Scontro tra Bezos e tabloid accusato di ricattarlo, analisti non temono per Amazon

Per gli esperti, quel che conta sono i fondamentali del gruppo. Gli inquirenti federali indagano sull'editore vicino a Trump. Il caso del National Enquirer ricorda il defunto Gawker
AP

Interessi finanziari, editoriali e magari politici si intrecciano nel caso che vede scontrarsi l'uomo più ricco al mondo (Jeff Bezos) e l'editore (American Media, guidata da David Pecker) del più grande tabloid degli Stati Uniti che del presidente americano Donald Trump è un amico stretto. E quel caso ne fa ricordare un altro, quello dell'ormai defunto sito Gawker, che pubblicò un video in cui l'ex wrestler Hulk Hogan faceva sesso con la moglie.

Tutto ruota attorno alle accuse rese pubbliche ieri da Bezos, il fondatore e Ceo di Amazon oltre che proprietario del Washington Post. Sorprendendo tutti, il miliardario ha scritto un post accusando il tabloid "National Enquirer" di ricatto ed estorsione. Il Ceo pronto a divorziare amichevolmente dalla moglie MacKenzie e già impegnato in un'altra relazione con Lauren Sanchez, ha voluto dimostrare la sua tesi pubblicando le email con cui American Media lo ha minacciato di diffondere sms e immagini osé scambiate tra lui e la nuova fidanzata.

Il gruppo editoriale oggi si è difeso sostenendo di avere agito legalmente e "in buona fede" per trovare una soluzione sul caso e dicendo di avere aperto un'inchiesta interna. Nel frattempo anche gli inquirenti federali stanno analizzando le azioni di American Media. Il rischio è che salti un accordo tra l'azienda e la Giustizia Usa siglato lo scorso anno: Pecker aveva collaborato nell'ambito del Russiagate evitando così evitato un'incriminazione per il ruolo avuto nel comprare il silenzio di due donne che altrimenti avrebbero potuto compromettere l'elezione di Trump nel 2016.

Mentre i risvolti legali prendono forma, anche il giornalista Ronan Farrow (l'autore dello scoop sulle molestie sessuali perpetrate dall'ex produttore Harvey Weinstein) ha scritto su Twitter di essere stato minacciato dallo stesso tabloid.

Gli analisti su Amazon: quel che conta sono i fondamentali
Nel frattempo gli investitori si domandano quale impatto potrebbe avere il caso su Amazon. Bezos - che del gruppo è il principale azionista con una quota del 16% - nel suo post ha cercato di anticipare e calmare ogni preoccupazione.

Il top manager ha spiegato di avere arruolato l'investigatore Gavin de Becker per capire come il National Enquirer ha ottenuto le foto spinte (secondo un giornalista del Washington Post, un "ente governativo" le ha fornite). A de Becker "ho chiesto di proteggere il mio tempo dal momento che ho altre cose su cui preferisco lavorare", ha scritto Bezos. C'è tuttavia chi teme che una escalation del caso possa comunque distrarre il Ceo, a capo anche della società spaziale Blue Origin.

Altri, come Ron Josey, analista di JMP Securities, sostengono invece che quel che conta sono i fondamentali del gruppo e non quello che gli executive fanno: "Sarei sorpreso se la faccenda avesse un impatto negativo su Amazon. E' un tale gigante con tante attività. Il modo in cui la leadership è organizzata relativamente alle attività retail, AWC (cloud, ndr), logistica e pubblicità" garantisce secondo l'analista il funzionamento del gruppo.

Anche Anthony DiClemente, analista di Evercore ISI, esclude che i fondamentali di Amazon vengano colpiti. Certo. "Dal punto di vista delle relazioni pubbliche, non è ideale. Ma quando si guarda ai fondamentali, è difficile pensare che il caso avrà un impatto negativo".

Dal canto suo Tom Forte, analista di DA Davidson, crede che Bezos "sia il tipo di persona capace di navigare attraverso i problemi".

Somiglianze con il caso Gawker
Oltre a interrogarsi sulle sorti di Amazon, reduce da un quarto trimestre del 2018 con utili record, gli osservatori si domandano se ad American Media toccherà lo stesso destino di Gawker. Come l'editore del National Enquirer, nel nome della libertà di stampa anche il sito aveva sostenuto che c'era un interesse pubblico nel diffondere materiale compromettente sul lottatore Hogan (la cui difesa fu finanziata dal miliardario Peter Thiel, pronto a punire il sito per avere rivelato nel 2007 che era gay). Alla fine Gawker perse il caso e finì in bancarotta.

Tra Gawker e American Media sembra esserci una somiglianza. La battaglia su chi ha diritto a pubblicare qualcosa ne nasconde un'altra di diverso tipo. E quella riguardante il National Enquirer cmagari chiama in causa un Trump che ha ripetutamente (e pubblicamente) criticato Amazon, il suo Ceo e un Washington Post che ha fatto il suo debutto domenica scorsa al Super Bowl con uno spot che richiama il suo logo "Democracy Dies in Darkness". Il video da 60 secondi ha come narratore Tom Hanks, l'attore protagonista del film “The Post” di Steven Spielberg, dedicato alla decisione del giornale di pubblicare i Pentagon Papers. La Casa Bianca di allora ne era contraria ma, in una decisione storica, la Corte Suprema diede ragione al giornale.

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