo per gli affari europei ed euroasiatici al Consiglio di Sicurezza Nazionale nell'amministrazione Bush.

L’ambasciatore Fried è stato anche consigliere speciale del Segretario di Stato per i nuovi stati indipendenti dal maggio 2000 al gennaio 2001 ed è stato ambasciatore in Polonia dal novembre del 1997 al maggio 2000.

Nato a Washington nel 1952, ha iniziato la sua carriera diplomatica nel 1977, entrando a far parte dell’Ufficio economico del Dipartimento di Stato e lavorandoci nel biennio ’77-’79. Dal 1980 ha prestato servizio al Consolato Generale di quella che allora veniva chiamata Leningrado - oggi San Pietroburgo - dove rimase fino all’81. Dall’82 al ’85 si spostò a Belgrado dove invece svolse il ruolo di funzionario politico all’interno dell’ambasciata americana. In seguito a tale incarico, venne spostato presso l’ufficio degli affari sovietici del Dipartimento di Stato fino al 1987. Fu funzionario del Dipartimento di Stato in Polonia dal 1987 al 1989. Dopo la caduta del muro di Berlino ha assunto, invece, il ruolo di consigliere politico all’ambasciata americana di Varsavia dal 1990 al 1993.

A questo incarico ha fatto seguito quello al Consiglio di Sicurezza Nazionale dal 1993 al 1997, dove ha ricoperto il ruolo di direttore prima e di assistente speciale del Presidente e Direttore generale per l’Europa centrale e orientale. Nel suo servizio durante le varie amministrazioni, da Bush Senior, a George W., passando per Clinton e finendo alla prima amministrazione Obama, l’Ambasciatore Fried è stato attivo nella progettazione e nell’attuazione della politica tramite cui gli Stati Uniti hanno promosso la libertà e la sicurezza in Europa centrale e orientale, l’allargamento della Nato e la stabilizzazione dei rapporti Russia Nato.

Il testo integrale dell'intervista

Vorrei iniziare chiedendole qual è la status attuale, le sensazioni americane dopo la visita del nostro primo ministro Renzi in Russia? Ricordo che si sono state alcune tensioni ad un certo punto soprattutto da Washington, da cui arrivava un messaggio preoccupato per la visita. Quali sono le vostre reazioni ora?

L’Italia è stato un buon partner nel nostro sforzo combinato, americano e europeo, per rispondere all’aggressione della Russia contro l’Ucraina. Gli Stati Uniti hanno deciso fin dall’inizio di questa crisi di lavorare con l’Europa piuttosto che unilateralmente, con l’Unione Europea e con alcuni alleati chiave fra cui l’Italia. Sappiamo che questa è stata la decisione giusta e se dovessimo decidere di nuovo oggi, lo rifaremmo subito. Apprezziamo quello che l’Italia ha fatto e voglio sottolineare che abbiamo messo a punto le sanzioni con un forte input europeo, abbiamo ascoltato l’Italia in particolare e abbiamo tratto beneficio dai consigli italiani. E solo una decina di giorni fa il Consiglio Europeo ha preso una decisione forte, non quella di rinnovare formalmente le sanzioni, ma essenzialmente lo ha fatto sul piano politico. E’ stata una buona decisione, dimostra che l’Europa resta coerente e forte e l’Italia è stata parte di quella decisione. So che c’erano preoccupazioni per gli sforzi russi di contattare paesi europei che sembravano non essere del tutto convinti sulle sanzioni, in realtà l’Unione Europea e tutti i membri hanno agito in solidarietà e lo abbiamo apprezzato. E l’Italia resta uno dei nostri partners principali, ha aiutato a formalizzare questo consenso europeo, che rappresenta un forte segnale della nostra capacità e determinazione a respingere l’aggressione russa. E’ una cosa buona e lo voglio riconoscere con un entusiasmo.

C’erano preoccupazioni per la visita di Renzi a Mosca?

No, non ce n’erano. Ovviamente non ci piace quello che Putin ha fatto. Ha invaso un altro paese, un vicino, in Europa. Ha annesso dei territori, continua ad inviare armi, armi pesanti in Ucraina attraversando il confine. I russi mantengono la loro presenza militare e del loro personale militare all’interno dell’Ucraina. Lo stanno facendo anche adesso, dopo gli accordi di Minsk ed è importante mantenere la pressione elevata per fari si che l’accordo quadro per risolvere il problema sia rispettato. Detto questo penso che Mosca avrebbe desiderato che l’Italia potesse rompere con questo consenso ma quella non è stata la realtà e non abbiamo mai pensato che che ci potesse essere una rottura del consenso perche’ siamo stati in continuo contatto con l’Italia.

Ha letto l'articolo di Mearsheimer su Foreign Affairs che attribuisce all'Occidente la responsabilità delle azioni russe in Ucraina? Chi segue quel pensiero osserva che oggi l'Italia paga più di altri o che l'America paga meno di altri un prezzo per le sanzioni. Cosa risponde a Mearsheimer e all'accusa di iniquità?

Il Professor Mearsheimer è un teorico politico ma non sa molto della storia dell’Ucraina, questo è ovvio dalla sua mancata comprensione di quella parte del mondo e di tutto quello che è accaduto in Europa dopo il 1989. L’Ucraina è un paese sovrano. La Russia si è impegnata a rispettare l’integrità territoriale ucraina e il Memorandum di Budapest del 1994. Tutti i paesi europei con gli Stati Uniti erano d’accordo sul rispetto dell'ordine e di non cambiarlo con la forza, è stato l’atto finale di Helsinki. Tutto quel che abbiamo fatto fra il 1989 e il 1991 è stato per promuovere un’Europa che non avrebbe sofferto cambiamenti dei confini con la forza e con una popolazione libera di scegliere il proprio destino. Questi sono i principi alle fondamenta dell’Unione Europea e in modo piu’ ampio della pace europea dalla fine della Guerra Fredda. Questi principi sono sotto attacco dell’aggressione russa. Dovevamo rispondere. Se non volevamo rispondere militarmente, e c’erano buone ragioni per non farlo, dovevamo rispondere con qualcosa che non fosse un gesto simbolico. L’arma che abbiamo scelto è stata quella delle sanzioni. Le sanzioni possono essere efficaci. E abbiamo disegnato le sanzioni con l’Europa per evitare di danneggiare un singolo paese in modo sproporzionato e per essere certi che l’Europa fosse sotto meno pressione della Russia. L’obiettivo era quello di esercitare pressioni sulla Russia non sull’Europa. E le aziende americane hanno sofferto anche loro, appena qualche settimana fa una importante gruppo mi ha chiamato per lamentare la perdita di un affare da un miliardo di dollari. Piu' in generale, la commissione europea ha analizzato l’impatto delle sanzioni e ha giudicato che fosse equamente distribuito fra Europa e Stati Uniti. E gli americani non prenderanno decisioni sulle sanzioni senza consultare i paesi europei proprio per evitare che alcuni paesi siano colpiti troppo duramente. L’ultimo punto, la Russia non ha riformato la sua economia nel modo che avremmo sperato. E se la Russia dovesse chiudere con il percorso di aggressivo revisionismo all’estero e di statalismo e autoritarismo a casa, questa Russia davvero riformista sarebbe una Russia di gran lunga più prospera e una Russia più prospera sarebbe di grandissimo interesse per gli affari americani e europei. La Russia con cui ci confrontiamo oggi non è necessariamente la Russia di domani, e speriamo in una Russia migliore. Ora questo non fa parte della nostra politica e non è nostra responsabilità. La nostra politica ora è semplicemente quella di esercitare pressioni sulla Russia di modo che aderisca agli accordi di Minsk che ha sottoscritto e che la si smetta con questa aggressione russa contro un altro paese europeo.

Siamo sicuri che l’Ucrania stia rispettando la sua parte degli accordi di Minsk? L’accordo di Minsk prevede responsabilità di riforma per l’Ucraina, elezioni locali, autonomia regionale, riforme costituzionali etc. molti ritengono che il governo Poroshenko proceda con lentezza...

Non è vero. Gli ucraini hanno fatto quello che dovevano fare. Ieri Poroshenko ha dato il via libera a un referendum nelle zone orientali. Appena qualche settimana fa il Parlamento Ucraino ha approvato elezioni libere nelle zone separatiste, autonomia locale, lo hanno fatto con coraggio per essere conformi alle difficili richieste politiche imposte dagli accordi di Minsk questa e’ una buona notizia, significa che il governo ha la maggioranza per passare le leggi e applicarle. In realtà ora tocca ai separatisti fare il prossimo passo e consentire al processo di Minsk di andare avanti. Attenzione alla macchina della propaganda. Non so chi fa questo tipo di accuse ma se la gente si informa attraverso la RT (TV russa in lingua inglese ndr) questo è il cattivo risultato che otterranno, la RT è una stazione di propaganda e i fatti dimostrano il contrario

E le riforme costituzionali?

Sono parte dell’accordo e gli ucraini sono pronti a procedere nel rispetto di Minsk. Ecco perché quegli accordi sono così promettenti, chiedono qualcosa a entrambe le parti e concedono qualcosa a entrambe le parti. Il pacchetto prevede la restaurazione della sovranità ucraina, darà una grande autonomia di governo alle zone dell’Est e imporrà un ritiro delle forze armate illegali. Mi spiace dire che sono i russi a continuare a inviare armi pesanti in Ucraina in violazione di Minsk e il loro personale militare è ancora in Ucraina in violazione di Minsk e questo è un vero problema.

Ma non crede che il voto in Congresso, alla Camera, del 24 marzo, per inviare all’Ucraina armi letali, mandi un messaggio contraddittorio? Da una parte si chiede alla Russia di togliere le armi, dall’altra l'America dice di volerle mandare a Kiev.

Il fatto è che non abbiamo preso una decisione sull’invio di armi letali all’Ucraina. Su questo tema si dibatte. C’è ovviamente una profonda differenza fra la Russia che arma separatisti illegalmente, inviando armi attraverso un confine internazionale in violazione della sovranità del Paese e aiutare un governo legittimo eletto democraticamente a difendersi. Ma, come ho detto, non abbiamo preso quella decisione. Se le interessa la fornitura di armi, farà meglio a parlare coi russi, che mandano attraverso i confini artiglieria, mezzi corazzati e armi pesanti.

Ma perché creare anche solo un’apparenza che consente a Mosca di sfruttare a suo vantaggio la situazione. Come lei dice c’è molta propaganda e i russi potrebbero dire che voi stessi mandate le armi. Questo, in un contesto di cessate il fuoco molto fragile, non aiuta. A questo proposito, ammette che sono stati anche gli ucraini a violare il cessate il fuoco?

Diciamo questo, non c’è stata una decisione americana di inviare armi letali all’Ucraina. È un fatto che mentre noi non abbiamo fatto nulla, i russi continuano a inviare assistenza militare letale e armi pesanti ai separatisti. E dunque c’è uno squilibrio nei fatti. Il cessate il fuoco è imperfetto, ma ha certamente portato a una forte riduzione delle ostilita’ lungo la linea di contatto, cosa benvenuta.

È imperfetto per ambo le parti?

Le violazioni sono più da parte dei separatisti. Si questo non vi è alcun dubbio. Ma la cosa importante è andare avanti con gli elementi politici degli accordi di Minsk in modo da poterci muovere al di là del cessate il fuoco per cercare di risolvere il problema creato dall’attacco della Russia all’Ucraina. Alla radice di questo problema vi è la risposta russa, un’invasione in risposta al desiderio ucraino di muoversi in direzione dell’Europa. Questo è il nodo centrale: il tentativo russo di sottomettere l’Ucraina con la forza e l’intimidazione.

Un importante politico europeo, che resterà anonimo, mi ha detto che per lui la Russia è uno stato “canaglia” proprio per queste stesse ragioni. L’America ancora non ha ancora usato questa definizione, lei chiamerebbe la Russia uno stato “canaglia” per quello che ha fatto?

Per il momento lascio agli altri la scelta delle parole descrittive. Ma non c’è dubbio che la Russia ha aggredito l’Ucraina in violazione dei suoi stessi obblighi. Consideri che cosa hanno fatto gli ucraini all’inizio di questa crisi. Dimostravano a Piazza Maiden a Kiev, non avevano la bandiera americana o quella della Nato, avevano la bandiera dell’Unione Europea. Volevano riforme per il paese per potersi avvicinare all’Europa. Perché per loro l’Europa rispecchia un sistema di valori, di rispetto del diritto, della democrazia di riforme economiche e in ultima analisi di prosperità. Credevano nell’Europa e credono nell’Europa. Non dobbiamo perdere di vista il punto centrale di cui stiamo parlando. Del desiderio cioe’ dell’Ucraina di riformarsi, lentamente, con dolorosa fatica per raggiungere i livelli europei. E questo è qualcosa che dovremmo applaudire e appoggiare.

Ma questo è esattamente ciò che ha scatenato la reazione della Russia che pensa chiaramente con una mentalità da guerra fredda: noi siamo da una parte, voi dall’altra. Lei crede che sia davvero saggio incoraggiare l'Ucraina a far parte dell'Europa, mentre la Russia, che vuole avere un ruolo globale e ha le armi atomiche si sente circondata e ritiene che l'Occidente la stia accerchiando?

Beh, non ho mai capito il discorso sull’accerchiamento della Russia. So che molte persone lo condividono, ma io non vedo cosa possa significare. Quando un paese vuole riformare se stesso e diventare prospero, democratico, e pacifico, perché questo dovrebbe urtare gli interessi della Russia? La domanda da porsi piuttosto è cosa ci vuole per soddisfare la Russia? Mi sembra, che la risposta sia semplicemente questa: la Russia esige di poter avere una sfera di dominazione sui suoi vicini. Siamo davvero disposti a dire a 45 milioni di ucraini che non hanno alcuna voce sul loro destino? Che il loro futuro appartiene a Mosca? Che noi, come europei o americani siamo indifferenti a quello che vogliono? Per il bene di che cosa? Per placare i disegni russi che credono nella sottomissione dei loro vicini? Possibile che l'Italia, o chiunque abbia una coscienza decente, voglia costruire un futuro europeo nel ventunesimo secolo sulla base di sfere d'influenza basate sulla paura e sull'intimidazione? Vorrei credere che la storia del ventesimo secolo ci abbia insegnato qualcosa di diverso. Abbiamo chiuso la guerra fredda con alcuni principi: i paesi devono essere liberi di trovare la loro strada. Vogliamo abbandonare ora quei principi per le richieste in arrivo da una nazione aggressiva? Io non la penso così, e, fortunatamente, non quello che ha scelto l'Unione Europea. L'Unione Europea e tutti i 28 membri hanno scelto un’altra strada. Hanno scelto giustamente, coerentemente con i loro valori e con quelli comuni che condividiamo. Una cosa che apprezzo molto. Non vorrei vivere in un'Europa progettata da persone che cinicamente dispongono della vita di 45 milioni di ucraini e forse di altre decine di milioni, sulla base di sfere d'influenza imposte dalla paura.

Mi può dire il nome della compagnia che ha perso un miliardo di dollari?

No, non lo farò. Ci è stato detto in privato e posso solo dire che si tratta di una delle più grandi aziende americane

Che settore?

Non voglio rivelare nulla, perché questo potrebbe creare problemi alla società. Posso dirle che la nostra risposta alla società è stata che "Noi non vogliamo che voi, o qualsiasi altra società soffra per questa situazione. Siamo determinati a continuare la nostra politica per mettere pressione alla Russia perché l’invasione di un altro paese - che è ciò di cui stiamo parlando - è qualcosa contro cui dobbiamo schierarci con durezza.

Un’ultima cosa. Da quello che ho capito, gli Stati Uniti acquistano alcuni razzi dalla Russia di gran lunga più potenti di quelli che gli loro stessi hanno a disposizione o sono in grado di costruire. Questi razzi vengono utilizzati per lanciare satelliti. La Russia, da quello che mi ricordo, ha minacciato di bloccare la vendita di questi razzi. Qualcuno del Pentagono ha dichiarato che una cosa del genere avrebbe causato molti danni. Può confermarlo? Qual è la sua posizione al riguardo? Ci sono svantaggi? O c'è davvero un interesse ad aumentare le sanzioni oltre un certo livello, che poi provocherebbe anche danni strategici per gli Stati Uniti?

Non voglio parlare di casi particolari, ma dirò questo: ci sono sempre dei rischi di ritorsione, e i russi possono impegnarsi in una ritorsione asimmetrica. Se ci agitiamo e ci preoccupiamo per ogni scenario difficile che si apre davanti a noi, rischiamo la paralisi. E’ un lusso che non ci possiamo permettere. Gli americani e gli europei hanno preso alcune decisioni forti. Siamo impegnati su questa linea di condotta. Siamo seri. Vogliamo essere certi che il pacchetto di Minsk sia rispettato, e non stiamo semplicemente mettendo parole vuote dietro quell’accordo. Ci sono dei rischi, ma quelli per la Russia sono maggiori.

Che cosa mi dice della Crimea, perché non fa parte degli accordi di Minsk?

Ha perfettamente ragione e abbiamo pensato a questo, sia l'Unione Europea che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni alla Crimea dopo l'occupazione illegale dei russi e queste sanzioni sono potenzialmente separabili dalle altre sanzioni. Quindi è facile prevedere una situazione in cui, grazie a Minsk avremo una soluzione per l’Ucraina orientale con la rimozione della maggior parte delle nostre sanzioni. Ma quelle legate alla Crimea saranno probabilmente in vigore fino a quando continuera’ l’occupazione illegale. Dobbiamo essere pazienti e determinati. E penso che in generale tutti la pensiamo cosi’.

Quelle sanzioni, però, sono minori, meno incisive?

Beh, non sono meno incisive rispetto alla Crimea. Il fatto è che esercitano grande pressione sulla Crimea. Se questo ha l'effetto di privare la Russia di quel che considera un trofeo di guerra, va bene così.

Ci sono dati secondo cui gli Stati Uniti hanno avuto un aumento dell’interscambio con la Russia dopo le sanzioni, mentre la maggior parte dei paesi europei ha subito forti perdite. Ho visto diverse percentuali. Alcuni hanno parlato del 14% di aumento, altri oltre il 20%, altri lo 0,05%. Che ne pensa di coloro che dicono, statistiche alla mano, "Bene, noi europei stiamo tutti soffrendo per via di questa situazione, ma gli Stati Uniti stanno migliorando il loro interscambio con la Russia?”

L’ho sentito anch’io. È un falso. I dati dicono il contrario.

Se Minsk viene rispettato in pieno le sanzioni verranno eliminate. Questo accadrà in luglio, o dovremo aspettare una piena evoluzione della situazione fino alla fine dell'anno?

Beh, la decisione dello stesso Consiglio europeo ha indicato che Minsk, per come è strutturato non può essere concluso prima della fine dell'anno. E questo è dovuto in gran parte alla posizione russa. Volevano posticipare le disposizioni più importanti di Minsk, come il ripristino del confine internazionale tra la Russia e l'Ucraina, fino al 31 dicembre. Così, quando lo hanno fatto, hanno sostanzialmente sottoscritto una situazione in cui le sanzioni sarebbero rimaste. Minsk non può essere soddisfatto secondo termini sottoscritti fino alla fine dell'anno. Speriamo che, alla fine dell'anno, potremmo pensare alla rimozione delle sanzioni e non vedo l'ora che questo accada.

E nel mese di luglio ci sarà di nuovo un rinnovo delle sanzioni da parte europea?

È quel che mi aspetto. Vista la decisione del Consiglio europeo, mi sembra che si andrà in quella direzione.

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