Russiagate, Google avvia un'indagine interna per fare chiarezza

Il gigante tecnologico si prepara anche a testimoniare davanti alla commissione Intelligence del Senato
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Il Russiagate ha toccato anche Google che si sta muovendo su due fronti per cercare di capire se e come possa essere coinvolto. Come riportato dal Wall Street Journal, il gigante della Silicon Valley, controllato da Alphabet, sta conducendo da un lato un’indagine interna finalizzata a verificare se entità vicine al Cremlino hanno usato i suoi spazi pubblicitari o alcuni suoi servizi per manipolare le elezioni americane del 2016.

Dall’altro lato è invece in contatto con le commissioni del Congresso che indagano sul caso, come dichiarato da alcuni suoi dirigenti. Google, che come riporta invece il New York Times è stato invitato a testimoniare davanti alla commissione intelligence del Senato il 1 novembre si unisce cos" agli altri due colossi Facebook e Twitter che nelle scorse settimane sono stati passati al setaccio dagli investigatori americani il cui lavoro è cercare di capire come gli hacker russi hanno abusato delle loro piattaforme per influenzare il voto.

Come sottolineano diversi giornali americani, si tratta di un passo obbligato tanto da parte di Google quanto da parte degli investigatori americani, considerando che il motore di ricerca è l’unica compagnia che vende più spazi pubblicitari di Facebook e YouTube rappresenta il canale principale dove poter caricare video su internet.

Per quanto riguarda i due social coinvolti nelle indagini, è notizia di qualche giorno fa la scoperta di Twitter di circa 200 profili connessi con gli stessi conti russi che hanno comprato i 3000 spazi pubblicitari sul social di Mark Zuckerberg per un totale di 100mila dollari. Poco dopo la consegna alle autorità da parte di Twitter del dossier contenente tutte le informazioni raccolte, c’è stato il commento del senatore della Virginia, il democratico Mark Warner che presiede la commissione intelligence, che ha definito il lavoro di Twitter "inadeguato".

Recode, sito specializzato in notizie tecnologiche, ha invece raccontato un’episodio unico. Pare infatti che ci sia stata una collaborazione tra Menlo Park e Mountain View con i primi che hanno condiviso con i secondi alcuni importanti dettagli sui profili russi creati ad hoc sul social con lo scopo di influenzare gli umori degli elettori americani.

Secondo lo stesso sito americano però, l’indagine di Google andrà molto più a fondo di un semplice controllo incrociato con i dati di Facebook. Non è però chiaro quale direzione prenderà considerando la portata di informazioni che Google può aver acquisito in relazione alla sua grandezza. Ciò che è chiaro, come la stessa compagnia ha dichiarato nei giorni scorsi, è che "ci sarà una cooperazione con gli inquirenti" finalizzata a dare una mano alle indagini con "ogni tipo di informazione possibile".

C’è però un aspetto molto più importante da prendere in considerazione in tutta questa storia sul Russiagate o, più in generale, sull’utilizzo dei social e dei canali di informazione online per diffondere fake news e influenzare gli umori degli utenti. A metterlo in evidenza è Politco secondo cui le indagini sul ruolo della Russia nelle elezioni del 2016 stanno minacciando di mettere in pericolo il possesso del bene più prezioso per le aziende tecnologiche come Facebook, Twitter o Google: il funzionamento segreto delle loro piattaforme online o, in altre parole, il funzionamento dei loro algoritmi. I timori nascono dal fatto che condividendo informazioni circa l’utilizzo di questi ultimi (che in molti casi rappresentano la chiave delle loro fortune) rischierebbe di trasformarsi in una catastrofe dal punto di vista commerciale dando vantaggi ai rispettivi competitors. Uno scenario quest’ultimo che Zuckerberg &Co cercheranno in tutti i modi di evitare.

 

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