Russiagate, Cohen e Manafort rischiano il carcere. Trump: "Io scagionato"

L’ex avvocato del tycoon rischia 4 anni, mentre l’ex responsabile della campagna fino a 10

È stato Donald Trump a ordinare a Micheal Cohen, durante la campagna elettorale, i pagamenti illeciti alla pornostar Stormy Daniels e alla modella di Playboy Karen McDougal per scongiurare un possibile scandalo sessuale che avrebbe minacciato la sua corsa alla Casa Bianca. A sostenerlo sono i procuratori federali che hanno interrogato l’ex avvocato personale del tycoon. Cohen "ha agito in coordinamento e sotto la direzione" di un individuo che nelle carte non viene nominato ma che è chiaramente Trump, hanno dichiarato i procuratori che possono infliggere all'ex avvocato personale del presidente una pena fino a quattro anni di carcere.

Ma non è tutto. Come infatti riporta il New York Times, in un altro capitolo del Russiagate gli stessi inquirenti hanno dichiarato di avere le prove che una fonte russa offrì allo stesso Cohen una "sinergia governativa" tra Mosca e la campagna elettorale di Trump fin dal novembre 2015, e cioè ancora prima di quanto ritenuto fino ad oggi. Nonostante informazioni "utili e rilevanti", come sono quest’ultime, Cohen avrebbe però mentito sotto molti altri aspetti.

C’è poi il ramo dell’indagine condotta dal procuratore speciale Robert Muller, che riguarda Paul Manafort, ex responsabile della campagna elettorale di Trump, accusato di aver mentito sui contatti con esponenti della Casa Bianca e dell'amministrazione americana mentre collaborava con gli investigatori. Secondo questi ultimi Manafort, che rischia fino a 10 anni di carcere, ha mentito su almeno cinque grandi questioni tra cui quella relativa ai sui contatti con l'intelligence russa, fornendo informazioni false su Konstantin Kilimnik, il suo socio russo che stando a quanto ricostruito dal procuratore americano sarebbe legato all’unità dell’intelligence militare russa accusata di aver hackerato siti dei democratici.

Si tratta, come sottolinea il New York Times, di sviluppi che sembrano collegare sempre più Donald Trump ad una serie di reati commessi dai suoi più vicini collaboratori durante la corsa alla Casa Bianca. Una situazione che però non sembra preoccupare il presidente americano: "Scagiona totalmente il presidente, grazie", ha twittato in un primo momento Trump, in riferimento alla posizione espressa dai procuratori federali sul suo ex avvocato personale Michael Cohen. Altrettanto chiaro il post pubblicato sabato mattina sempre sul suo account Twitter: "Dopo due anni e milioni di pagine di documenti (e un costo di oltre 30.000.000 di dollari), nessuna collusione!". 

Sulla questione è intervenuta poi anche la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, che ha bollato questi ultimi sviluppi come rivelatori di "nulla di valore che non fosse già noto". "Cohen ha ripetutamente mentito - ha rimarcato la Sanders - e, come l'accusa ha fatto notare in tribunale, il signor Cohen non è un eroe".

Eppure, nonostante la serenità che Trump e i suoi cercano di far trasparire, Mueller continua a stringere lentamente la morsa attorno alla Casa Bianca. Una prospettiva che, come scrive Cnn, dovrebbe far preoccupare non solo il presidente ma chiunque faccia parte della sua cerchia ristretta.

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