Silicon Valley, l'ossessione dei genitori contro smartphone e tablet

Dove si plasma il futuro, il ritorno al passato: i bambini devono essere tenuti lontano da qualsiasi schermo. Il racconto delle tate
Ap

È ormai diventata un'ossessione, tra i genitori della Silicon Valley: tenere smartphone, tablet, computer, ovvero qualsiasi tipo di schermo, lontano dai loro bambini. Anche pochi minuti al giorno possono diventare una dipendenza e per questo è meglio che un bambino non tocchi e non veda mai questi dispositivi. I genitori, d'altra parte, sanno bene di cosa parlano.

È quasi impossibile, per gli adulti del ventunesimo secolo, lavorare e stare in casa senza guardare il telefono. Per questo, per rispettare molti ideali e aspirazioni, è più facile assumere qualcuno che lo faccia al posto loro. E qui entrano in gioco le tate.

Il New York Times ha dedicato un articolo al mondo delle babysitter tornate a vivere nel ventesimo secolo, proprio nell'area dove viene plasmato il futuro. "Di solito, devo portare i bambini al parco, introdurli al mondo delle carte" ha detto Jordin Altmann, 24 anni, babysitter di San Jose. "I giochi da tavolo sono fortissimi".

"Quasi tutti i genitori per cui lavoro sono molto decisi sul fatto che i loro figli non debbano avere esperienze tecnologiche. Negli ultimi due anni, è diventata una questione molto importante" ha aggiunto Altmann. Da Cupertino a San Francisco, c'è un consenso sempre più ampio sulla necessità di tenere i figli lontano da qualsiasi schermo. Alcuni di loro fanno firmare dei contratti con cui le babysitter si impegnano a non usare dispositivi digitali, secondo quanto raccontato da un'agenzia di collocamento.

La questione sta ormai ossessionando molte persone della Silicon Valley. Nei forum di genitori, per esempio, si pubblicano foto di babysitter che usano gli smartphone vicino a dei bambini, trasformando spazi teoricamente dedicati al confronto e ai consigli in tribunali del popolo. Il Main Street Mamas di San Francisco, dove interagiscono migliaia di membri, ha recentemente vietato la pubblicazione di foto. "Ci sono famiglie che si appostano nei parchi, pubblicano le foto e poi chiedono alle altre: 'È la tua tata? Sta chattando al telefono'" ha raccontato Syma Latif, che dirige Bay Area Sitters, che gestisce circa 200 babysitter. Nessuno, in realtà, può dire se quella persona sia un genitore o no; il giudizio sulle persone, però, cambia in base al ruolo. "C'è questa idea che le mamme possano stare al telefono, perché si tratta del loro bambino" ha aggiunto Latif.

Anita Castro, una babysitter di 51 anni che lavora nella Silicon Valley da 12 anni, ha raccontato che una sua collega, poche settimane prima, aveva lasciato il lavoro dopo aver scoperto che la mamma del bambino di cui si occupava la seguiva nel parco. "Le ha detto: 'Beh, penso che lei non abbia bisogno di una tata'".

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