Russiagate, tutto quello che sappiamo sui rapporti con Mosca

Flynn, Comey e l'Fbi, i segreti di Israele sull'Isis. Trump rischia l'impeachment?

Potrebbe diventare uno dei più grandi scandali americani dal Watergate e portare Donald Trump verso la procedura di impeachment, proprio come Richard Nixon nel 1974. Ogni giorno si aggiungono nuovi dettagli nella lunga lista di contatti, errori, bugie e cambi di direzione nella questione dei rapporti tra il presidente americano e Mosca, il Russiagate. Ecco quello che sappiamo finora.

L'inizio Nell'estate del 2016 l'Fbi ha aperto una indagine sui rapporti tra alcuni membri della campagna elettorale di Donald Trump e l'intelligence russa, per capire se hanno influenzato l'andamento delle elezioni americane. L'ex direttore dell'Fbi ha confermato l'esistenza dell'inchiesta a marzo parlando davanti al Congresso. Tra le persone coinvolge ci sono l'ex consigliere di Trump, Carter Page, l'ex capo della campagna di Trump, Paul Manafort, e ancora l'ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, Michael T. Flynn. Ma figurano anche gli incontri tra l'ambasciatore russo in America, Sergey Kislyak, e l'attuale segretario alla Giustizia, Jeff Sessions, e il consigliere di Trump (e marito della figlia Ivanka) Jared Kushner.

Il caso Flynn Barack Obama in un incontro a dicembre con Trump aveva avvisato il futuro presidente sui rapporti di Flynn con il governo russo. Trump aveva deciso di nominarlo ugualmente a consigliere nazionale alla sicurezza. Tuttavia Flynn è stato obbligato alle dimissioni, il 14 febbraio scorso, dopo che ha mentito al vicepresidente Mike Pence sui suoi incontri con l'ambasciatore russo Kislyak. In questo momento continua a essere in corso una indagine.

Il licenziamento di Comey Ma la questione è peggiorata due settimane fa, il 9 maggio, quando a sorpresa Donald Trump ha licenziato il direttore dell'Fbi, James Comey. Ci sono state diverse versioni, la Casa Bianca si è più volte corretta e Trump ha sostenuto che essendo particolarmente impegnato non può controllare la precisione delle comunicazioni dei suoi portavoce. Trump ha ammesso di aver licenziato Comey per la questione russa, ma anche perché aveva perso credibilità all'interno dell'Fbi, notizia poi smentita dalla polizia federale. Inoltre Trump prima ha detto di aver licenziato Comey seguendo i consigli del dipartimento della Giustizia, poi ha detto di aver deciso prima e in autonomia.

La rivelazione di segreti alla Russia Nel frattempo un articolo del Washington Post di luned" sostiene che Donald Trump abbia rivelato segreti di intelligence nel corso dell'incontro con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. I segreti classificati fanno riferimento a informazioni fornite agli Stati Uniti da Israele sull'Isis. E potrebbero mettere in pericolo gli informatori infiltrati da Israele nell'Isis e allo stesso tempo rompere la fiducia all'interno della coalizione che combatte lo Stato islamico, soprattutto da parte dei Paesi europei.

La minaccia delle registrazioni Trump su Twitter ha inoltre minacciato Comey, sostenendo di avere delle registrazioni (non è chiaro se ci siano o meno) di una loro conversazione. Il presidente ha detto a Comey di stare attento a fare rivelazioni ai media visto che c'erano delle prove del loro colloquio. Il Congresso ha chiesto a Trump di consegnare queste registrazioni, sempre che esistano. Per ora non c'è stata alcuna risposta. 

Il memo di Comey Intanto il New York Times sostiene che in un memo Comey dice che Trump gli abbia chiesto di chiudere l'indagine su Flynn. "Mi auguro che tu la faccia andare", ha detto Trump a Comey, facendo riferimento all'inchiesta. La Casa Bianca ha negato, mentre alcuni repubblicani al Congresso hanno fatto sapere che se il memo fosse vero, potrebbero esserci gli estremi per la richiesta di impeachment. Ma un importante elemento da monitorare sono i movimenti delle prossime settimane: quanti consiglieri, collaboratori e politici repubblicani al Congresso continueranno o meno ad essere fedeli a Trump. Per ora un editoriale sul New York Times avvisa: tiratevi fuori prima che sia troppo tardi. 

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Gli Spring Meetings dell'istituto di Washington terminano come erano iniziati. La linea americana non cambia. Mnuchin: il Fondo alzi la voce per ridurre gli squilibri. Lagarde: avanti con il dialogo "pacifico"
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Washington - Il Fondo monetario internazionale voleva usare i suoi lavori primaverili per "unire le nazioni" e allentare le tensioni commerciali riaccese dal braccio di ferro tra Usa e Cina. I cosiddetti Spring Meetings dell'istituto guidato da Christine Lagarde sono invece finiti come erano iniziati. Il mondo continua a temere una guerra commerciale dalla quale - è la tesi - non emergerebbe nessun vincitore mentre gli Stati Uniti continuano a volere perseguire un commercio "libero, equo e reciproco". Dunque, non resta che trattare.

Cinema, morto Verne Troyer, il "Mini me" di Austin Powers

L’annuncio sul suo profilo Facebook. Aveva 49 anni. Per Mike Myers era "un faro di positività"

Verne Troyer, l’attore americano conosciuto soprattutto per aver interpretato il ruolo di "Mini-Me" nella serie Austin Powers è morto sabato a Los Angeles all’età di 49 anni. Troyer, alto solo 81 centimetri, era affetto da nanismo e aveva raggiunto il successo sul grande schermo grazie al ruolo del perfido clone "tascabile" del cattivissimo Dottor Male, prima in 'Austin Powers: La spia che ci provava' e poi nel sequel del 2002 'Austin Powers in Goldmember'.

Usa: monta la preoccupazione per la Belt and Road Initiative cinese

Washington chiede maggiore trasparenza sull'eccesso di debito concesso a nazioni a basso reddito. Sotto sotto teme la crescente influenza di Pechino in Africa ed Eurasia
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Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno preso di mira la Cina, non solo sul fronte commerciale. Washington guarda con apparente preoccupazione alla "Belt and Road Initiative", l'iniziativa per lo sviluppo e le infrastrutture lanciata cinque anni fa, rivolta a una settantina di nazioni e pensata per fornire centinaia di miliardi di dollari di prestiti. La prima economia al mondo teme che la nazione asiatica e il suo presidente Xi Jinping vogliano ampliare la loro influenza nel mondo, specialmente in Africa e nell'Eurasia.

Padoan al prossimo governo: la strada delle riforme è quella giusta

Lagarde (Fmi): sfruttare la finestra ancora aperta, nuvole all'orizzone. Conteno (Eurogruppo): ottomista sull'Eurozona. Scholtz (finanze tedesche): contro gli euroscettici, avanti con riforme
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Da Washington, Pier Carlo Padoan ha rivendicato il lavoro fatto al ministero delle Finanze dal febbraio 2014 a oggi. E preparandosi a dire addio al suo incarico, ha lanciato un messaggio al prossimo governo (che fatica a prendere forma): "Non ci sono scorciatoie, la strada intrapresa [delle riforme] è quella giusta". Su questo è d'accordo il Fondo monetario internazionale, che ci chiede un piano "credibile e ambizioso" per portare avanti un consolidamento fiscale. Perché è vero che l'istituto guidato da Christine Lagarde ha rivisto leggermente al rialzo le stime di crescita dell'Italia. Ed è vero che il debito sta migliorando, ma resta alto mettendo l'Italia tra i Paesi che - come ha avvertito il d.g. del Fondo Christine Lagarde - "potrebbero essere colpiti di più se le condizioni di mercato", ora favoravoli, "cambiano".

L'alt nucleare della Nordcorea

Kim vuole lanciare la versione nordcoreana della glasnost sovietica di Mikhail Gorbachev?

E' certamente un "notevole progresso", come ha detto Donald Trump. Ma per esserlo, l'annuncio arrivato ieri dalla Corea del Nord di un alt ai suoi test missilistici e nucleari deve essere genuino. Per scoprirle se lo sia, serve tempo e dunque un cauto ottimismo - quello consigliato dagli osservatori - sembra necessario.

Visco: avanti con la crescita, ma senza dimenticare i vincoli

Il governatore di Banca d'Italia "fiducioso" nel senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni. Spagnoli più ricchi degli italiani? Padoan usa una metafora calcistica: le rimonte sono possibili.

Washington - E' essenziale che la crescita in Italia non subisca una battuta d'arresto. E che non si dimentichino i vincoli "formali e sostanziali" che vanno rispettati in termini di conti pubblici. E' questo il messaggio lanciato dal governatore di Banca d'Italia al futuro governo del nostro Paese, che non potrà non tenere conto del debito pubblico. Da Washington, dove si sono conclusi i lavori primaverili del Fondo monetario internazionale, Ignazio Visco si è detto "fiducioso" che nella futura classe dirigente italiana "ci sarà un grande senso di responsabilità nell'indirizzare la politica economica dei prossimi anni". La speranza è che chiunque sarà al governo prenda atto dei vincoli che "non si possono dimenticare" e di un debito che resta alto, anche se il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan si aspetta che scenda maggiormente tra il 2018 e il 2020 passando al 123,9% dal 131,8% del 2017.

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Wall Street, attenzione rivolta agli Spring Meetings dell'Fmi

Tra i dati in programma oggi, le richieste dei sussidi di disoccupazione
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Il Comitato nazionale democratico li accusa di aver cospirato contro Clinton alle elezioni presidenziali dello scorso anno
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Il partito democratico statunitense ha deciso di fare causa alla Russia, allo staff elettorale di Donald Trump e a WikiLeaks, che avrebbero cospirato contro Hillary Clinton alle elezioni presidenziali statunitensi del 2016.