Russiagate, Bannon si rifiuta di testimoniare alla Camera

L'ex stratega del presidente Trump 'guidato' dalla Casa Bianca, che non ha trovato un accordo con la commissione Intelligence sui temi da toccare durante l'interrogatorio
AP

L'ex stratega capo della Casa Bianca, Steve Bannon, non testimonierà oggi davanti alla commissione Intelligence della Camera statunitense, sfidando il mandato di comparizione spiccato lo scorso mese. Lo riportano le fonti del Guardian. La commissione vuole ascoltare Bannon nell'ambito dell'inchiesta sulle interferenze russe nelle presidenziali statunitensi e sulle possibili collusioni tra il Cremlino e lo staff dell'attuale presidente, Donald Trump, durante la campagna elettorale. La commissione non è rimasta soddisfatta dalla testimonianza rilasciata da Bannon lo scorso 16 gennaio.

Una persona vicina a Bannon, sentita dal Guardian, ha detto che non c'è stato accordo tra la commissione e la Casa Bianca sugli argomenti da trattare durante la testimonianza, sottolineando comunque la disponibilità dell'ex consigliere di Trump a incontrare, prima o poi, gli investigatori della Camera. Nel frattempo, ha detto la fonte, Bannon sarà ascoltato dal procuratore speciale, Robert Mueller, che indaga sulle interferenze russe; si tratta di un'altra indagine, indipendente da quella della commissione della Camera. Altre due fonti del Guardian hanno confermato che Bannon non si presenterà oggi a Capitol Hill; una di queste ha spiegato che la Casa Bianca non ha autorizzato Bannon a rispondere alle domande della commissione.

Gli avvocati della Casa Bianca hanno imposto a Bannon di non rispondere alle domande sul suo lavoro durante la transizione presidenziale e sui mesi al servizio della nuova amministrazione davanti alla commissione Intelligence della Camera, che lo ha interrogato il 16 gennaio a porte chiuse. Una decisione che ha creato tensioni tra la Casa Bianca e la commissione, insoddisfatta della testimonianza di Bannon, durata 11 ore, molte delle quali passate a discutere del 'privilegio esecutivo', quello a cui si sono appellati gli avvocati della Casa Bianca per impedire a Bannon di parlare dei mesi alla Casa Bianca.

L'ex stratega, per la Casa Bianca, deve rispondere solo alle domande sulla campagna elettorale, finché non avranno un accordo con la commissione. Commissione che, per una volta, ha mostrato uno spirito bipartisan nel criticare la mancata collaborazione: "Ci sono domande a cui non ha risposto" aveva detto il repubblicano Michael Conaway, che guida le indagini, aggiungendo che "otterremo quelle risposte da Bannon". Oggi, però, non otterranno nulla. Il cosiddetto 'privilegio esecutivo' non sarà invece usato per il colloquio tra Bannon e Mueller, visto che il procuratore fa parte del ramo esecutivo.

Nei prossimi giorni, Bannon sarà ascoltato da Mueller, con cui avrebbe raggiunto un accordo per evitare di testimoniare davanti al gran giurì istituito dal procuratore speciale. Risponderà, quindi, alle domande di Mueller, evitando il più formale contesto del gran giurì, che lo avrebbe anche obbligato a rispondere a tutte le domande. Il procuratore speciale, secondo la Cnn, avrebbe intenzione di interrogare Bannon sulle decisioni del presidente di licenziare il consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, e il direttore dell'Fbi, James Comey.

Bannon "intende cooperare totalmente con Mueller", ha detto una fonte di Axios vicina all'ex stratega del presidente Trump, nei giorni scorsi. Mueller ha spiccato il mandato dopo che sono state rese pubbliche le affermazioni di Bannon contenute in un libro da poco uscito, "Fire and Fury", incentrato sulla Casa Bianca nell'era Trump. Un libro in cui Bannon ha definito "sovversivo" e "antipatriottico" l'incontro con una delegazione russa alla Trump Tower, in piena campagna elettorale, a cui parteciparono il figlio del presidente, Don Jr., il genero Jared Kushner e il direttore della campagna Paul Manafort.

Inoltre, secondo le parole di Bannon contenute nel libro, le indagini sulle possibili collusioni tra il Cremlino e lo staff di Trump si concentreranno sul riciclaggio di denaro sporco. Le dichiarazioni hanno portato a una spaccatura insanabile tra Trump e Bannon, costretto a lasciare Breitbart, sito dell'ultradestra dove era tornato da pochi mesi e con cui aveva sostenuto la candidatura dell'attuale presidente.

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