E se anche Trump, da candidato, avesse incontrato russi a New York?

E' l'insinuazione fatta dall'ex stratega del presidente nonché direttore della fase finale della sua campagna in un libro. Casa Bianca e avvocatessa russa smentiscono

Nel pieno della campagna elettorale dello scorso, anche Donald Trump e non solo il suo staff potrebbe avere incontrato alla Trump Tower dei russi pronti a fornire informazioni compromettenti su Hillary Clinton, la sfidande democratica dell'allora candidato repubblicano nella corsa verso la Casa Bianca. E' quanto sembra avere insinuato Steve Bannon, l'ex stratega di ultra destra di Trump dal tre gennaio 2018 ufficialmente scomunicato dal miliardario di New York diventato leader Usa.

La Casa Bianca ha subito smentito ma il contenuto esplosivo di un libro di Michael Wolff - i cui dettagli sono emersi per la prima volta grazie al Guardian, che ne ha ottenuto per primo una copia - è destinato ad alimentare ulteriormente lo scontro tra un Trump "disgustato" e "furioso" e Bannon.

A Michael Wolff, l'autore de “Fire and Fury: Inside the Trump White House” (presto nelle librerie con l'editore Henry Holt), Bannon avrebbe detto che Donald Trump Jr (il figlio dell'attuale presidente Usa), Paul J. Manafort (l'ex direttore della campagna elettorale di Trump) e il suo genero Jared Kushner sono stati "sovversivi" e "antipatriottici" per avere incontrato dei russi alla Trump Tower nel giugno 2016.

"I tre ragazzi senior nella campagna hanno pensato che fosse una buona idea incontrare un governo straniero nella Trump Tower nella conference room al 25esimo piano senza avvocati", Bannon avrebbe detto nel libro, di cui anche Nbc News ha ottenuto una copia. "Anche se si pensava che quell'incontro non fosse sovversivo o antipatriottico...si doveva subito chiamare l'Fbi", ha continuato Bannon nel libro insinuando che il gruppo di russi fu portato a incontrare lo stesso Trump (cosa da quest'ultimo sempre negata). "Le probabilità che Don Jr non abbia accompagnato questi jumos su all'ufficio del padre al 26esimo piano sono pari a zero".

Sentita da Nbc News, la legale russa Natalia Veselnitskaya ha detto che né lei né i suoi concittadini hanno visto o incontrato Trump. "Non è assolutamente vero", ha dichiarato.

Intanto echeggia ancora l'attacco di Trump al suo ex stragega, silurato lo scorso agosto dopo i primi sette mesi difficili della presidenza Trump. Il suo addio, seguito da un ritorno al sito di ultra destra Breibart News, si verificò esattamente un anno dopo il suo arrivo alla guida della campagna elettorare del magnate del mattone. "Quando è stato licenziato, oltre il lavoro ha perso anche la testa", ha tuonato l'inquilino della Casa Bianca dicendo che Bannon "ha avuto poco a che fare con la nostra vittoria storica".

I rapporti tra i due - già incrinati dopo l'amara sconfitta alle elezioni speciali in Alabama del repubblicano Roy Moore, che Trump finì di appoggiare su suggerimento di Bannon - sono definitivamente interrotti. Quelli usati da Trump sono stati toni ben diversi da quelli dell'estate scorsa, quando dopo le violenze a Charlottesville dovute a suprematisti bianchi defin" Bannon, "un mio amico", un "buon uomo" che "non è razzista" e che era diventato target di una copertura mediatica "ingiusta". Intanto il suo autore ha ricevuto, nel bene o nel male, la pubblicità sperata: il suo libro è in testa nella classifica di Amazon (dove si possono fare pre-ordini in vista dell'uscita il 9 gennaio).

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