Russiagate: anche il numero due del dipartimento di Giustizia potrebbe astenersi

E' un'ipotesi che circola e che riguarda Rod Rosenstein, preso di mira da un tweet di Trump. Una tale mossa seguirebbe quella del suo capo Jeff Sessions

Anche il numero due del dipartimento della Giustizia potrebbe dovere tirarsi fuori dal Russiagate. E' un'ipotesi presa in considerazione dal diretto interessato Rod Rosenstein, l'uomo che ha la parola finale sul procuratore speciale da lui scelto e che sta gestendo l'inchiesta sull'interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali Usa e sui possibili contatti tra la campagna Trump e funzionari russi.

Secondo fonti di Abc News, Rosenstein lo avrebbe detto privatamente ai suoi colleghi tra cui colei che eventualmente prenderebbe il suo posto alla guida del Russiagate: a Rachel Brand passerebbe il potere di decidere su risorse, personale ed eventuali accuse da lanciare. Evidentemente Rosenstein sa che potrebbe diventare un testimone, avendo firmato un memo in cui consigliava al presidente Donald Trump di licenziare James Comey, il direttore dell'Fbi silurato il 9 maggio scorso.

L'astensione di Rosenstein seguirebbe quella del suo capo Jeff Sessions, annunciata il due marzo scorso sulla scia delle polemiche: non aveva detto al Senato impegnato a confermare la sua nomina che aveva incontrato due volte l'ambasciatore russo negli Stati Uniti, Sergey Kislyak. Quegli incontri avvennero nel pieno della tesissima campagna elettorale contro la rivale democratica Hillary Clinton; all'epoca il senatore dell'Alabama era consigliere per la sicurezza nazionale della campagna del repubblicano Trump. 

L'ipotesi di astensione di Rosenstein dal Russiagate è il segno di come l'inchiesta si stia allargando visto che il procuratore speciale Robert Mueller - nominato il 16 maggio - sta cercando di capire se il presidente Donald Trump ha ostacolato il corso della giustizia quando chiese a Comey di chiudere un'indagine su Michael Flynn, il suo primo consigliere alla Sicurezza nazionale costretto a dimettersi dopo meno di un mese in quel ruolo per avere fuorviato l'amministrazione sulle sue conversazioni con Kislyak durante la campagna elettorale. Trump ha detto che non ha mai fatto una tale richiesta, riferita da Comey.

Stando a Abc News, Rosenstein non ha parlato con Mueller da quando gli ha affidato il Russiagate. Pare che non abbia ancora chiesto ai legali del dipartimento di Giustizia di capire se sia il caso di procedere con la sua astensione dall'inchiesta. Nella sua recente testimonianza alla commissione Intelligence del Senato, aveva promesso che la sua squadra avrebbe fatto "la cosa giusta" e difeso "l'integrità dell'indagine". Ma non aveva risposto a chi gli aveva chiesto se ci potrebbe essere un conflitto di interesse nel caso diventasse un testimone del Russiagate.

L'indiscrezione del canale tv americano è arrivata nel giorno in cui Trump ha ammesso: "Sono [stato messo] sotto indagine per aver licenziato il direttore dell'Fbi dall'uomo che mi ha detto di licenziare il direttore dll'Fbi (Rosenstein, ndr]! Caccia alle streghe". Non solo. E' arrivata dopo una nota diffusa dal vicesegretario alla Giustizia con cui metteva in guardia gli americani: siano "cauti prima di accettare come vere le notizie attribuite a 'funzionari' anonimi". Secondo lui, i concittadini dovrebbero essere "scettici" davanti a notizie anomine che il suo dipartimento è abituato a non confermare né negare.

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