Russiagate: il rapporto di Mueller è finito, inizia la battaglia per pubblicarlo

Consegnato al segretario alla Giustizia il documento sull'indagine riguardante la potenziale collusione tra la campagna Trump e Mosca. I democratici: sia diffuso. Già scattata la prima causa legale affinché non resti top secret

Dopo 22 mesi, Robert Mueller ha completato il suo lavoro. Senza consigliare nuove incriminazioni. Il procuratore speciale nominato nel maggio 2017 per indagare sul cosiddetto Russiagate, ha consegnato il suo rapporto ancora top secret al segretario alla Giustizia, William Barr. Quest'ultimo ha scritto ai leader del Congresso dicendo che già nel corso del fine settimana potrebbe condividere con loro le conclusioni di un'inchiesta pensata per gettare luce sull'interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016 e sulla potenziale collusione tra la campagna di Donald Trump e Mosca. Il 45esimo presidente ha sempre tacciato l'inchiesta come una "caccia alle streghe" sostenendo che non c'è stata alcuna collusione tra lui e il Cremlino.

Secondo indiscrezioni di stampa, Trump era al telefono con la cancelliera tedesca Angela Merkel dal suo resort Mar-a-Lago in Florida, quando gli è giunta notizia della consegna del report a Barr. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, si è limitata a dire che nessuno al civico 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington è stato "informato sul documento" e che l'amministrazione non aspetta altro che l'iter proceda.

Mentre Mueller - un ex direttore dell'Fbi reclutato poco dopo il siluramento da parte di Trump di James Comey, il numero uno della polizia federale - si prepara a concludere il suo servizio nel giro di pochi giorni, la presidenza Trump sta per iniziare una nuova fase intensa. Quella in cui andrà in scena uno scontro tra chi (democratici in primis) vuole che il rapporto venga reso pubblico e chi (magari lo stesso Barr) vuole che resti top secret. I democratici che controllano la Camera hanno già avvertito sulla possibilità che Mueller venga chiamato a testimoniare al Congresso se il documento non verrà diffuso.

Non solo. Sulla base delle conclusioni di Mueller, i democratici valuteranno se ci sono gli elementi per avviare l'iter di impeachment del Commander in chief. Un tale scenario sembra improbabile. Prima di tutto perché servirebbero prove schiaccianti, senza le quali Trump potrebbe vantarsi di non avere fatto nulla di illecito. E poi perché lanciare un impeachment a due anni dalle prossime elezioni presidenziali potrebbe galvanizzare ancora di più la base elettorale che ha consentito a Trump di vincere a sorpresa nel 2016.

Anche se il lavoro di Mueller è finito, Trump resta oggetto di molte inchieste. Quella forse più importante è quella lanciata dai procuratori federali di New York che hanno acceso i fari sulla Trump Organization del presidente, sulla sua campagna elettorale e sul comitato che si è occupato dell'inaugurazione della sua presidenza.

Intanto è già scattata la prima causa legale che punta a rendere pubblico il rapporto di Mueller. A lanciarla è il gruppo no profit Electronic Privacy Information Center, che vuole fare leva sulla legge chiamata Freedom of Information Act, quella che tutela la libertà di informazione. "Il pubblico ha il diritto di sapere la portata dell'interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali Usa del 2016 e se il presidente americano ha avuto un ruolo in tale interferenza", si legge.

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