Scandalo Weinstein: i media hanno insabbiato?

E' l'insinuazione di una ex giornalista del NY Times che nel 2004 stava indagando su Fabrizio Lombardo, ex numero uno di Miramax in Italia. Asia Argento "delusa" da reazioni nel nostro Paese

Le polemiche sul potente produttore Harvey Weinstein, accusato da più parti di molestie sessuali, hanno finito per travolgere anche i media. Hanno o no insabbiato storie che avrebbero potuto incastrarlo molto prima di un'inchiesta del New York Times pubblicata giovedì 5 ottobre? A sollevare la questione è una ex giornalista del quotidiano newyorchese, Sharon Waxman, convinta che il cosiddetto "Gray Lady" nel lontano 2004 abbia ceduto alle pressioni di Weinstein scegliendo di non pubblicare una storia sul suo conto; lei ha detto che stava inseguendo voci riguardati un dipendente della Weinstein Company in Italia (Fabrizio Lombardo, ex numero uno di Miramax nel nostro Paese) e secondo le quali era lui a reclutare donne per il magnate di Hollywood. Anche Nbc News è stata travolta da una simile accusa da parte di un team di suoi reporter. Sia il New York Times sia la controllata di Comcast hanno smentito.

Nel primo caso è stato Jonathan Landman, in passato parte degli alti ranghi del NY Times, ha rispondere duramente a Waxman, che lasciò il quotidiano nel 2007 e che due anni dopo fondò il sito The Wrap. "Sharon ha avuto più di un decennio per portare avanti la sua storia. Se aveva prove schiaccianti contro Weinstein nel 2004, perché non è stata capace o non ha voluto pubblicare qualcosa su The Wrap, di cui era responsabile? Forse perché non aveva prove allora né ora?".

Waxman aveva detto di avere viaggiato tra Roma e Londra; aveva sentito che Lombardo non aveva alcuna esperienza cinematografica e che il suo principale compito era appunto quello di "prendersi cura delle esigenze di Weinstein con le donne". E' sempre lei ad avere detto che gli attori Matt Damon e Russell Crowe la chiamarono "per dire che conoscevano quell'uomo, che avevano trascorso tempo con lui in Italia e che sembrava un bravo ragazzo". Travolto dal polverone, Damon ha negato di avere contribuito a insabbiare la storia. Lui si è limitato a 'difendere' il manager italiano su richiesta del produttore Usa senza sapere però cos'altro la storia della giornalista contenesse. "Se mi sono trovato a un evento in cui Harvey stava facendo quel tipo di cose [molestie] e io non le ho viste, allora sono profondamente pentito perché le avrei fermate".

Dal canto suo Nbc News si è difesa: "La storia incredibile che abbiamo letto [sul NY Times della settimana scorsa] non è quella che avevamo davanti mesi fa", ha spiegato Noah Oppenheim ai dipendenti del gruppo media rispondendo alle accuse del giornalista Ronan Farrow. "L'idea che abbiamo tentato di coprire una persona potente è profondamente offensivo per tutti".

Intanto è Asia Argento, una delle vittime del produttore insieme a Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie, a sentirsi offesa. Su Twitter ha scritto: "Ho denunciato uno stupro e per questo vengo considerata una troia #inItalia". Ancora prima aveva aggiunto: "Solo in Italia vengo considerata colpevole del mio stupro perché non ne parlai quando avevo 21 anni ed ero terrorizzata. Sono delusa, triste". Dalla sua l'attrice italiana ha almeno Hillary Clinton e l'ex first family Obama. La prima si è detta "scioccata" dalle rivelazioni sul produttore. Barack e Michelle si sono detti "disgustati" da colui che aveva finanziato le attività politiche dell'ex segretario di Stato e del 44esimo presidente Usa.

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