Shutdown e Russia, sempre più americani bocciano Trump

Sondaggio di Politico: il 57% disapprova il suo operato (record)
White House /Shealah Craighead

Il tasso di disapprovazione per l'operato del presidente statunitense, Donald Trump, ha raggiunto un nuovo record, a causa dello shutdown più lungo nella storia del Paese e delle preoccupazioni per i rapporti con l'omologo russo Vladimir Putin. Questo il risultato dell'ultimo sondaggio di Politico/Morning Consult, secondo cui il 57% degli elettori disapprova il lavoro di Trump, mentre il 40% lo approva.

Inoltre, il 54% dei votanti incolpa Trump e i repubblicani per lo shutdown del governo, ovvero la parziale paralisi delle attività, scattato il 22 dicembre per il mancato accordo con i democratici su una legge di spesa; per lo shutdown, che sta lasciando circa 800.000 dipendenti pubblici senza stipendio, solo il 35% dà la colpa ai democratici.

Il vicepresidente di Morning Consult, Tyler Sinclair, ha detto che "nel sondaggio di questa settimana quasi la metà degli elettori (il 49%) ha dichiarato che il presidente è responsabile dello shutdown, in rialzo di 6 punti rispetto all'inizio della paralisi". Il 43% ha poi detto di essere a favore della costruzione di un muro al confine con il Messico, per cui Trump vuole oltre 5 miliardi di dollari; solo il 7% ha dichiarato di essere disposto ad approvare i fondi per le nuove barriere, se fosse l'unico modo per far finire lo shutdown.

Per quanto riguarda le indagini del procuratore speciale Robert Mueller sulle ingerenze russe nelle scorse elezioni presidenziali e sui possibili legami tra lo staff di Trump e Mosca, il 57% ha detto che è probabile che la Russia abbia "informazioni compromettenti" su Trump, contro il 31% che non pensa che lo sia. Il sondaggio è stato condotto su 1.996 elettori e il margine di errore è del 2 per cento.

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Trump: emergenza nazionale per costruire il muro, verso batteglie legali

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Anche Donald Trump, come altri presidenti americani prima di lui, ha firmato una dichiarazione di emergenza nazionale. Per il 45esimo Commander in Chief, c'è una crisi al confine tra Stati Uniti e Messico dove serve - è la sua tesi - costruire un muro per fermare una "invasione di droghe, criminali e gang". Peccato che con una tale mossa, il 45esimo Commander in chief non solo abbia agito in un contesto decisamente diverso da quello dei suoi predecessori; Trump ha anche spianato la strada a una serie di battaglie politiche e legali su una "crisi" non dimostrata dai dati. Non a caso, parlando alla stampa dal Rose Garden, il leader Usa ha attaccato un paio di giornalisti critici. A Jim Acosta, a cui in passato aveva negato accesso alla Casa Bianca, ha detto di fare "domande false" per una emittente "fake", la Cnn. A un altro reporter che aveva osato chiedergli che dati utilizza per dire che c'è una crisi al confine meridionale, Trump ha ordinato di sedersi e starsene zitto.

Scelta da Trump per diventare ambasciatrice Onu, Nauert si ritira

La portavoce del dipartimento di Stato, ex conduttrice di Fox News, lascia l'amministrazione dopo due anni. Pompeo: decisione "personale". Lei: è "nell'interesse della mia famiglia". Sarebbe stata messa sotto torchio al Senato per la conferma
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La portavoce del dipartimento di Stato nominata a dicembre da Donald Trump per diventare ambasciatrice alle Nazioni Unite, si è ritirata. E dopo due anni, ha lasciato l'amministrazione Usa. Ironia della sorte vuole che a fermare l'ascesa di Heather Nauert al Palazzo di vetro, almeno secondo Bloomberg, sia stato un passo falso commesso in passato: ha arruolato una baby sitter straniera che viveva legalmente negli Stati Uniti ma che non era autorizzata a lavorare. Nell'America del 45esimo presidente americano, in cui la retorica contro gli immigrati è usata per giustificare la costruzione del muro tra Usa e Messico, quella di Nauert è una pecca che politicamente avrebbe creato non poco imbarazzo all'amministrazione Trump. Anche se va detto che Trump ha assunto migranti privi di permesso di soggiorno nei suoi vari campi da golf.

Trump attacca Maduro e corteggia il voto latinoamericano

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