Sarà John Kelly il prossimo a lasciare l'amministrazione Trump?

Mai nella storia americana ci sono stati così tanti cambiamenti nel governo di un presidente. L'ultimo è quello del direttore dell'EPA Scott Pruitt dopo una serie infinita di scandali
AP

Tutti parlano di John Kelly, il capo dello staff della Casa Bianca, che da tempo si trova sulla lista dei funzionari pronti a lasciare il governo di Donald Trump. Il presidente nel primo anno e mezzo ha cacciato i suoi collaboratori a un ritmo che non si era mai visto prima. E adesso dopo mesi di pulizia potrebbe essere arrivato il momento di Kelly, chiamato da Trump nell'estate del 2017 per riportare ordine nella Casa Bianca.

La settimana scorsa se ne è andato Scott Pruitt, il segretario dell'EPA, travolto da scandali da mesi. Prima di lui avevano lasciato le due colombe dell'amministrazione. Rex Tillerson, il segretario di Stato americano licenziato e rimpiazzato da Mike Pompeo.  Gary Cohn, capo dei consiglieri economici del presidente, stufo delle prese di posizione protezionistiche e anti-mercato di Trump.

Molti media hanno accusato il presidente americano di usare al governo lo stesso stile di un reality show come The Apprentice, che ha condotto per anni, con colpi di scena e cambiamenti improvvisi. Di seguito la lista, aggiornata, delle persone messe alla porta.


Tutti gli altri caduti.

Scott Pruitt ha annunciato le sue dimissioni dopo mesi di scandali per il suo comportamento poco trasparente all'interno dell'agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti. Donald Trump ha accettato le sue dimissioni confermando su Twitter la scelta di Pruitt. "Nell'agenzia Scott ha fatto un ottimo lavoro e gliene sarò sempre grato". Il Senato ha confermato il vice direttore dell'EPA, Andrew Wheeler, da luned" prenderà la guida dell'agenzia. Wheeler prima di entrare all'EPA era un lobbista dell'industria del carbone.

Pruitt era stato travolto da diversi scandali per la gestione del denaro all'interno dell'agenzia. Ha per esempio chiesto a una funzionaria di lungo corso piaceri personali, anche fuori dagli orari di lavoro e senza alcun rimborso: la donna doveva aiutarlo a cercare un appartamento, andare a una partita di football americano, riuscire a comprare un materasso usati in un Trump International Hotel.

Rex Tillerson Ha passato la sua carriera a ExxonMobil, colosso petrolifero, per il quale è stato ambasciatore davanti a tutti i governi, dal mondo arabo, alla Russi, dove ha avuto rapporti diretti con Vladimir Putin. Si è spesso scontrato con Trump su temi centrali della politica estera del presidente, in particolare sull'accordo con l'Iran, che Trump vorrebbe smantellare. Il suo licenziamento, nell'aria da almeno questo autunno, è arrivato improvviso, con un tweet del presidente questa mattina. Tillerson lascerà formalmente il 31 marzo.

Gary Cohn Anche nel caso di Cohn l'addio è arrivato per le visioni totalmente opposte. Cohn, ex Goldman Sachs e entusiasta sostenitore del libero mercato, si è spesso scontrato con Trump, che invece sta impostando le sue politiche sulla chiusura. A far dimettere Cohn è stata la decisione di imporre dazi del 25% sull'acciaio e del 10% sull'alluminio. L'ex executive Goldman aveva già pensato di lasciare l'estate scorsa dopo che Trump aveva condannato solo in parte le violenze dei suprematisti bianchi. Cohn non ha ancora comunicato la data della sua uscita.

Hope Hicks Hicks era partita da zero, seguendo la campagna di Trump sin dall'inizio come esperta di comunicazione, per diventare il responsabile all'interno della Casa Bianca. Ha 29 anni e si è dimessa alla fine di febbraio dopo aver testimoniato sul Russiagate davanti al Congresso, rifiutandosi di rispondere ad alcune domande ed ammettendo di aver mentito sui rapporti tra la campagna elettorale di Trump e il governo russo. Non è ancora chiaro quando lascerà in modo effettivo.

Steven Bannon Dall'agosto del 2016 aveva preso la guida della campagna elettorale di Trump. Bannon, ex capo del giornale di destra Breitbart, è uscito oggi dalla Casa Bianca dopo che nelle ultime settimane le tensioni e gli scontri interni erano diventati sempre più evidenti. Bannon rappresenta l'ala intransigente di destra nazionalista e populista con cui Trump era riuscito ad andare al governo. Bannon ha lasciato il 18 agosto 2017 e da poco ha iniziato un tour europeo per cercare di creare una internazionale del populismo sovranista.

Anthony Scaramucci Il finanziere newyorchese detiene il record: dieci giorni alla guida della comunicazione della Casa Bianca, prima del suo licenziamento voluto da Trump su consiglio del nuovo capo di gabinetto, John Kelly. A squalificare Scaramucci è stato lo scontro mediatico con un altro ex, Reince Priebus, che Scaramucci, in un’intervista da linguaggio molto colorito carpitagli dal New Yorker, ha definito “un f…. paranoico” e ha accusato di essere il colpevole delle fughe di notizie che affliggono l’amministrazione. Scaramucci è uscito di scena il 31 luglio del 2017.

Reince Priebus L’ex capo di gabinetto della Casa Bianca ha lasciato il suo posto il 28 luglio 2017, dopo sei mesi alla guida (o forse più al servizio) del team di Trump. Priebus – che è stato sostituito da Kelly – è stato uno dei pochi veterani del Grand old party ad entrare nell'amministrazione: prima dell’incarico era a capo del partito repubblicano. Tuttavia non è riuscito a imporsi, lasciando forse troppo spazio a figure di rilievo come la figlia di Trump, Ivanka, e suo marito, Jared Kushner, entrambi consiglieri del presidente. La sua cacciata coincide anche con il fallimento della riforma sanitaria al Senato. – Sean Spicer Il portavoce di Donald Trump ha deciso di lasciare il suo incarico il 21 luglio, questa volta decidendo liberamente, a causa dell’arrivo di Anthony Scaramucci alla Casa Bianca. Aveva lasciato senza parole i giornalisti esordendo il giorno dopo l’inaugurazione di Trump con una descrizione della “folla più grande mai vista a un insediamento, punto, sia di persona sia nel globo”. In tutto il suo incarico è durato sei mesi, nei quali le sue imitazioni hanno conquistato i principali programmi televisivi comici americani.

James Comey L’ex direttore dell’Fbi è durato tre anni e otto mesi nella sua posizione, ma solo quattro mesi sotto l’amministrazione Trump. Il presidente ha deciso di licenziarlo il 9 maggio 2017, ufficialmente per aver gestito male l’indagine sulle mail rubate da un gruppo di hacker a Hillary Clinton. In realtà Trump subito dopo si è contraddetto, rivelando che la vera causa è stata l’indagine sui rapporti tra l’intelligence russa e la campagna elettorale di Trump. Comey infatti non avrebbe ceduto alle richieste di Trump di chiudere l’indagine.

Michael Flynn Il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn è stato costretto a lasciare il suo incarico il 14 febbraio 2017, dopo 23 giorni. La decisione ha anche questa volta a che fare con il Russiagate. Flynn infatti ha avuto alcuni colloqui con l’ambasciatore russo in Usa, Sergei Kislyak, ma ha negato (mentendo anche al vicepresidente Usa, Mike Pence) di averlo incontrato.

Sally Yates Sally Yates è stata alla guida del dipartimento della Giustizia nel periodo di transizione, prima che venisse nominato e confermato Jeff Sessions. Yates, nominata come vice al dipartimento da Barack Obama, è stata cacciata il 31 gennaio 2017 dopo che ha espresso il suo parere contrario al bando degli ingressi dai Paesi musulmani voluto da Trump. Yates aveva anche avvertito la Casa Bianca delle menzogne di Flynn sui suoi incontri con i russi. Il suo incarico è durato 10 giorni.

Preet Bharara Il procuratore generale di New York, Preet Bharara, è stato licenziato l’11 marzo 2017 dopo sette anni e sette mesi nella sua posizione, solo due dei quali sotto Trump. Secondo l’amministrazione la scelta è stata fatta senza alcun secondo fine, per rinnovare una serie di posizioni, in tutto 46 negli Stati Uniti. Il partito democratico e alcuni media Usa, tra cui ProPublica, sostengono che Trump abbia cacciato Bharara perché stava lavorando a una indagine sul denaro che Trump avrebbe ricevuto dall’estero.

Paul Manafort È stato il capo della campagna elettorale di Trump fino al 19 agosto 2016, quando è stato cacciato lasciando il posto a Steve Bannon, attuale consigliere del presidente americano. Manafort è riuscito a mantenere il suo ruolo per tre mesi. La decisione di cacciarlo non è mai stata spiegata formalmente. In realtà il consulente avrebbe ricevuto denaro di nascosto per rappresentare gli interessi della Russia in Ucraina e negli Stati Uniti.

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