La campagna elettorale per la Casa Bianca si giocherà per larga parte sulle questioni economiche. Il rilancio di una crescita debole (+1,8% nel terzo trimestre, meno del 2% atteso dagli analisti) e le strategie per abbassare un tasso di disoccupazione ancora molto alto nonostante il calo all’8,6% di dicembre saranno i temi dominanti, insieme alle proposte per ridimensionare il debito americano. Queste le posizioni dei candidati sulle tematiche economiche:
Barack Obama
Il presidente in carica ha iniziato il suo primo mandato estendendo il piano anticrisi dell’era Bush (Tarp, 700 miliardi di dollari) e varando un pacchetto di stimoli da 787 miliardi di dollari per creare posti di lavoro. A marzo 2010 ha varato la legge riforma della sanità in modo da coprire 32 milioni di americani attualmente senza assicurazione sanitaria (dovrebbe costare 940 miliardi in dieci anni e ridurre il deficit di 143 miliardi nello stesso periodo). A luglio 2010 ha ratificato il Dodd-Frank Act, la legge di riforma della finanza e a settembre 2011 ha introdotto l’American Jobs Act, una legge da 447 miliardi a sostegno del mercato del lavoro. Durante la campagna elettorale batterà su questi tasti per convincere gli americani che la sua strategia è quella giusta per rilanciare il Paese.
Newt Gingrich
Ha proposto una significativa revisione del funzionamento del Governo federale, attraverso l’applicazione di nuovi tagli fiscali, la riforma dei programmi federali di previdenza sociale (Medicare, per gli anziani, e Medicaid, per i meno abbienti), l’eliminazione di alcune agenzie federali (tra cui la Environmental Protection Agency, quella per la protezione ambientale) e la riscrittura di alcune leggi che riguardano il libero mercato. Per ridurre il carico fiscale propone di rendere permanenti i tagli temporanei varati durante la presidenza Bush, di eliminare la tassazione dei guadagni in conto capitale, di abbassare le tasse applicate alle aziende dal 35 al 12,5% e di applicare agli individui una flat tax del 15%.
Mitt Romney
All’inizio di settembre ha presentato un programma economico in 59 punti che include la riduzione delle tasse applicate alle aziende dal 35 al 25%, il taglio della spesa federale (per esempio, riduzione del 5% delle spese discrezionali non collegate alla sicurezza nazionale), l’eliminazione di alcune restrizioni al libero mercato e la limitazione del potere dei sindacati dei lavoratori. Ha inoltre delineato una serie di azioni che porterebbe avanti presentando cinque proposte di legge al Congresso per sostenere la crescita economica e creare posti di lavoro. Propone inoltre di cercare nuove risorse energetiche (concedendo subito nuovi permessi per le trivellazioni) e di abrogare alcune parti della legge di riforma della sanità varata da Barack Obama.
Ron Paul
Si autodefinisce un libertario e ha più volte chiesto un governo più agile e snello e tasse basse. A ottobre 2011 ha presentato un piano economico focalizzato soprattutto sulla riduzione del deficit federale, riportando il Paese in attivo entro il 2015: punta a tagliare il disavanzo di 1.000 miliardi di dollari entro il suo primo mandato, eliminando i dipartimento all’Energia, all’Istruzione, al Commercio, al Territorio e allo Sviluppo urbano e riducendo i fondi a tutti gli altri dipartimenti (compreso quello della Difesa) e agenzie, tra cui la Food and Drug Administration (quella che supervede sul mercato alimentare e farmaceutico) e la Environmnetal Protection Agency. E’ favorevole all’abolizione della tassa sul reddito, sull’eredità e i guadagni in conto capital e alla riduzione della tassa applicata alle aziende dal 35 al 15%.
Gli altri
Sono favorevoli alla riduzione delle tasse, in particolare quelle alle aziende. Sulle singole questioni, Michele Bachmann, deputata del Minnesota, ha presentato un piano in undici punti per rilanciare il mercato del lavoro, l’ex ambasciatore in Cina Jon Huntsman propone un piano per sostenere l’economia attraverso il potenziamento del comparto manifatturiero, il governatore del Texas Rick Perry propone l’eliminazione di una serie di tasse (per esempio quella sulla pensione o sui dividendi), mentre l’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum propone un massiccio taglio della spesa federale e la riduzione dei poteri della Federal Reserve.














