Russiagate: bloccato il contro-memo. Trump: la colpa è dei democratici

No a sorpresa alla pubblicazione del documento con cui l'opposizione difende l'operato del dipartimento di Giustizia e dell'Fbi. Autori al lavoro per modificarlo

A sorpresa, Donald Trump ha detto no. Il memo con cui la minoranza democratica al Congresso vuole rispondere a un altro memo, quello da quattro pagine diffuso il 2 febbraio dai repubblicani, non va pubblicato. E per il presidente, la colpa è semplicemente dei suoi autori.

I documenti in questioni simboleggiano due schieramenti, non solo politici. Da un lato il Gop e il presidente Usa, convinti che l'Fbi e il dipartimento di Giustizia abbiano abusato della loro autorità sin dall'inizio dell'inchiesta volta a gettare luce sulla presunta interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali americane del 2016 e sulla potenziale collusione tra la campagna Trump e Mosca. Dall'altro i democratici (ma anche alcuni conservatori) che puntano a smontare quella tesi e evitare una "crisi istituzionale e costituzionale senza precedenti".

Lo stop imposto da Trump al memo di stampo democratico è stato giustificato con preoccupazioni per la sicurezza nazionale. Per questo, ha sostenuto l'inquilino della Casa Bianca, il memo è stato rispedito al mittente affinché siano fatte revisioni. 

"Sebbene il presidente sia incline a togliere il segreto al memorandum del 5 febbraio, siccome il memorandum contiene molti passaggi top secret e sensibili, non è nelle condizioni di farlo in questo momento", ha fatto sapere il legale della Casa Bianca, Donald McGahn. Nel comunciare la decisione dell'amministrazione alla commissione Intelligence della Camera - quella che aveva pubblicato il memo del Gop e che aveva votato per la difussione di quello democratico - McGahn ha spiegato che il dipartimento di Giustizia era pronto a lavorare con i membri democratici della commissione per modificare il memo visto "l'interesse pubblico alla trasparenza".

Di sabato mattina, Trump ha scritto il seguente Tweet: "I democratici hanno inviato un memo molto politicizzato e lungo che sapevano, per via delle fonti, dei metodi (e di molto altro), sarebbe stato pesantemente modificato. A quel punto [sapevano] che avrebbero accusato la Casa Bianca di mancanza di trasparenza. Ho detto loro di riscriverlo e di rispedirmelo nella forma adeguata".

I democratici che siedono nella commissione Intelligence del Senato hanno espresso frustrazione per la decisione di Trump ma si sono detti disposti a rivedere il documento per mettere fine alle preoccupazioni sollevate dall'amministrazione e dalle agenzie d'intelligence. 

Adam Schiff, il democratico numero uno nella commissione, ha risposto dicendo: "Rivedremo le modifiche proposte dalla Giustizia e dall'Fbi, che sono state condivise da loro con la Casa Bianca, e siamo impazienti di lavorare con le agenzie per determinare come informare in modo corretto il popolo americano sull'attacco fuorviante alle forze dell'ordine fatto dal Gop e come affrontare le preoccupazioni su fonti e metodi".

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Cinema, morto Verne Troyer, il "Mini me" di Austin Powers

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Gli Usa chiedono all'Fmi di fare di più, il mondo teme guerre commerciali

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World Bank

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Usa: monta la preoccupazione per la Belt and Road Initiative cinese

Washington chiede maggiore trasparenza sull'eccesso di debito concesso a nazioni a basso reddito. Sotto sotto teme la crescente influenza di Pechino in Africa ed Eurasia
Xi Jinping AP

Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno preso di mira la Cina, non solo sul fronte commerciale. Washington guarda con apparente preoccupazione alla "Belt and Road Initiative", l'iniziativa per lo sviluppo e le infrastrutture lanciata cinque anni fa, rivolta a una settantina di nazioni e pensata per fornire centinaia di miliardi di dollari di prestiti. La prima economia al mondo teme che la nazione asiatica e il suo presidente Xi Jinping vogliano ampliare la loro influenza nel mondo, specialmente in Africa e nell'Eurasia.

Crisi nordcoreana, per Trump "C’è ancora molta strada da fare"

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A distanza di poche ore dall’annuncio della Corea del Nord di mettere fine ai test nucleari, ai test con i missili intercontinentali e alla chiusura di alcuni siti per i test atomici, Donald Trump è intervenuto sostenendo che "c’è ancora molta strada da fare" per risolvere la crisi nordcoreana. Il presidente americano ha twittato spiegando agli americani che "noi non abbiamo ceduto su nulla" nei negoziati sul programma nucleare di Pyongyang.  

Nashville, uomo seminudo spara in un locale: 4 morti e due feriti

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Un uomo seminudo è entrato in un locale della catena Waffle House alla periferia di Nashville, in Tennessee, aprendo il fuoco sui presenti con un fucile d’assalto AR-15. Il bilancio è di 4 morti e due feriti. Il killer, ancora in fuga è stato identificato dalla polizia che ha lanciato un appello per individuarlo e catturarlo: si tratterebbe di Travis Reinking, 29enne di Morton, in Illinois.

Usa - Cina, prove di disgelo sul fronte commerciale

Il segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin ha detto che sta valutando un viaggio in Cina. Poco dopo la risposta di Pechino: “La parte cinese gli da’ il benvenuto”
©Ap

Piccoli segnali di disgelo tra Stati Uniti e Cina sul fronte commerciale. A fare un primo passo è stato il segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin, che ha parlato alla stampa durante gli Spring Meetings del Fondo monetario internazionale che stanno per concludersi a Washington. Mnuchin starebbe valutando un viaggio in Cina nell'ambito dello scontro fra Washington e Pechino sulle tariffe doganali, dicendosi poi "cautamente ottimista" su una possibile risoluzione delle tensioni commerciali con la seconda economia al mondo.

Padoan al prossimo governo: la strada delle riforme è quella giusta

Lagarde (Fmi): sfruttare la finestra ancora aperta, nuvole all'orizzone. Conteno (Eurogruppo): ottomista sull'Eurozona. Scholtz (finanze tedesche): contro gli euroscettici, avanti con riforme
AP

Da Washington, Pier Carlo Padoan ha rivendicato il lavoro fatto al ministero delle Finanze dal febbraio 2014 a oggi. E preparandosi a dire addio al suo incarico, ha lanciato un messaggio al prossimo governo (che fatica a prendere forma): "Non ci sono scorciatoie, la strada intrapresa [delle riforme] è quella giusta". Su questo è d'accordo il Fondo monetario internazionale, che ci chiede un piano "credibile e ambizioso" per portare avanti un consolidamento fiscale. Perché è vero che l'istituto guidato da Christine Lagarde ha rivisto leggermente al rialzo le stime di crescita dell'Italia. Ed è vero che il debito sta migliorando, ma resta alto mettendo l'Italia tra i Paesi che - come ha avvertito il d.g. del Fondo Christine Lagarde - "potrebbero essere colpiti di più se le condizioni di mercato", ora favoravoli, "cambiano".

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E' certamente un "notevole progresso", come ha detto Donald Trump. Ma per esserlo, l'annuncio arrivato ieri dalla Corea del Nord di un alt ai suoi test missilistici e nucleari deve essere genuino. Per scoprirle se lo sia, serve tempo e dunque un cauto ottimismo - quello consigliato dagli osservatori - sembra necessario.

Visco: avanti con la crescita, ma senza dimenticare i vincoli

Il governatore di Banca d'Italia "fiducioso" nel senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni. Spagnoli più ricchi degli italiani? Padoan usa una metafora calcistica: le rimonte sono possibili.

Washington - E' essenziale che la crescita in Italia non subisca una battuta d'arresto. E che non si dimentichino i vincoli "formali e sostanziali" che vanno rispettati in termini di conti pubblici. E' questo il messaggio lanciato dal governatore di Banca d'Italia al futuro governo del nostro Paese, che non potrà non tenere conto del debito pubblico. Da Washington, dove si sono conclusi i lavori primaverili del Fondo monetario internazionale, Ignazio Visco si è detto "fiducioso" che nella futura classe dirigente italiana "ci sarà un grande senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni". La speranza è che chiunque sarà al governo prenda atto dei vincoli che "non si possono dimenticare" e di un debito che resta alto, anche se il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan si aspetta che scenda maggiormente tra il 2018 e il 2020 passando al 123,9% dal 131,8% del 2017.