Russiagate, pubblico il dossier repubblicano che accusa gli investigatori

L'Fbi e il dipartimento di Giustizia avrebbero abusato del loro potere per sorvegliare un consigliere della campagna elettorale di Trump. Per i democratici, si tratta solo di un tentativo di screditare le indagini

Il mandato per spiare Carter Page, un consigliere della campagna elettorale di Donald Trump, sarebbe stato ottenuto dall'Fbi e successivamente rinnovato in base soprattutto alle accuse contenute nel controverso dossier stilato da Christopher Steele, un'ex spia britannica, pagato dai democratici. Questa è l'accusa principale contenuta nel dossier Nunes, un rapporto segreto stilato dal presidente della commissione Intelligence della Camera, il repubblicano Devin Nunes, appena reso pubblico su pressioni del partito repubblicano e con l'approvazione del presidente statunitense.

Si tratta di un dossier che dovrebbe, nelle intenzioni del partito repubblicano, dimostrare che l'Fbi e il dipartimento di Giustizia hanno abusato della loro autorità nell'ambito dell'inchiesta sulle interferenze russe nelle ultime elezioni e sulle possibili collusioni tra il Cremlino e lo staff di Trump. Per Trump e i repubblicani, insomma, si tratterebbe di un'inchiesta viziata sin dal principio da un pregiudizio contro il presidente e il Grand Old Party, tesa a favorire i democratici. L'Fbi si era fermamente opposto alla pubblicazione del dossier.

Secondo il dossier, i vertici del dipartimento di Giustizia e Fbi conoscevano "l'origine politica" del dossier di Steele, ma non la menzionarono nella richiesta al tribunale segreto per ottenere il mandato di sorveglianza durante la scorsa campagna elettorale. Per corroborare le notizie contenute nel dossier Steele, poi, l'Fbi e il dipartimento di Giustizia menzionarono un articolo pubblicato su Yahoo News, che in realtà, si legge nel rapporto Nunes, sarebbe ssolo il frutto delle rivelazioni fatte al giornalista dallo stesso Steele.

L'Fbi poi decise di interrompere la collaborazione con Steele, che restò però in contatto con il dipartimento di Giustizia. Nel rapporto di Nunes si legge che Steele ammise con Bruce Ohr, un altro funzionario della Giustizia, di voler a tutti i costi evitare la vittoria di Trump alle presidenziali.

"Molte persone dovrebbero vergognarsi" ha detto Trump, dopo aver declassificato il dossier Nunes, senza modifiche. Poche ore prima, Trump aveva preparato il terreno, scrivendo su Twitter: "I massimi dirigenti e gli investigatori dell'Fbi e il dipartimento di Giustizia hanno politicizzato il sacro processo investigativo in favore dei democratici e contro i repubblicani. Una cosa che sarebbe stata impensabile fino a poco tempo fa.

Trump non ha quindi ascoltato il parere dell'Fbi, che si era detto contrario alla pubblicazione del dossier. "L'Fbi ha avuto una possibilità limitata di analizzare questo rapporto il giorno prima del voto della commissione [Intelligence della Camera, avvenuto luned", ndr] a favore della sua pubblicazione" aveva comunicato il Bureau, con una nota. "Come detto nella nostra analisi iniziale, abbiamo serie preoccupazioni sulle omissioni materiali di fatti che hanno un impatto essenziale sull'accuratezza" del dossier. In precedenza, il direttore dell'Fbi, Christopher Wray, aveva espresso privatamente alla Casa Bianca la propria contrarietà alla pubblicazione del dossier.

Per i democratici, il dossier è solo un tentativo dei repubblicani di screditare le indagini federali sulle interferenze russe e i possibili legami tra il Cremlino e lo staff di Trump.

Il segretario americano alla Giustizia, Jeff Session, ha difeso il dipartimento di Giustizia. L'ex senatore dell'Alabama ha detto di nutrire "grande fiducia" nei dipendenti del dipartimento e si è detto "determinato a verificare pienamente e giustamente la verità".

Le sue dichiarazioni sono arrivate dopo la pubblicazione del memo. "Nessun dipartimento è perfetto", ha commentato Sessions, che si era schierato contro la pubblicazione del documento. Com'è noto, i rapporti tra Sessions e il presidente non sono sempre stati dei migliori. Scelto da Trump per guidare la Giustizia Usa, Sessions scelse di astenersi da qualsiasi inchiesta riguardante il Russiagate perché durante la sua audizione alla commissione Giustizia del Senato per la conferma della sua nomina, il senatore dell'Alabama non disse che durante la campagna 2016 aveva incontrato due volte l'ambasciatore russo in Usa Sergey Kislyak. Lo scorso luglio, in una intervista al New York Times, Trump disse che non lo avrebbe reclutato se avesse saputo che il ministro si sarebbe astenuto.

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